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La notte dei ricercatori: 25 e 26 settembre

Notte dei Ricercatori La Città incontra l’Università – L’Università incontra la Città venerdì 25 e sabato 26 settembre 2015 Meet Me Tonight – La Notte dei Ricercatori – è un’iniziativa europea che Continua a leggere »

Evoluzione tecnologica

Secondo i dettami evolutivi una specie sopravvive solo quando riesce a trovare un equilibrio con il suo intorno; in termini più semplici, come prima conseguenza si potrebbe dire che la sopravvivenza è Continua a leggere »

Monthly Archives: agosto 2013

Processo al processo : il caso Galilei

Per quanto possa di certo creare dispiacere negli animi più candidi, è sempre bene ricordare che tra la mitologia creata sulla persona di Galileo in relazione ai suoi processi e la verità di ciò che successe esiste un profondo abisso. Per riuscire a comprendere la questione ci si rifarà soprattutto ai capitoli 9 e 13 di Against Method (Contro il Metodo) di Feyerabend; secondo il filosofo di origine austriaca, il primo punto da mettere in conto era la scientificità della teoria geocentrica. Come giustamente scrive, tale teoria era corroborata da studi e ricerche che esulavano dal fattore religioso (pag. 128): “The judgment was made without reference to the faith, or to Church doctrine, but was based exclusively on the scientific situation of the time” (trad. : “Il giudizio [del 1616] venne svolto senza alcun riferimento alle questioni di fede o alla dottrina della Chiesa, ma venne basato esclusivamente sulla situazione scientifica del tempo”). Il risultato di ciò è il dover comprendere che Galileo non stava lottando contro delle credenze assurde, bensì contro una teoria scientifica (per quanto errata potesse essere): si può quindi dire che il giudizio formulato su di lui era stato deciso da una giunta di suoi pari che avevano valutato la sua teoria secondo gli standard di un metodo scientifico accettato da tutti.

Paul Feyerabend

Paul Feyerabend

Il secondo punto si riferisce alle prove portate da Galileo. Feyerabend introduce tale questione sovvertendo l’idea che la chiesa avrebbe comunque rifiutato la teoria eliocentrica per il suo essere in contrasto con la Bibbia (pag. 132): “A truth supported by scientific reasoning was not pushed aside. It was used to revise the interpretation of the Bible passages apparently inconsistent with it” (trad. : “Una verità supportata da un ragionamento scientifico non veniva scartata. Veniva usata per rimodellare l’interpretazione di quei passi della Bibbia apparentemente inconsistenti con tale verità”). A dimostrazione di ciò, nello stesso paragrafo Feyerabend dimostra come la Chiesa credesse nella sfericità della terra, una sfericità in contraddizione con alcune parti della Bibbia dove si evince la teoria della terra piatta. Se Galileo avesse quindi portato prove concludenti e irrefutabili, la Chiesa avrebbe dovuto “chinare il capo”.

Galileo Galilei

Galileo Galilei

La prova fondamentale di Galileo era il cannocchiale: ciò che spesso non si comprende è il fatto che un cannocchiale del 1600 è differente da uno qualsiasi odierno, cosa questa che dovrebbe far capire perché il mezzo di Galileo venne sottoposto a forti dubbi da parte di chi veniva invitato ad utilizzarlo. Feyerabend cita Horky, pupillo di Keplero (pag. 85): “Below it works wonderfully; in the heavens it deceives one, as some fixed stars are seen double” (trad. : “[Sulla terra il telescopio] funziona perfettamente; [quando è rivolto al cielo] inganna, poiché alcune stelle fisse sono viste come doppie”). Se a ciò si aggiunge il fatto che tale mezzo provocava non piccoli problemi agli occhi (forse questa la motivazione della cecità di Galileo) e che lo stato della medicina del XVII° secolo non aiutava certo chi già soffrisse di “problematiche oculistiche”, non risulta difficile da comprendere il perché molte persone reputate dotte rifiutassero di dare un giudizio definitivamente positivo sul cannocchiale.

