Evoluzione tecnologica

1390
 

Secondo i dettami evolutivi una specie sopravvive solo quando riesce a trovare un equilibrio con il suo intorno; in termini più semplici, come prima conseguenza si potrebbe dire che la sopravvivenza è data dalla capacità di trovare cibo e di non diventarlo, ossia che la sopravvivenza altro non è se non, tautologicamente, la capacità di non morire troppo presto (più presto si muore, minore sarà la possibilità di riprodursi). Le mutazioni che permettono di vivere meglio e più a lungo sono vincenti, le mutazioni che arrecano danni sono perdenti, ed infine le mutazioni che non provocano né bene né male hanno un valore nullo. Ciò che è interessante notare è come, rifacendoci a quanto scritto sinora, l’uomo sia risultato essere un animale capace di sopravvivere anche grazie al fatto di essere stato capace di effettivamente mutare l’ambiente in cui si è trovato a vivere, un’azione che seppure non sia unicamente umana è di certo stata sfruttata al massimo dalla nostra specie.

Arto bionico

Arto bionico

Il passo ulteriore di questo meccanismo di sopravvivenza è l’abilità di mutare (termine che possiamo ora usare in senso meno ristretto) anche il proprio corpo, o perlomeno di riuscire ad aiutarlo attraverso la creazione di qualsiasi cosa sia in grado di sopperire alle sue problematiche. Di certo il primo pensiero va alla medicina e alla sua indiscussa abilità nel riuscire a far sopravvivere ciò che, senza di lei, finirebbe per morire; i vaccini per esempio, ad oggi a volte messi alla gogna senza alcun motivo, hanno infatti permesso alla specie umana di riuscire a combattere malattie che avrebbero messo in ginocchio parte dei suoi componenti, in special modo di età infantile. Ancor più interessante è notare come la scienza applicata alla tecnologia abbia fatto fare passi impensabili all’essere umano: dall’utilizzo degli occhiali alle sedie a rotelle, le problematiche del nostro corpo appaiono ad oggi essere più gestibili che nel passato.

Gamba bionica

Gamba bionica

Gli sviluppi a cui ci troviamo dinanzi in questi ultimi decenni stanno creando un orizzonte sempre più interessante per la sopravvivenza della specie umana. Da una parte la biotecnologia sta permettendo di vedere a chi ha perso la vista o di camminare a chi invece non ha arti inferiori; braccia bioniche non sono più visioni futuristiche irrealizzabili quanto la dimostrazione che tra qualche anno (o decennio) alcuni degli handicap fisici più gravi potranno essere superati. Il corpo umano lentamente si trasformerà quasi come negli scritti di William Gibson arrivando ad intessere un rapporto simbiotico con la tecnologia, con la “macchina”; la nostra stessa mente, ad oggi, si trova già all’interno di questa simbiosi nata con le pitture rupestri e cresciuta sino allo scambio informativo attraverso la rete, un cervello astratto costituito da milioni di voci, sia nel bene che nel male. Nel percorso della sopravvivenza, dalla mutazione biologica siamo ormai passati alla mutazione tecnologica.

Guido Negretti