Camere Cinesi e Intelligenza Artificiale

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L’intelligenza artificiale A? un concetto molto semplice da capire: si tratta, nA� piA? nA� meno, della creazione di una intelligenza che non derivi da trasformazioni biologiche, bensA� da meccanismi informatici. L’intelligenza artificiale puA? essere quindi vista come una branca degli studi delle nuove tecnologie, branca che mirerebbe alla creazione di software capaci non tanto di simulare quanto di proporre una intelligenza simile (non importa che sia superiore o inferiore) a quella dell’essere umano. Come spesso capita, un concetto semplice ha tuttavia implicazioni piA? profonde di quanto non possa sembrare: parlare di a�?simulazionea�? dell’intelligenza vuol dire presupporre che un software sia capace di rispondere ad un input X con un output Y e che tale meccanismo non cambi mai. Da questo punto di vista siamo quindi portati ad affermare che non ci si trovi davanti a una vera e propria intelligenza, quanto a delle semplici stringhe di comando: si tratta del a�?chinese room argumenta�? di John Searle.

John Searle

John Searle

Per parlare di intelligenza vera e propria sembrerebbe necessaria l’esistenza di almeno questi fattori: la coscienza del proprio essere (il cogito ergo sum di Descartes) e la capacitA� di comprendere e lavorare sugli input. Per fare un esempio chiaro presupponiamo di essere davanti alla situazione Z: una non-intelligenza potrebbe solo rispondere sempre con lo stessa azione, mentre una intelligenza sarebbe in grado di variare (e anche di sbagliare). Se aggiungiamo a Z il fattore a�?na�? e se presupponiamo che tale fattore sia del tutto nuovo, saremmo quindi in grado di capire se si sia davanti ad una intelligenza reale o simulata: la prima sarebbe in grado di dare un responso nuovo, la seconda invece sarebbe del tutto incapace di gestire la situazione (e teoricamente non sarebbe neppure in grado di dare una motivazione al suo stallo). Quello che ne consegue A? che una intelligenza reale deve essere in grado di saper affrontare anche stimoli nuovi e quindi creare delle risposte mai pensate prima.

Computer Pilot-Ace su cui lavorA? Turing

Computer Pilot-Ace su cui lavorA? Turing

Da quanto scritto sinora si potrebbe pensare che l’intelligenza lavori come meccanismo di problem-solving. Il fatto A? che tale meccanismo A? comunque legato ad una questione di stringhe di comando, di relazione input-output, e spesso tale relazione viene appresa, non A? solo a�?scienza infusaa�?: nessuno di noi, una volta nato, ha giA� conoscenze tali da permettergli di sapere quale sia la reazione dell’acido muriatico sulla pelle, nA� che per chiedere il sale si possano usare le frasi a�?passami il salea�? o a�?mi puA? passare il sale, per favorea�? a seconda del contesto. Abbiamo bisogno di essere educati, di apprendere quali siano gli output migliori in relazione alla situazione in cui ci troviamo, educazione che non A? dissimile all’introduzione di comandi nel software di una intelligenza artificiale. L’intelligenza quindi comporta soprattutto il comprendere il perchA� di alcune azioni, sia che vengano rivolte a noi sia che vengano fatte da noi. Da tutto ciA? ne consegue perA? un problema interessante: presupponendo l’esistenza di un software capace di rispondere a tutte le possibili situazioni esistenti (sia passate, presenti e future), incapace perA? di avere una coscienza di sA� e delle proprie azioni (ma in grado di simulare un responso), il risultato sarebbe tale per cui tale software non avrebbe alcuna differenza da una intelligenza reale. Il tragitto che da questo punto ci porterebbe a farci domande sulla nostra abilitA� di libero arbitrio A? breve.

 

Guido Negretti

 

L’immagine di copertina A? Kismet.