Particolare del cannocchiale di Galileo (copyright Museo Galileo)

Particolare del cannocchiale di Galileo (copyright Museo Galileo)

Il risultato della ricerca di Feyerabend è un giudizio che riguarda l’onestà intellettuale (pag. 127): “[…] a small clique of intellectuals aided by scandal-hungry writers succeded in blowing [the trial] up to enormous dimensions […] This is childish and also very unfair towards the many other victims of 17th-century justice. It is especially unfair towards Giordano Bruno […]” (trad. : “[…] un piccolo gruppo di intellettuali coadiuvati da scrittori alla ricerca di scandali sono riusciti a trasformare [il processo] in qualcosa di dimensioni enormi […] Tutto ciò denota un certo infantilismo ed è inoltre molto scorretto nei riguardi delle tante altre vittime della giustizia del XVII° secolo. E’ specialmente scorretto nei confronti di Giordano Bruno […]). Non si rifiuta quindi a Galileo la sua grandissima importanza in qualità di studioso, né si discute del fatto che fosse sulla strada conoscitiva corretta o che l’ingerenza della Chiesa fosse sbagliata, ma non si può nascondere come siano andati veramente i fatti: se il concetto di verità è ciò che spinge ad apprezzare la scienza, tale verità non può essere viziata in forma propagandistica.

 

Post Scriptum : l’edizione di Against Method usata per quest’articolo si riferisce ad una ristampa del 2010 (US, Verso). Le fotografie usate sono state tratte da wikipedia, tranne per il cannocchiale (vedasi link didascalia). Si sottolinea che in questa sede il discorso di Feyerabend è stato semplificato ed incentrato solo sulla questione legata alle prove scientifiche; per maggiori e più profondi dettagli (in special modo nei riguardi della posizione di Feyerabend e del perché si sia interessato alla “questione Galileo”) si rimanda quindi alla lettura del libro stesso, in particolare ai capitoli dal settimo al quattordicesimo.

Macchine a vapore e numeri aborigeni

Tra i miti da sfatare risalta quello legato alla capacità di contare degli aborigeni australiani: se la leggenda ci dice che le loro computazioni matematiche arrivano fino a tre (dal quattro in poi si ha solo “molti”), in realtà si può arrivare tranquillamente al trentuno. Ovviamente tutto ciò non cambia molto il nostro modo di porci davanti alla questione: ci appare infatti assurdo credere che un essere umano perfettamente sano da un punto di vista “cerebrale” non sia capace di arrivare almeno a comprendere che i numeri siano infiniti. E’ per noi inconcepibile che nessuno in Australia si sia mai posto il dilemma di capire cosa venga dopo quel famigerato 31, una stranezza che sebbene non ci faccia passare notti insonni rende strano credere che non sia mai capitato di trovarsi davanti ad almeno 32 unità di qualsiasi oggetto.

Carne per crescere

Nell’ottobre del 2012 una ricerca pubblicata su PlosOne ha esaminato i framenti delle ossa parietali di un bambino ergaster vissuto circa 1,5  milioni di anni fa e ritrovati nel sito di Olduvai Gorge, a nord della Tanzania.

Il piccolo era affetto di Iperostosi Porotica, una malattia che colpisce aree localizzate dello strato interno e spugnoso della volta cranica causandone un ispessimento con un conseguente assottigliamento dello strato esterno. Superficialmente l’osso si presenta con aree particolarmente ruvide o porose.

Resti cranici del Bambino di Olduvai Gorge

Resti cranici del Bambino di Olduvai Gorge

Resti cranici del Bambino di Olduvai Gorge

Resti cranici del Bambino di Olduvai Gorge

Resti cranici del Bambino di Olduvai Gorge

Resti cranici del Bambino di Olduvai Gorge

La medicina attribuisce questo fenomeno ad una sovrapproduzione di globuli rossi che provocherebbe l’espansione delle cavità midollari. L’insufficiente somministrazione di ferro e di vitamine B12 e B6 nella dieta condotta ne sarebbero la causa.

A differenza di oggi, dove il ferro può essere facilmente assunto acquistando delle bustine di tè al supermercato proveniente da vaste piantagioni intensive, allora le cose erano ben diverse. Poichè la coltivazione sarebbe arrivata diverse centinaia di migliaia di anni dopo per mano dell’H. sapiens, la fonte primaria di ferro era la carne.

erectus_carne

L’Homo ergaster/erectus era quindi sostanzialmente carnivoro: da questo si deduce che la madre che ha allattato il bambino i cui resti sono stati oggetto della ricerca ne doveva aver assunto una quantità insufficiente. Probabilmente era un periodo di magra.

