Scienza, Etica e Verità – parte I

Frankenstein (Boris Karloff in The Bride of Frankenstein)
 

Quando una giovanissima Mary Shelley pubblicò uno dei più famosi romanzi del gotico inglese, Frankenstein (1818), aggiunse come sottotitolo The Modern Prometheus (Il Prometeo Moderno); nell’immaginario comune “Frankenstein” è diventato il nome del mostro (il quale rimane in realtà anonimo), cambiando così il valore originale del libro e scardinando il rapporto Prometeo-scienziato. Filologicamente, il titano del mito greco rimane una metafora fondamentale della figura dello scienziato: Prometeo è un essere divino che sfida l’ordine stabilito dagli dei per portare il fuoco (altra metafora, in questo caso del progresso e della conoscenza) agli uomini, ed in conseguenza di ciò viene relegato alla punizione di essere martoriato in eterno da un’aquila (nel ciclo di Ercole, quest’ultimo lo libera per ripagarlo del dono fatto all’umanità).

Prometeo

Prometeo

Il concetto del fuoco, all’interno del mito, rimane fortemente ambiguo: se da una parte, come si è detto, è sinonimo di conoscenza, dall’altra è anche portatore di distruzione. L’idea stessa di progresso, fortemente legata alla scienza (quasi in forma di sinonimi), mostra bene come ci rapportiamo culturalmente a questo tema: il progresso è un bene (medicina) e un male (armi batteriologiche) allo stesso tempo, forse sintomo di una schizofrenia che ci vede spesso incapaci di scegliere tra il mito del buon selvaggio (l’uomo che rifiuta il progresso, concetto legato al filosofo Rosseau) e la nostra insita necessità di sapere e creare. Se lo scienziato è Prometeo, il titano è quindi anche colui che non accetta di essere passivo davanti alla realtà, ma sente il bisogno di leggerla, capirla e, se possibile, di utilizzarla per i suoi fini.

Mary Shelley

Mary Shelley

Per sua natura, senza entrare in disquisizioni sottili, la scienza si prefigge una lettura obiettiva e corretta del mondo; la scienza è perciò una disciplina dove l’etica e la morale non sembrano dover trovare spazio. D’altro canto, nella maggior parte dei casi la scienza produce risultati che si immettono di forza nella società, ossia in quella sfera dove l’etica e la morale sono alcuni dei temi più importanti; lo scienziato stesso, pur rifacendosi ad una disciplina teoricamente scevra da questioni etiche, è un essere umano e quindi legato a tali questioni. Una sintesi positiva è quella che previene qualsiasi crisi stabilendo che l’etica deve funzionare da “guardiana” della scienza; una sintesi negativa invece sovverte quest’ordine, con il rischio che lo scienziato si tramuti in un essere affamato di conoscenza, un essere che non riconosciamo più come umano.

Parte II

Parte III