Commento: etica, sperimentazione ed evoluzione

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[commento di M. Sabbadini, Presidente dell'Associazione]

Nei giorni scorsi abbiamo avuto l’opportunitA� di proporre al pubblico varesino un’eccezionale conferenza del Professor Valerio Pocar sull’etica in prospettiva Darwiniana di cui presto pubblicheremo una sintesi video.

Valerio Pocar

Valerio Pocar

Tra i molti temi sui quali si sviluppa la complessa riflessione sulla bioetica applicata alle scienze c’A?, ovviamente, il tema sensibile della sperimentazione su cavie viventi, al quale abbiamo dedicato un ulteriore approfondimento realizzando via email un’intervista all’Associazione Pro – TestA� promotrice, fra l’altro, della giornata di mobilitazione nazionale per la libertA� di ricerca scientifica delle scorso giugno alla quale anche noi abbiamo dato pubblicitA� e di cui abbiamo condiviso le finalitA�.

Al lettore attento, pur nella necessaria parzialitA� di sintesi affidate a brevi articoli, non sarA� certamente sfuggita una serie di elementi contraddittori tra le descrizioni delle diverse posizioni: Pro – Test ha sottolineato l’essenzialitA� della sperimentazione per una serie di processi scientifici e di ricerca fondamentali; la riflessione invece sull’etica darwiniana ha portato con sA� un messaggio molto forte e molto chiaro: la scienza non ci consente piA? di affermare che l’uomo sia un oggetto con qualche preminenza nell’universo, gli animali sono nostri pari. Un’affermazione che pone un problema piuttosto difficile da eludere rispetto al tema degli esperimenti su cavie viventi.

Posto in questi termini, peraltro, il conflitto sembra porsi come un drammatico disaccordo tra etica e scienza, destinato ovviamente a risolversi a favore della scienza dal momento che nessuno di noi desidererebbe porre la propria speranza di vita, i destini del progresso scientifico al di sotto della vita, tutto sommato comunque breve, di animali che probabilmente spesso non sarebbero nemmeno nati se non fossero stati allevati per la sperimentazione. Tanto piA? che nessuna persona dotata di buonsenso potrebbe attribuire al ricercatore che sperimenta su una cavia tendenze sadiche o chissA� quali altre motivazioni diverse dalla ricerca.

Ma siamo certi che le cose stiano cosA�? A�Naturalmente la manifestazione del 9 giugno trovava le sue ragioni nella difesa del sacrosanto principio della libertA� di ricerca scientifica, un valore fondamentale in ogni democrazia e una premessa essenziale allo sviluppo tecnico e all’euristica scientifica. Questo perA? non deve indurre l’illusione che la scienza stia fuori dal mondo morale, che in suo nome si possano autorizzare eccezioni a principi altrimenti accettati.

L’Impresa scientifica A? affidata a uomini e donne che, come tutti, hanno i loro specifici campi di competenza e hanno, parimenti, i propri limiti. Il dibattito pubblico, il confronto con i processi legislativi degli stati e degli enti sovranazionali, le analisi nell’ambito dell’etica e della bioetica non sono astrazioni inutili per filosofi, sono parte integrante del processo per il quale l’Impresa Scientifica costituisce parte (integrante e fondamentale) della cultura di un’epoca, la nostra, che dalle scienze e dalla tecnologia dipende piA? di qualunque altra in passato.

Detto ciA? il problema etico posto dalla sperimentazione animale potrebbe essere piA? semplice di quanto non appaia in un primo momento: se la sperimentazione A? necessaria alla sopravvivenza della nostra specie un banale principio di autodifesa ci potrebbe indurre a ritenerla moralmente accettabile, semplicemente appellandosi al principio della scelta di un male minore.

Ma, anche posto questo principio, come giustificare la sperimentazione per ricerche, a essere gentili, non essenziali? Le normative attualmente in vigore nei paesi industrializzati prevedono l’obbligo di test sugli animali per qualunque prodotto destinato ad uso umano: ha veramente senso che si provochi l’overdose di una cavia per testare un rossetto o un fard composti, oltretutto, da molecole ben note il cui comportamento e i cui effetti sono facilmente calcolabili dalle precedenti esperienze? ha senso giustificare tali attivitA� per la verifica di prodotti come i cosmetici o alcuni additivi alimentari la cui finalitA� di realizzazione A? puramente commerciale? Vale la pena qui specificare che non A? certo la comunitA� scientifica ad essere responsabile di un simile paradosso previsto piuttosto da legislazioni sensibili ad altri tipi di interesse.

