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I rischi del Grande Complotto

Domani Sds ospita a Filmstudio ’90 il giornalista Paolo Attivissimo, divulgatore scientifico e informatico (anzi “Disinformatico”) noto al grande pubblico principalmente per l’attivitA� di “debunker”, ossia il critico e confutatore delle teorie del complotto e di diverse leggende metropolitane, dai richiami al paranormale fino ai deliri pseudoscientifici.

In questi giorni abbiamo dedicato parte del sito a raccogliere ed analizzare brevemente alcune bufale piA? o meno note, sebbene l’elenco sarebbe potuto continuare a lungo: da quelle piA? paranoiche A�ma eventualmente innocue (il progetto HAARP in Alaska, ad esempio, ha chiuso per mancanza di fondi, non certo perchA� accusato di essere l’ordigno “fine di mondo” dai cospirazionisti), a quelle piA? insidiose e capaci di effetti negativi ( A? di questi mesi la notizia della ricomparsa del morbillo in forma epidemica nel Regno Unito, in parte a causa delle paranoie delle teorie complottiste sui vaccini).

Spesso la “vox populi” attribuisce a Internet la responsabilitA� della diffusione di tali teorie: si tratta di un punto di vista difficilmente sostenibile che non tiene conto di come il cospirazionismo abbia radici culturali e antropologiche piA? profonde, preesistendo largamente da prima della diffusione della Rete.

Un altro elemento spesso presente nell’atteggiamento comune A? una drammatica sottovalutazione del problema: i cospirazionisti sono minoritari, per lo piA? legati ad ambienti di estrema destra (piA? raramente, ma particolarmente in Italia, anche di estrema sinistra), e non di rado tali teorie vengono fabbricate con intenti di truffa commerciale o di abuso della credulitA� popolare. Parrebbe quindi ragionevole lasciarli alla gestione delle autoritA� preposte.

In realtA� l’esistenza di queste nicchie cospirazioniste rappresenta un problema per il dibattito scientifico e democratico: per rendere possibile un adeguato confronto pubblico sui temi di rilievo generale dell’Impresa Scientifica A? infatti necessario, e non lo si ripeterA� mai abbastanza, il capillare e complesso lavoro della divulgazione scientifica che serve sia a spiegare al grande pubblico ciA? che senza una mediazione tecnica non sarebbe immediatamente comprensibile, sia a diffondere nei cittadini l’indispensabile spirito critico necessario a qualunque forma di dibattito razionale, ed infine sia a promuovere la generale maggior formazione culturale della cittadinanza.

I presupposti di ogni complottismo presentano sempre l’idea che vi siano “veritA� nascoste” o arcani segreti che qualche gruppo abilmente manipola; sostengono l’esistenza di una “scienza ufficiale”, ovviamente corrotta e screditata, in contrapposizione con una “ricerca indipendente” di solito giudicata piA? attendibile per il solo fatto di essere presa in scarsa o nulla considerazione dal mondo accademico.

La pericolositA� di questo atteggiamento A? evidente poichA� sbriciola la realtA� in un caleidoscopio di percezioni soggettive, ovviamente inattaccabili dal momento in cui qualunque conferma viene vista come tale mentre ogni smentita A?, ipso facto, parte del complotto. In questo modo non A? piA? possibile un dibattito scientifico pubblico concreto, basato su scoperte e fatti; non A? piA? possibile la diffusione della scienza che A?, per sua natura, attivitA� sociale e pubblica che deve poter vivere del dibattito fra esperti cosA� come del confronto sugli obiettivi. Inoltre emerge sempre piA� popolare l’idea della Scienza come una sorta di chiesa dedita a culti esoterici e nascosti, per tacere del fatto che si perde l’opportunitA� di svelare e analizzare quei rari complotti che talvolta nel mondo possono sempre realizzarsi.

Mauro Sabbadini (presidente)

 

 

Appuntamento giovedA� 18 alle 21.00 a Filmstudio 90

Commento: etica, sperimentazione ed evoluzione

[commento di M. Sabbadini, Presidente dell'Associazione]

Nei giorni scorsi abbiamo avuto l’opportunitA� di proporre al pubblico varesino un’eccezionale conferenza del Professor Valerio Pocar sull’etica in prospettiva Darwiniana di cui presto pubblicheremo una sintesi video.