L’Homo ergaster/erectus è stato il primo ominide ad aver avuto un corpo molto simile al nostro: adatto a percorrere lunghe distanze senza affaticarsi, alto e slanciato:

Anatomia dell'erectus. A differenza degli ominidi meno evoluti, è estremamente simile alla nostra.

Anatomia dell’erectus.
A differenza degli ominidi meno evoluti, è estremamente simile alla nostra. Clicca sull’immagine per ingrandire.

Anatomia dell'erectus. A differenza degli ominidi meno evoluti, è estremamente simile alla nostra.

Anatomia dell’erectus.
A differenza degli ominidi meno evoluti, è estremamente simile alla nostra. Clicca sull’immagine per ingrandire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presentava inoltre abitudini di vita estremamente differenti dagli ominidi apparsi in tempi precedenti: controllava il fuoco, padroneggiava la lavorazione della pietra dando vita alla cultura Acheuleana e con lui si sono poste le basi per la formazione di nuclei sociali sempre più complessi ed esclusivi dell’uomo.

Durante la sua permanenza, un arco di tempo oggi stimato tra gli 1,8 milioni e i 260.000 anni fa. si osserva un notevole incremento della sua corteccia cerebrale. Per poter contenere un cervello sempre più complesso, infatti, il volume cranico è aumentato dagli 813 cm³ ai 1.230 cm³: una dimensione, quest’ultima, di poco inferiore a quella dell’Homo sapiens attuale.

La corteccia cerebrale

La corteccia cerebrale

Il nostro cervello, pur rappresentando il 2% del peso corporeo, consuma dal 18 al 25 per cento del bilancio energetico. La continua assunzione di proteine, calorie e ferro per poter “reggere il suo passo” è stata quindi di vitale importanza trattandosi di una fase di crescita.
Inoltre, la carne una volta cotta non solo risulta più digeribile (quindi comporta un minore dispendio di energia), ma da essa è più facile assorbirne le calorie. Oltre che essere sicuramente meno settica.

E’ ragionevole pensare quindi che l’ergaster, governatore del fuoco e cacciatore-spazzino, sia probabilmente stato l’inventore delle prime forme di cucina.

erectus_cucina_animale_cacciato

 

Ernesto Pozzoni

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Scienza e Limiti (autoimposti) della Scienza

Se la scienza cerca di dare risposte il più obiettive possibili, tali risposte si trovano ad essere guidate a priori da decisioni etiche (consce o inconsce che siano), cosa questa che porta a dire che la ricerca non è mai libera: variando una famosa frase di Walter Pater (art for art’s sake, l’arte per l’arte, un concetto ripreso poi da Oscar Wilde), si può ammettere che ad oggi è difficile parlare di science for science’s sake, la scienza per la scienza, ossia fine a sé stessa. Se è pur vero che la scienza è di suo amorale (la scienza è solo un mezzo), lo scienziato, colui che la utilizza, non può esserlo; il risultato è che da un lato tutto ciò ci permette di caricare di valori positivi la ricerca (esiste un dibattito etico “benigno”), mentre dall’altro blocca (eticamente ed a priori) la possibilità di conoscenza, contenendola entro certi limiti precisi.

Genie (13 anni).

Genie (13 anni).

 Un esempio classico può essere trovato nel campo della linguistica: per quanto si discuta sulla questione delle strutture profonde grammaticali (vedasi Chomsky), le uniche possibilità di controllo e verificazione della psicolinguistica sono date dagli studi sui bambini, bambini che già di loro natura sono “educati” alla lingua nel contesto sociale. Risulta quindi eticamente “fastidioso” il dover dire di aver avuto fortuna con i casi di Isabelle, Genie e Chelsea, tre donne la cui infanzia ai limiti del disumano hanno fatto sì che potessero essere usate come cavie ex post per dimostrare l’esistenza dell’istinto della lingua. Genie, ad esempio, fu trovata a tredici anni, incapace di parlare poiché le era stato sempre impedito (veniva lasciata reclusa in casa, legata a un tavolo e chiusa in un letto con un rete metallica); il fatto che i logopedisti non riuscirono mai ad insegnarle ad esprimersi in forma corretta (le sue frasi tipo erano “io mangiare mela”) dimostrò come (e quando) il cervello metta in moto le strutture grammaticali profonde, ma tale dimostrazione fu possibile solo ed esclusivamente “grazie” a metodi disumani (di certo non voluti né causati dai ricercatori).

