Etica e Sperimentazione

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Giovedì 11 luglio, all’interno degli eventi dell’Estate Scientifica, Valerio Pocar ha spiegato al pubblico come le scoperte scientifiche legate all’evoluzione (in special modo l’evoluzione darwinista) abbiano portato ad un cambiamento radicale nei confronti dell’etica. Tra i vari punti toccati dal professor Pocar nel dibattito finale, ha suscitato un profondo interesse la questione del rapporto culturale uomo-animale: una volta che la distinzione di specie separate a priori attraverso un atto di creazione cade davanti ai dati scientifici, è infatti necessaria una nuova valutazione.

La presa di posizione etica di Pocar è di certo tutt’altro che superficiale: al di là dei legami genetici più o meno forti, la tesi del professore riguarda il diritto da parte dell’uomo di recare danno volontario ad altri esseri viventi in grado di patire dolore, danno che può arrivare anche a provocarne la morte. Non si tratta di “incidenti naturali”, situazioni in cui la nostra responsabilità viene annullata come può essere lo schiacciare una lumaca camminando su un prato o investire per sbaglio un gatto: azioni non premeditate, azioni fortuite, non rientrano in questa problematica.

Valerio Pocar

Valerio Pocar

Un risultato basilare è la condanna di qualsiasi forma di tortura che nasca da un puro piacere sadico: martoriare un animale per il solo gusto di farlo, oltre ad essere un tema da trattare attraverso la psicologia, è di certo un’azione che tutti, bene o male, rifiutiamo. Nel caso della sperimentazione animale i problemi invece si complicano e si districano paradossalmente allo stesso tempo: se da una parte ad oggi ci troviamo nella necessità scientifica di utilizzare delle cavie, dall’altra la questione sollevata da Pocar rimane aperta.

Senza sperimentazione non potremmo arrivare a risultati determinanti nel campo della medicina, risultati che aiutano non solo l’uomo ma anche gli animali stessi (veterinaria). Le cavie tuttavia non hanno possibilità di scelta: o si presuppone che tale possibilità venga loro negata di natura per non avere facoltà logiche tali da permettere loro una scelta (al contrario degli esseri umani) e quindi risulta un problema fittizio, oppure ci si basa sul presupposto di “istinto/stato naturale” per cui si afferma che l’animale di sua natura non è fatto per funzionare da “cavia da esperimento” (si scavalca il dilemma del libero arbitrio sottomettendolo all’ordine della natura).

Manifestanti pro-sperimentazione

Manifestanti pro-sperimentazione

Come ben si evince, il problema etico rimane aperto a forti dibattiti, a volte guastati da sentimenti per nulla moderati da entrambe le parti. Ciò che tuttavia risalta da questo discorso e che spesso viene tralasciato è che, ad ogni modo, le posizioni di chi è favorevole alla sperimentazione e di chi ne è contrario sono unite in una considerazione profonda: se un giorno potessimo fare a meno di utilizzare cavie animali, la sperimentazione stessa, così com’è adesso, non avrebbe certo più ragione di esistere. Per arrivare a tale risultato possiamo solo rifarci alla scienza, la stessa che ad oggi si trova nella necessità di usare cavie animali.