Valerio Pocar

Valerio Pocar

Tra i molti temi sui quali si sviluppa la complessa riflessione sulla bioetica applicata alle scienze c’A?, ovviamente, il tema sensibile della sperimentazione su cavie viventi, al quale abbiamo dedicato un ulteriore approfondimento realizzando via email un’intervista all’Associazione Pro – TestA� promotrice, fra l’altro, della giornata di mobilitazione nazionale per la libertA� di ricerca scientifica delle scorso giugno alla quale anche noi abbiamo dato pubblicitA� e di cui abbiamo condiviso le finalitA�.

Al lettore attento, pur nella necessaria parzialitA� di sintesi affidate a brevi articoli, non sarA� certamente sfuggita una serie di elementi contraddittori tra le descrizioni delle diverse posizioni: Pro – Test ha sottolineato l’essenzialitA� della sperimentazione per una serie di processi scientifici e di ricerca fondamentali; la riflessione invece sull’etica darwiniana ha portato con sA� un messaggio molto forte e molto chiaro: la scienza non ci consente piA? di affermare che l’uomo sia un oggetto con qualche preminenza nell’universo, gli animali sono nostri pari. Un’affermazione che pone un problema piuttosto difficile da eludere rispetto al tema degli esperimenti su cavie viventi.

Posto in questi termini, peraltro, il conflitto sembra porsi come un drammatico disaccordo tra etica e scienza, destinato ovviamente a risolversi a favore della scienza dal momento che nessuno di noi desidererebbe porre la propria speranza di vita, i destini del progresso scientifico al di sotto della vita, tutto sommato comunque breve, di animali che probabilmente spesso non sarebbero nemmeno nati se non fossero stati allevati per la sperimentazione. Tanto piA? che nessuna persona dotata di buonsenso potrebbe attribuire al ricercatore che sperimenta su una cavia tendenze sadiche o chissA� quali altre motivazioni diverse dalla ricerca.

Ma siamo certi che le cose stiano cosA�? A�Naturalmente la manifestazione del 9 giugno trovava le sue ragioni nella difesa del sacrosanto principio della libertA� di ricerca scientifica, un valore fondamentale in ogni democrazia e una premessa essenziale allo sviluppo tecnico e all’euristica scientifica. Questo perA? non deve indurre l’illusione che la scienza stia fuori dal mondo morale, che in suo nome si possano autorizzare eccezioni a principi altrimenti accettati.

L’Impresa scientifica A? affidata a uomini e donne che, come tutti, hanno i loro specifici campi di competenza e hanno, parimenti, i propri limiti. Il dibattito pubblico, il confronto con i processi legislativi degli stati e degli enti sovranazionali, le analisi nell’ambito dell’etica e della bioetica non sono astrazioni inutili per filosofi, sono parte integrante del processo per il quale l’Impresa Scientifica costituisce parte (integrante e fondamentale) della cultura di un’epoca, la nostra, che dalle scienze e dalla tecnologia dipende piA? di qualunque altra in passato.

Detto ciA? il problema etico posto dalla sperimentazione animale potrebbe essere piA? semplice di quanto non appaia in un primo momento: se la sperimentazione A? necessaria alla sopravvivenza della nostra specie un banale principio di autodifesa ci potrebbe indurre a ritenerla moralmente accettabile, semplicemente appellandosi al principio della scelta di un male minore.

Ma, anche posto questo principio, come giustificare la sperimentazione per ricerche, a essere gentili, non essenziali? Le normative attualmente in vigore nei paesi industrializzati prevedono l’obbligo di test sugli animali per qualunque prodotto destinato ad uso umano: ha veramente senso che si provochi l’overdose di una cavia per testare un rossetto o un fard composti, oltretutto, da molecole ben note il cui comportamento e i cui effetti sono facilmente calcolabili dalle precedenti esperienze? ha senso giustificare tali attivitA� per la verifica di prodotti come i cosmetici o alcuni additivi alimentari la cui finalitA� di realizzazione A? puramente commerciale? Vale la pena qui specificare che non A? certo la comunitA� scientifica ad essere responsabile di un simile paradosso previsto piuttosto da legislazioni sensibili ad altri tipi di interesse.