La pecora Dolly, il primo essere vivente clonato.

La pecora Dolly, il primo essere vivente clonato.

Un altro caso palese viene dato dalla clonazione e da quei risvolti nati dal chiedersi se sia fattibile nei confronti dell’essere umano. Riprodurre biologicamente una stessa persona non è un caso da sottovalutare poiché significherebbe poter attuare sulle sue scelte e dimostrare senza ombra di dubbio se esista o meno una variabile “libertà” (leggasi libero arbitrio): si potrebbe rispondere definitivamente alla domanda “se fossi nato in condizioni differenti, sarei sempre la stessa persona alla base, avrei sempre la stessa condotta morale?”. Il fatto che la comunità scientifica abbia deciso di non proseguire su questo determinato tipo di ricerca dimostra come l’etica condizioni la scienza.

Incisione del Doctor Faustus

Incisione del Doctor Faustus

Risulta necessario ammettere quindi l’impossibilità della scienza odierna di fornirci tutti i dati possibili. Non si tratta né di quelle conoscenze a cui non potremo mai aspirare (ad esempio cosa provi soggettivamente una cellula procariota) né di quegli studi dove il fine positivo ne sancisce l’esistenza anche a priori (vedasi le problematiche legate alla sperimentazione animale), bensì di quelle ricerche fattibili di cui noi stessi impediamo (eticamente) il loro svolgersi. Il tutto a dimostrazione che se la scienza (e conoscenza) pura potrebbe esistere, affinché ciò accada lo scienziato dovrebbe prima disfarsi delle sue caratteristiche in qualità di essere umano, spogliarsi di ciò che lo rende tale per trasformarsi (metaforicamente) in un moderno ultra-Faustus: si rischierebbe di morire affogati a causa di una profonda sete di pura conoscenza.

 

Post Scriptum: le notizie su Genie, Chelsea e Isabelle sono state tratte da “El abecé de la psicolinguìstica” di Alberto Anula Rebollo (Arco Libros, Madrid, 2002). L’immagine di copertina è tratta da Metropolis di Fritz Lang.

Grande cervello, grandi premure

16/08/2013 – Nel 1936, nei pressi della città di Mojokerto (provincia di Giava Orientale, stato dell’Indonesia, regione geografica del Sud-est asiatico, Asia) venne ritrovata una calotta cranica fossile risalente al Paleolitico inferiore e attribuita a un bambino di circa 2 anni appartenente alle prime forme di erectus apparse.

 

Mojokerto in Indonesia

Indonesia: il pallino rosso corrisponte alla città di Majokerto

Questo reperto di grande valore scientifico ha permesso la ricerca, pubblicata su Journal of Human Evolution, postasi come obiettivo lo studio della crescita del cervello degli erectus.
Il fine ultimo è stato quello di trovare ulteriori tasselli per il mosaico dell’ontogenesi -ossia l’insieme dei processi mediante i quali si compie lo sviluppo biologico di un organismo- delle fasi transitorie dell’ominazione (un semplice sinonimo per evoluzione umana).

Lo studio è stato condotto tramite la comparazione di crani di giovani scimpanzé e umani contemporanei, aventi entrambi all’incirca la stessa età del Bambino di Mojokerto (sono stati esaminati crani dagli 0,5 agli 1,5 anni), con i crani di corrispettivi adulti.
La percentuale del volume endocranico dei primi rispetto a quello dei secondi avrebbe indicato la relativa velocità di sviluppo, e una comparazione finale tra i risultati dei tre tipi di Hominini avrebbe permesso di confermare tre differenti tappe d’ontogenesi cerebrale nella scala evolutiva.

