Scienza e Lingua – Parte I

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Gli eschimesi possiedono una vasta gamma di vocaboli per esprimere le variazioni del colore della neve; normalmente, davanti a tale affermazione si risponde sottolineando come in realtA� quei vocaboli non siano nulla di intraducibile. Da un punto di vista di linguistica, la faccenda A? alquanto ovvia e per nulla caotica: se gli eschimesi usano una parola unica (agglutinata), la traduzione nelle altre lingue del mondo sarA� ad esempio a�?neve dal colore bianco scuroa�?. Esiste ad ogni modo una complicazione di non poco conto legata al concetto di significato profondo, contestuale, culturale.

Eschimesi a pranzo

Eschimesi a pranzo

Il rapporto di un eschimese con la neve (e con il suo colore) non A? di certo quello che puA? avere un abitante delle zone subalpine: vivere a contatto con un determinato elemento tutti i giorni A? ben diverso dal rapportarsene solo in alcuni momenti dell’anno. Per meglio esprimere il concetto di quella specifica variazione del colore bianco dovremmo quindi dire a�?neve dal colore bianco scuro che indica una sua sedimentazione da tot giorni e un grado di pericolositA� pari a xa�?. Ovviamente ciA? non basta, poichA� dovremmo anche dare indicazioni che permettano di capire perchA� per quella societA� (per quella cultura) le gradazioni di un colore specifico siano cosA� importanti.

Problemi linguistici di questo tipo sono riscontrabili anche nella vita di tutti i giorni. Luoghi comuni a parte, le donne hanno normalmente una capacitA� di (ed una facilitA� nel) classificare i colori leggermente maggiore di quella degli uomini: il maschio umano dice blu, la femmina umana dice pervinca. In forma piA? ridotta, la lingua italiana distingue facilmente tra azzurro e blu, cosa invece non presente in inglese (blue), in spagnolo (azul) o in tedesco (blau); un esempio classico dei libri di linguistica sono i a�?caschi blua�? dell’ONU, caschi che ad qualsiasi italiano appaiono azzurri.

Tavola dei colori

Tavola dei colori

A prima vista tutto questo discorso puA? apparire interessante ma poco proficuo. Una volta che la scienza ci spieghi che il rapporto delle donne con le sfumature di colore potrebbe dipendere da fattori genetici evolutivi legati alla raccolta della frutta nelle ere preistoriche, o una volta che studi culturali ci spieghino il perchA� determinate societA� hanno sviluppato vocaboli specifici solo per alcuni fattori esterni (la neve degli eschimesi), sembra difficile trarre conclusioni che non siano portatrici di cambi radicali. In realtA� il discorso A? piA? complesso, come spiegA? Benjamin Lee Whorf.

Parte II