Fermi Redux

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Il paradosso di Fermi, nella sua forma piA? semplice, pone un quesito molto chiaro: se esistono altre forme di vita intelligenti nell’universo, perchA� fino ad oggi non abbiamo mai avuto alcun contatto con loro? Svariate sono state le risposte date ed A? forse bene iniziare con quella piA? semplice, ossia che oltre all’essere umano non esistono altre forme di vita intelligenti nell’universo. Per quanto poco soddisfacente da un punto di vista di prove (non abbiamo infatti modo di controllare ogni singolo pianeta dell’universo per sincerarci della veridicitA� dell’affermazione), una risposta di questo genere dimostra tuttavia un certo grado di plausibilitA�: immaginiamo di vivere in una cittA� piena di case ognuna distante dall’altra un chilometro ed immaginiamo di avere sia una macchina capace di percorrere solo 500 metri che una stazione radio. Sapendo che nella nostra casa vivono persone con un certo grado di intelligenza e sapendo che sentiamo la spinta di muoverci verso le altre case, teoricamente saremmo portati a credere che anche nelle altre abitazioni esistano persone simili a noi con la nostra stessa spinta verso l’esterno; se non riceviamo alcun messaggio nA� alcuna visita dalle altre case allora avremo buone motivazioni per credere di essere gli unici abitanti di questa cittA� immaginaria.

Enrico Fermi

Enrico Fermi

Il problema nasce nel momento in cui ci rendiamo conto che i motivi per i quali non abbiamo ricevuto alcun contatto possono non aver nulla a che fare con la non esistenza di altre forme di vita intelligenti. Come prima possibile risposta al quesito di Fermi A? infatti possibile presupporre che solo l’essere umano sia arrivato ad una capacitA� tecnica tale da permettere (modesti) viaggi nello spazio e trasmissioni di messaggi; forme di vita intelligenti nell’universo esisterebbero, ma si troverebbero a possedere una tecnologia rudimentale. Un’altra possibile risposta sarebbe quella per cui esistono sA� forme di vita intelligenti, ma le loro conoscenze sono simili alle nostre e il loro pianeta A? talmente distante dalla Terra che risulta impossibile anche la sola trasmissione di dati; come se ciA? non risultasse giA� complicato, A? possibile introdurre l’ipotesi per cui esistano forme di vita capaci di stabilire un contatto con noi (ossia con una tecnologia piA? avanzata) ma per nulla interessate ad entrare in rapporto con l’essere umano.

I marziani di H.G.Wells

I marziani di H.G.Wells

Il quesito posto da Fermi non A? tuttavia cosA� semplice come sembra nelle sue implicazioni: un aspetto a volte poco studiato A? il calcolo probabilistico dell’esistenza di vita intelligente (si badi bene all’aggettivo) su altri pianeti. Al di lA� del numero possibile di luoghi simili alla terra (luoghi anche privi di ossigeno) la lezione di Darwin ci dice che l’evoluzione dei primati in esseri umani non A? un fatto teleologico o, in altre parole, non A? un fatto dettato da un piano prestabilito e di ordine universale. Il risultato A? che seppure si possa presupporre che esista vita su altri pianeti, nulla ci puA? far pensare che la vita si sia sviluppata come la nostra; per rendere piA? concreto questo aspetto, basti pensare al fatto che la vita come la conosciamo oggi (in particolare l’essere umano) si A? sviluppata dopo l’estinzione dei dinosauri, estinzione le cui cause sono state dettate da un accidente.

Guido Negretti

 

Per ulteriori informazioni: http://www.hawking.org.uk/life-in-the-universe.html