Gli scimpanzé presenterebbero quindi un rapporto dell’81% rispetto al volume adulto, gli umani del 62%. Gli erectus si porrebbero a un valore medio, cica il 70% della capacità adulta.

Il modello di sviluppo del cervello dell’Homo erectus sarebbe quindi unico, e si collocherebbe esattamente in una fase intermedia tra i primi ominidi e quelli più evoluti.

Studi comparativi della ricerca

Studi comparativi della ricerca

Nota bene. Questa non vuole essere un’altra prova sull’evoluzione. Le prove infatti, per quanto ben accette possano essere, servono a supportare teorie. L’evoluzione invece è oramai un dato di fatto biologico assodato, non più una semplice teoria speculativa.

La contestualizzazione del risultato dello studio permette di inserirlo pienamente nel discorso della cura parentale.

A differenza di tutti i neonati appartenemti agli altri animali, che dispongono di un cervello quasi completamente formato, quelli umani sono gli unici che non hanno nessun tipo di autonomia, nemmeno deambulatoria. Sono alla totale dipendenza dei genitori.

Un cucciolo di serpente si cimenta a pasteggiare dopo aver cacciato autonomamente la sua preda

Un cucciolo di serpente si cimenta a pasteggiare dopo aver cacciato autonomamente la sua preda

Un cucciolo di leone esplora la savana attorno a sè, sotto vigile sguardo della madre.

Un cucciolo di leone esplora la savana attorno a sè, sotto vigile sguardo della madre

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo bambino Soruwaha è totalmente dipendente dalla madre e dalla tribù amazzonica di cui fa parte.

Questo bambino Soruwaha è totalmente dipendente dalla madre e dalla tribù amazzonica di cui fa parte.

Un cucciolo di scimpanzé avanza curioso tra le piante probabilmente in cerca di qualche frutto particolarmente maturo

Un cucciolo di scimpanzé avanza curioso tra le piante probabilmente in cerca di qualche frutto particolarmente maturo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo i ricercatori della Utrecht University (Paesi Bassi) che nel 2008 hanno condotto uno studio su un bacino femminile di erectus ritrovato insolitamente completo, questo risultato sarebbe lo sviluppo di un compromesso tra l’avere delle ossa pelviche atte a una deambulazione bipede totale ed ottimale -incompatibile con il parto di un neonato con una testa troppo grande- ed un volume cranico idoneo a contenere un cervello sempre più voluminoso.

Questo apparente svantaggio di nascita comportante le prime forme di cura parentale, ha avuto il merito di creare i primi legami familiari fondamenta della nostra evoluzione sociale, unica e contraddistintiva del genere umano.

 

Ernesto Pozzoni

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Raffinato come un Neaderthal

Siti di Pech-de-l’Aze e Abri Peyrony, dipartimento della Dordogna, regione Aquitania, Francia sud-occidentale, Europa occidentale. Fine Paleolitico medio.

 

 

 

 

13/08/2013 – Nei siti francesi di Pech-de-l’Aze e Abri Peyrony, noti per l’abbondanza di materiale neanderthalense, sono stati trovati alcuni manufatti fossili in osso risalenti a 50.000 anni fa.

Dipartimento della Dordogna

Dipartimento della Dordogna

Si tratta di strumenti specializzati, ornamenti per il corpo e piccole lame.

I resti di alcuni struenti in osso ritrovati

I resti di alcuni struenti in osso ritrovati

Altri resti ritrovati degli strumenti in osso

Altri resti ritrovati degli strumenti in osso

Prima della scoperta si pensava che in quel tempo il continente europeo non avesse ancora conosciuto la colonizzazione dei Sapiens, e quindi sarebbe stato abitato esclusivamente dai Neanderthal.

Questi avrebbero utilizzato le ossa occasionalmente, e con il solo scopo di coadiuvarsi di un secondo elemento per la lavorazione dei bifacciali.

Soltanto tramite il contatto con i nuovi arrivati Sapiens, avvenuto a partire da 40.000 anni fa, avrebbero appreso la lavorazione delle ossa per la produzione diretta.

Ma come suggerisce la complessità dei manufatti ora ritrovati, il loro scopo doveva essere proprio quest’ultimo.