Inoltre non mancano le voci dissonanti nel mondo scientifico, punti di vista che sostengono come la sperimentazione possa essere sostituita da altri modelli di ricerca (ci limitiamo qui a segnalare, per quanto imperfetta, la sintesi che fa Wikipedia del dibattito).

Quindi? Quindi ancora una volta la tematica A? assai piA? complessa di quanto potesse apparire ad un primo sguardo ma, senza la pretesa di dare giudizi definitivi, possiamo individuare alcuni principi generali che dovrebbero avere un ruolo nella definizione di queste difficoltA�: 1) la libertA� di ricerca come valore fondamentale di una societA� democratica 2) la ricerca bioetica come punto di riferimento ineludibile per qualunque espressione scientifica 3) soprattutto se una questione non A? definita in modo unanime dalla comunitA� scientifica A? fondamentale tenere in considerazione tutti i paradigmi disponibili 4) l’importanza del dibattito pubblico informato, sia come punto di unione tra la comunitA� scientifica e il resto della popolazione, sia come momento per orientare le scelte politiche e culturali che dovrebbero essere patrimonio condiviso della collettivitA�.

Il Professor Pocar non si A? limitato a indicare i problemi etici sottesi alla ricerca con sperimentazione animale, ha anche sostenuto con argomenti tratti da ricerche note e controllabili, che vi sono dubbi sull’efficacia del metodo, ha altresA� segnalato la sua opinione secondo la quale la sperimentazione viene vista, in buona fede, come insostituibile solo per ragioni culturali, cioA? perchA� questa pratica porta con sA� secoli di collaudo e di credibilitA� che le danno un autoritA� che va oltre le evidenze empiriche (un meccanismo peraltro abbastanza noto agli storici e ai filosofi della scienza).

Ecco perA? che, proprio da questa osservazione, assai critica e tutta da dimostrare, nasce una proposta che ha fortemente senso, qui, riprendere: perchA�, mentre si continua la consolidata pratica della sperimentazione, non si avviano ambiziosi programmi di ricerca per trovare modelli alternativi? PerchA� non impegnare danaro dei contribuenti per questo fine? la politica scientifica A? una delle azioni caratterizzanti di un governo, anche se molto spesso la politica preferisce demandarla ai soli tecnici quando non seguire semplicemente gli umori di un’opinione pubblica poco informata. Invece un simile programma di sperimentazione, che non potrebbe avvenire con capitale privato mancando un interesse economico specifico, A�sarebbe destinato, con certezza, ad essere un successo: in caso non emergessero metodi alternativi buona parte dei nodi etici si potrebberoconsiderare superati data la ragionevole certezza dell’assenza di artenative utili; se emergessero sarebbe possibile superare, in modo netto, il problema e probabilmente disporre di nuove tecniche con costi, di ogni tipo, minori. Inoltre un programma di tali dimensioni sarebbe di per sA? portatore di enormi avanzamenti anche solo in termini di scoperte collaterali, proprio come i programmi spaziali degli anni ’50 che, nati per produrre tecnologie belliche, hanno prodotto avanzamenti un innumerevoli rami delle scienze e della tecnica, cambiando anche la vita quotidiana di ciascuno di noi con l’introduzione di molte tecnologie A�col tempo divenute disponibili per usi quotidiani.

In ultima analisi la sperimentazione su cavie viventi A? oggi uno strumento che la ricerca considera insostituibile ed A? parimenti ragione continua di dubbio etico e pratico. Come sempre la soluzione non sta nell’imporre (o sognare) divieti ma cercare modelli diversi, il solo sforzo della ricerca (date le inevitabili ricadute euristiche dovute all’esplorazione di modelli diversi), in questo caso come in altri, potrA� ampiamente giustificare il percorso. Si tratta, certamente, di programmi probabilmente costosi ma l’esempio ricavato dalla ricerca aerospaziale di mezzo secolo fa ci dimostra sia come siano possibili, sia quanto siano portatori di risultati e ricadute ben oltre le aspettative dal momento che la ricerca scientifica A? sempre attivitA� che produce piA? di quanto richieda.