Inoltre non mancano le voci dissonanti nel mondo scientifico, punti di vista che sostengono come la sperimentazione possa essere sostituita da altri modelli di ricerca (ci limitiamo qui a segnalare, per quanto imperfetta, la sintesi che fa Wikipedia del dibattito).

Quindi? Quindi ancora una volta la tematica A? assai piA? complessa di quanto potesse apparire ad un primo sguardo ma, senza la pretesa di dare giudizi definitivi, possiamo individuare alcuni principi generali che dovrebbero avere un ruolo nella definizione di queste difficoltA�: 1) la libertA� di ricerca come valore fondamentale di una societA� democratica 2) la ricerca bioetica come punto di riferimento ineludibile per qualunque espressione scientifica 3) soprattutto se una questione non A? definita in modo unanime dalla comunitA� scientifica A? fondamentale tenere in considerazione tutti i paradigmi disponibili 4) l’importanza del dibattito pubblico informato, sia come punto di unione tra la comunitA� scientifica e il resto della popolazione, sia come momento per orientare le scelte politiche e culturali che dovrebbero essere patrimonio condiviso della collettivitA�.

Il Professor Pocar non si A? limitato a indicare i problemi etici sottesi alla ricerca con sperimentazione animale, ha anche sostenuto con argomenti tratti da ricerche note e controllabili, che vi sono dubbi sull’efficacia del metodo, ha altresA� segnalato la sua opinione secondo la quale la sperimentazione viene vista, in buona fede, come insostituibile solo per ragioni culturali, cioA? perchA� questa pratica porta con sA� secoli di collaudo e di credibilitA� che le danno un autoritA� che va oltre le evidenze empiriche (un meccanismo peraltro abbastanza noto agli storici e ai filosofi della scienza).

Ecco perA? che, proprio da questa osservazione, assai critica e tutta da dimostrare, nasce una proposta che ha fortemente senso, qui, riprendere: perchA�, mentre si continua la consolidata pratica della sperimentazione, non si avviano ambiziosi programmi di ricerca per trovare modelli alternativi? PerchA� non impegnare danaro dei contribuenti per questo fine? la politica scientifica A? una delle azioni caratterizzanti di un governo, anche se molto spesso la politica preferisce demandarla ai soli tecnici quando non seguire semplicemente gli umori di un’opinione pubblica poco informata. Invece un simile programma di sperimentazione, che non potrebbe avvenire con capitale privato mancando un interesse economico specifico, A�sarebbe destinato, con certezza, ad essere un successo: in caso non emergessero metodi alternativi buona parte dei nodi etici si potrebberoconsiderare superati data la ragionevole certezza dell’assenza di artenative utili; se emergessero sarebbe possibile superare, in modo netto, il problema e probabilmente disporre di nuove tecniche con costi, di ogni tipo, minori. Inoltre un programma di tali dimensioni sarebbe di per sA? portatore di enormi avanzamenti anche solo in termini di scoperte collaterali, proprio come i programmi spaziali degli anni ’50 che, nati per produrre tecnologie belliche, hanno prodotto avanzamenti un innumerevoli rami delle scienze e della tecnica, cambiando anche la vita quotidiana di ciascuno di noi con l’introduzione di molte tecnologie A�col tempo divenute disponibili per usi quotidiani.

In ultima analisi la sperimentazione su cavie viventi A? oggi uno strumento che la ricerca considera insostituibile ed A? parimenti ragione continua di dubbio etico e pratico. Come sempre la soluzione non sta nell’imporre (o sognare) divieti ma cercare modelli diversi, il solo sforzo della ricerca (date le inevitabili ricadute euristiche dovute all’esplorazione di modelli diversi), in questo caso come in altri, potrA� ampiamente giustificare il percorso. Si tratta, certamente, di programmi probabilmente costosi ma l’esempio ricavato dalla ricerca aerospaziale di mezzo secolo fa ci dimostra sia come siano possibili, sia quanto siano portatori di risultati e ricadute ben oltre le aspettative dal momento che la ricerca scientifica A? sempre attivitA� che produce piA? di quanto richieda.