Un utensile in particolare ha suscitato maggiore interesse: la sua usura indicherebbe l’utilizzo nella lavorazione delle pelle. La relativa modalità d’uso sarebbe stata del tutto simile a quella di una tipologia di sofisticati strumenti odierni, aventi lo scopo di rendere il prodotto più lucido, elastico ed impermeabile.

Utilizzo dello strumento in osso per la lavorazione della pelle

Utilizzo dello strumento in osso per la lavorazione della pelle

Dedotta la discrepanza temporale di 10.000 anni -un “buco” affatto irrilevante- le teorie precedenti non avrebbero quindi più modo di sussistere e verrebbero così messe in discussione da tre nuove ipotesi:

1- i Sapiens avrebbero messo piede nel continente europeo in anticipo rispetto alle stime fatte fino ad ora, ed avrebbero quindi trasmesso ai Neanderthal la tecnica della lavorazione delle ossa a partire almeno da 50.000 anni fa;

2- i Neanderthal avrebbero avuto una conoscenza maggiore della lavorazione delle ossa rispetto a quanta è stata loro attribuita e avrebbero trasmetto questa capacità ai Sapiens, arrivati nel continente europeo a partire da 40.000 anni fa;

3- a prescindere dalla datazione dell’arrivo degli Anatomicamente moderni nel continente europeo, Sapiens e Neanderthal avrebbero intrapreso e sviluppato percorsi indipendenti nella lavorazione delle ossa. Anche in questo caso si darebbe quindi merito ai neanderthaliani di una conoscenza superiore rispetto a quanta loro attribuita.

Ricostruzione di un Neanerthal intento nella manifattura

Ricostruzione di un Neanerthal intento nella manifattura

L’ipotesi più condivisa dai ricercatori è che fino ad ora si sia sottovalutata la capacità dei Neanderthal, poiché i siti coinvolti non hanno mai presentato trecce di presenza Sapiens.

Come di frequente accade nella paleoantropologia, solo ulteriori prove potranno dare luogo a una speculazione scientifica che possa portare a una teoria prevaricante.

 

Fonte: pagina della relativa ricerca su PNAS

 

Ernesto Pozzoni

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Scienza e Pseudoscienza : il caso Hamer e il metodo anti-cancro

“Il problema della demarcazione tra scienza e pseudoscienza non è un banale problema da filosofi da salotto:  è di vitale importanza sia sociale che politica”; così si esprimeva Imre Lakatos, uno dei maggiori filosofi della scienza del ’900. A distanza di varie decadi, l’uomo del XXI secolo si trova nella condizione di doversi confrontare non solo con la stessa problematica ma anche con un carico di difficoltà maggiore: il progresso tecnologico nel campo dell’informazione ha infatti reso possibile un sempre maggiore proliferare di notizie errate, il tutto coadiuvato dall’incapacità del pubblico di trasformarsi da consumatori passivi (assorbo la notizia) in consumatori attivi (critico razionalmente la notizia). Basti pensare al banale esempio dell’oroscopo: sebbene razionalmente possa essere rifiutato in pochi secondi, non per questo ha smesso di esistere, continuando così a comparire su giornali, programmi radio, trasmissioni televisive e siti internet.

Poster contro i falsi medici.

Poster contro i falsi medici.

Il caso Hamer risulta essere di fondamentale importanza per capire come sia possibile che la pseudoscienza (in questo caso la sottocategoria “pseudomedicina”) riesca ancora ad essere accettata da parte del pubblico. Nato nel 1935, Ryke Geerd Hamer vanta una carriera accademica di un certo spessore: laureato in studi di medicina e teologia a Tubingen, riceve la licenza di medico nel 1963, lavora poi presso alcune cliniche universitarie e nel 1972 completa gli studi di specializzazione.  Se tutto ciò può servire ad Hamer per dimostrare una base conoscitiva certamente non elementare, è pur sempre vero che la sua licenza di medico viene revocata nel 1986, viene messo in prigione per un anno (1997-1998) in Germania e per quasi due (settembre 2004-febbraio 2006) in Francia, il tutto per accuse legate a cattiva pratica medica, esercizio abusivo della professione, omissione di soccorso, calunnia e frode; come se tutto ciò non bastasse, la lista deve essere allungata con la chiusura di un suo centro medico abusivo in Austria (1995), quattro mesi di carcere per aver ingessato un ginocchio ad un paziente provocandone poi l’amputazione (1992) e una condanna di sei mesi per calunnie (1993).