 

 

Scienza, Etica e VeritA� – parte III

Per dare libero spazio al concetto di scienza libera, scienza pura, saremmo costretti a creare leggi ad hoc per gli scienziati stessi in modo tale che vengano esautorati da qualsiasi a�?rimorso di coscienzaa�? o, piA? semplicemente, da qualsiasi azione penale. Tale proposta trova riscontro nella leggenda del dottor Faustus, in special modo nella sua rielaborazione cinquecentesca ad opera del drammaturgo Christopher Marlowe (Doctor Faustus): il protagonista della tragedia, infatti, decide di darsi esclusivamente alla conoscenza scientifica attraverso un patto con il diavolo, cosa questa che lo rende metaforicamente libero dai dettami della societA� umana (che si creda o meno in un essere divino, il concetto di dio nella tragedia va inteso come una semplice metafora per le leggi, la��etica e la morale umana).

Christopher Marlowe

Christopher Marlowe

Come in un gioco di scatole cinesi, si arriverebbe tuttavia ad una��altra problematica legata alla purezza stessa della scienza: sebbene lo scienziato possa teoricamente slegarsi dalla��etica (creando paradossalmente la��etica della non-etica), andare al di lA� del bene e del male (come direbbe Nietzsche), non riuscirebbe mai a scardinare il fatto che lui stesso rimarrebbe pur sempre un essere umano. I risultati a cui arriverA� e la ragione che lo spinge alla conoscenza non sono semplici leggi universali, ed anche se lo fossero (la curiositA� legata a questioni genetiche, alla necessitA� di sopravvivere e quindi di sapere per contrastare le difficoltA� del mondo esterno) manterrebbero pur sempre la loro caratteristica di a�?umanoa�?, la lente a�?biologicaa�? con (e attraverso) cui ci poniamo a leggere la natura.

Trovare soluzioni a volte A? come essere in un quadro di Escher

Trovare soluzioni a volte A? come essere in un quadro di Escher

Esiste forse una via da��uscita, ed A? il concetto di utilitA�. Se da una parte la��idea di scienza pura potrebbe spingere a voler constatare quantitativamente il grado di sopportazione del dolore di una persona sottoposta ad una dieta forzata di cibo contaminato (con conseguente morte), dalla��altra ci si puA? chiedere a�?cui prodest?a�?, a cosa serva tutto ciA?; si tratta quindi di mettere in primo piano, a priori (prima ancora di iniziare la ricerca) e come elemento di guida, la validitA� del risultato da un punto di vista di utilizzo. Per quanto possa sembrare funzionale, anche in questo caso si arriverebbe tuttavia agli stessi problemi iniziali: la��utilitA� dipende dalla societA�, dalla cultura, e quindi torna ad essere legata a fattori esterni in grado di cambiare nel tempo e soprattutto non sempre veri. La��utilitA�, ad esempio, deve rispondere a diverse gradazioni, per cui in un momento di crisi economica e politica la conoscenza del cosmo risulta per nulla utile, sebbene sia innegabile il suo valore conoscitivo.

L'uomo che pensa

L’uomo che pensa

Non A? facile arrivare ad un risultato soddisfacente: in qualsivoglia modo si guardi la questione, cadremo sempre in discorsi la cui natura fa sA� che la loro soluzione sia probabilmente impossibile. Solo un fatto rimane sicuro: cosA� come non ci sentiamo di condannare Prometeo, allo stesso modo possiamo sentire pietA� (un sentimento genetico) verso Faustus per aver voluto essere umanamente curioso, bilanciando queste valutazioni con il fatto diametralmente opposto di sapere di doverli eticamente condannare per essersi posti in una condizione di quasi a-moralitA�. Ea�� il paradosso della scienza, una��arte neutra (un Giano bifronte) che puA? facilmente diventare positiva e negativa nello stesso momento.

