Qualche semplice sasso scheggiato

Penisola arabica
 

30/07/2013  – Quando vengono scoperti dei manufatti litici in un’area dove non ci si aspetta la loro presenza, si apre un ampio complesso di studi che coinvolge non solo differenti oggetti d’esame, ma anche finalità apparentemente distanti ma che appartengono allo stesso quadro d’insieme: migrazioni ed espansioni.
E’ ciò che è recentemente successo nella penisola arabica: il rinvenimento nel 2011 di strumenti litici del paleolitico medio e superiore nella parte centrale dell’area geografica in questione, ha abbozzato un capitolo fino ad ora oscuro sulla sua occupazione. Tra le tipologie di studo effettuate, spiccano quelle sull’analisi tecnologica dei reperti, quella geomorfologica dell’area e quella climatica.

La caratteristica principale di questi manufatti è il tipo di lavorazione: una parte considerevole di essi è stata ottenuta con la medesima tecnica Levallois presente nello Yemen-Oman in tempi precedenti, e prima ancora nel nord Africa, in Nubia: un’invenzione del sapiens anatomicamente moderno. Nonostante questo, appaiono anche metodi locali di produzione, alcuni tra i quali derivati comunque dalla Levallois.

La tecnica Levallois di scheggiatura preferenziale.

La tecnica Levallois di scheggiatura preferenziale.
Fonte: Wikipedia

Punta ottenuta con la tecnica di scheggiatura di Levallois.

Punta ottenuta con la tecnica di scheggiatura di Levallois.
Fonte: Wikipedia

La mancanza di un precurore tecnologico fa pensare ad un movimento Out-of-Africa: lo spostamento sarebbe iniziato dalla Nubia lungo la lingua di terra tra il nord del Mar Rosso e il Mediterraneo, la ridiscesa verso sud lungo le coste orientali del Mar Rosso, l’occupazione della fascia meridionale della penisola arabica lungo la costa dell’Oceano Indiano (Yemen-Oman) magari attraversando direttamente il Mar Rosso per lo stretto di Bab el-Mandeb, e quindi la risalita a nord all’interno della penisola.

Nuclei dei manufatti litici in Nubia e Arabia. Diritti dell’immagine agli autori della ricerca. Disponibilità alla cancellazione della stessa da questa pagina in caso di richiesta da parte dei proprietari.

Nuclei dei manufatti litici in Nubia e Arabia.
Diritti dell’immagine agli autori della ricerca. Disponibilità alla cancellazione della stessa da questa pagina in caso di richiesta da parte dei proprietari.

Il motore che avrebbe incentivato lo spostamento verso nord sarebbe stato il clima: tre grandi periodi di precipitazioni si sarebbero susseguiti in una parte del paleolitoco medio (MIS 5). La prima si sarebbe manifestata tra 130 e 125 mila anni fa, e precederebbe la presenza della tecnologia nubiana in Arabia: probabilmente avrebbe funto da calamita. Le due fasi umide successive (100 mila anni fa la seconda, e 80-75 mila anni fa la terza) avrebbero spinto le presenze umane alla migrazione attraverso verso l’Arabia Saudita.
Tra un periodo umido e l’altro, la siccità avrebbe potuto avere la meglio sugli spostamenti: è  proprio qui che sarebbero entrate in gioco le risorse idrografiche dell’Al-Kharj, che con le sue numerosi sorgenti e pozzi d’acqua avrebbe rappresentato un importante rifugio.
Ed è proprio ad Al-Kharj che si trovano gli affioramenti in arenaria utilizzata per la fabbricazione degli strumenti rinvenuti nel luogo: la vicinanza della materia prima sarebbe stata un’altra risorsa che avrebbe contribuito allo scopo.

Mappa topografica di Al-Kharj.
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Attività d’indagine svolte nel 2011.
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Questo articolo non è che un (dozzinale) riassunto del reale e complesso lavoro che è stato effettuato, che ha coinvolto mesi di lavoro e finanziamenti da fonti sia private sia governative:  niente male considerando che il tutto è partito da “qualche semplice sasso scheggiato”.

Fonte: pagina della ricerca su PLoS ONE

Ernesto Pozzoni

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