Il metodo Hamer, condannato dalla medicina, è molto semplice: le malattie in realtà non esistono così come vengono normalmente intese poiché non sono altro che shock psicologici subiti dal paziente, shock che ne turbano il benessere fisico (potremmo definirlo l’ecosistema interno) e che devono quindi essere trattate ad hoc.  Quei microbi, virus o batteri che la medicina dimostra essere la causa delle malattie sono per Hamer elementi naturali che aiutano il corpo a guarire: andare a colpirli significherebbe incidere negativamente sul processo di guarigione. Poiché la malattia è un semplice conflitto “psicologico”, ne risulta un completo divieto a utilizzare medicine e trattamenti che allevino il dolore del paziente: secondo Hamer la chemioterapia e la morfina sono quindi elementi mortali.

Il Ciarlatano (1757, di Pietro Longhi)

Il Ciarlatano (1757, di Pietro Longhi)

La teoria di Hamer non è stata rinnegata per assurde motivazioni dietrologiche, bensì per due semplici e basilari motivi: da una parte Hamer non ha mai presentato prove della buona riuscita delle sue cure (Hamer rifiuta quindi test critici obiettivi, ciò che si può chiamare anche come “peer-review”), dall’altra si è invasi dalle notizie di come la stragrande maggioranza delle persone da lui curate siano morte. Ciò che rende assurda la faccenda è il fatto che ad oggi Hamer venga ancora difeso a spada tratta da alcune persone, tra cui i genitori di Olivia Pilhar, una bambina che rischiò di morire di cancro per essere stata sottoposta al metodo Hamer (le autorità austriache riuscirono a farla curare positivamente con i metodi “convenzionali”, salvandole così la vita). La follia di questi casi, un tipo di follia che ben starebbe nel libro di Erasmus da Rotterdam, è una di incongruenza da non mettere mai in secondo piano: non è la medicina a rifiutare Hamer a priori, è Hamer colui che rifiuta di rendere partecipe la medicina delle sue supposte scoperte. Il suo metodo, inoltre, è pericolosamente dannoso nel momento in cui dovessimo spingerlo alle sue estreme conseguenze: se la malattia è un conflitto “psicologico” da risolvere, coloro che non guariscono diventerebbero causa del loro male, poiché sarebbe loro la colpa (inconscia) di non voler guarire (esautorando in tal modo il medico).

“[...] Il problema della demarcazione tra scienza e pseudoscienza non è uno pseudo-problema da filosofi da salotto: ha profonde implicazioni etiche e politiche”; così terminava Lakatos la sua lettura, chiudendola (dopo aver citato il caso Lysenko) esattamente come l’aveva iniziata. Possiamo invece affermare, ad oggi, che la questione della demarcazione sia veramente uno pseudo-problema facendo forza sul fatto che i casi Hamer sono ad ogni modo piccoli errori di percorso, gruppi sparuti che scompariranno con il tempo? Anche se così fosse, l’implicazione etica (la morte di alcune persone) non ci lascerebbe dormire sonni tranquilli. Se Hamer è inoltre un esempio abbastanza palese di cattiva pratica, ci sarebbe da chiedersi come sia possibile che molte persone in questi mesi abbiano applaudito il metodo Vannoni, o come sia possibile che ancora ad oggi ci si fidi indiscutibilmente dell’omeopatia quando gli studi ne dimostrano un’efficacia solo da semplice placebo. L’unica soluzione possibile è quindi una divulgazione scientifica positiva, un’aumento delle conoscenze e dei metodi basilari per proteggersi da quelle falsità (non importa che siano fatte in buona o cattiva fede) che possono provocare danni mortali.

 

Post Scriptum : per maggiori informazioni su Hamer si rimanda alla pagina wikipedia (ricca di link esterni), ad un articolo di MedBunker e al sito Dossier Hamer. Le citazioni di Lakatos sono tratte da Science and Pseudoscience. Le immagini sono tratte da wikipedia.