Esseri antropomorfi

2book20
 

“O Oysters”, said the Carpenter,

“You’ve had a pleasant run!

Shall we be trotting home again?”

But answer came there none -

And this was scarcely odd, because

They’d eaten every one.

Così finisce The Walrus and the Carpenter, una poesia contenuta in Through the Looking-Glass (Alice oltre lo specchio, 1871), seguito di Alice nel paese delle Meraviglie di Lewis Carroll (nome d’arte di Charles Dodgson). Molti, leggendola, ebbero alcuni sussulti: il tricheco (walrus) e il carpentiere, camminando su una spiaggia, trovano delle piccole ostriche e fingendo di fare amicizia con loro (tutti i personaggi possono infatti parlare) li divorano a tradimento.

Lewis Carroll

Lewis Carroll

 Carroll di certo sapeva come commuovere strategicamente (meglio detto, dato il suo campo di studi, matematicamente) il suo pubblico, ed il discorso è inserito nel rapporto con la morte di cui i libri di Alice sono pieni di riferimenti. Ciò che è interessante, ad ogni modo, è il valore sentimentale che leghiamo alle ostriche della poesia, definite young (giovani, quasi degli infanti); se il lettore piange per loro, per questa piccola tragedia, è anche dato dal gioco di antropomorfismo che trasforma esseri viventi in rappresentazioni umane.

Reginald Southey and Skeletons (foto di Lewis carroll)

Reginald Southey and Skeletons (foto di Lewis carroll)

Il cambio darwinista, ossia la caduta della vecchia distinzione tra specie (la distinzione rimarrà, ma dovrà essere rivalutata) e l’ammissione di un legame biologico, si introduce in un discorso già presente nell’essere umano: il rapporto che un padrone ha per il suo cane, infatti, è spesso di ordine sentimentale, ed inoltre, a seconda del tipo di animale che si consideri, lo si definirà come parte della nostra società (ad esempio il gatto) oppure esterno (l’orso). Anche la sua scelta nell’ambito della compagnia dipende da fattori di affinità: non solo il tipo ma anche il colore, la taglia e soprattutto il carattere, un tratto quindi non esclusivamente umano. Un dubbio rimane tuttavia: se è l’uomo ad analizzare l’animale, fino a che punto i suoi risultati possono dirsi non viziati dal fatto stesso di essere un uomo, di essere un prodotto culturale diverso dall’animale che analizza? Consideriamo gli animali veramente come esseri a sé stanti, o li guardiamo antropomorfizzandoli inconsciamente?

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Etica e Bioetica – Valerio Pocar

Martedì 2 Luglio, ore 18.00 – Filmstudio90 (Varese)