 

Parte I

Parte II

Scienza, Etica e VeritA� – parte II

La��idea della��etica come argine delle ricerche scientifiche A? di certo stimolante, ma non si puA? neppure pretendere che possa risolvere ogni problematica. Se la��etica si basa su elementi che possono essere definiti come umani (e quindi generali per tutte le persone), la��etica dipende anche in parte dalla societA� e dalla cultura in cui si trova a convivere, risultandone per cui modificata. La corsa agli armamenti della guerra fredda, per creare una correlazione politica, si basava su una richiesta per nulla scorretta, ossia il proteggersi da possibili attacchi esterni, ma contestualizzando tale richiesta e guardandola con la��occhio clinico di chi vive dopo la caduta del muro di Berlino, non possiamo non sottolinearne le assurditA�, assurditA� che al loro interno appaiono tuttavia non illogiche.

Ricerca ed etica si controbilanciano

Ricerca ed etica si controbilanciano

Spesso, ciA? che per noi A? un fatto ordinario, una nozione scientifica ovvia, non lo era nel momento in cui veniva presentata al grande pubblico. Che il sole sia al centro del nostro sistema (solare, per la��appunto) A? un dato certo, ma inserire questo risultato in una cultura specifica che segue i canoni geocentrici significa sovvertire tutto un sistema di credenze correlato (Feyerabend ne parla nel suo Contro il Metodo): le ripercussioni sulla societA�, sulle persone che ne fanno parte, sono di certo temi di ordine etico. Samuel Butler (1835-1901) ne discuteva giA� nei suoi diari, riferendosi tacitamente alla��evoluzionismo darwiniano: secondo lo scrittore inglese, la scienza ha tutto il diritto di arrivare a risultati obiettivi, ma quando tali risultati possono creare ciA? che oggi definiamo shock culturali, lo scienziato deve allora sottostare al benessere psicologico della societA� e aspettare che giunga il momento corretto per parlare delle sue scoperte.

Pagine dai diari di Butler.

Pagine dai diari di Butler.

Al di lA� di tutto, la considerazione finale torna ancora una volta ad essere fortemente ambigua: se la scienza scopre una veritA� che non coincide con quanto si A? sempre pensato (eliocentrismo e geocentrismo, ad esempio), non si dovrebbe allora porre in primo piano la veritA� stessa anzichA� il benessere psicologico delle persone? Ea�� meglio una fantasia che ci permette di vivere tranquilli o una veritA� che provoca terremoti culturali? Un primo risultato di queste considerazione A? la��accorgersi che, da un determinato punto di vista, non esiste una bensA� diverse scienze, come ad esempio una scienza teologica (divisa nelle varie credenze, spesso troppo diverse tra loro per ricondurle ad un unico principio) ed una scienza umanistica: sebbene troppo spesso non ce ne si accorga, le ricerche scientifiche dipendono tacitamente da fin troppi stimoli culturali per poter essere definite puramente libere.

 

Parte I

Parte III

Scienza, Etica e VeritA� – parte I

Quando una giovanissima Mary Shelley pubblicA? uno dei piA? famosi romanzi del gotico inglese, Frankenstein (1818), aggiunse come sottotitolo The Modern Prometheus (Il Prometeo Moderno); nella��immaginario comune a�?Frankensteina�? A? diventato il nome del mostro (il quale rimane in realtA� anonimo), cambiando cosA� il valore originale del libro e scardinando il rapporto Prometeo-scienziato. Filologicamente, il titano del mito greco rimane una metafora fondamentale della figura dello scienziato: Prometeo A? un essere divino che sfida la��ordine stabilito dagli dei per portare il fuoco (altra metafora, in questo caso del progresso e della conoscenza) agli uomini, ed in conseguenza di ciA? viene relegato alla punizione di essere martoriato in eterno da una��aquila (nel ciclo di Ercole, questa��ultimo lo libera per ripagarlo del dono fatto alla��umanitA�).

Prometeo

Prometeo

Il concetto del fuoco, alla��interno del mito, rimane fortemente ambiguo: se da una parte, come si A? detto, A? sinonimo di conoscenza, dalla��altra A? anche portatore di distruzione. La��idea stessa di progresso, fortemente legata alla scienza (quasi in forma di sinonimi), mostra bene come ci rapportiamo culturalmente a questo tema: il progresso A? un bene (medicina) e un male (armi batteriologiche) allo stesso tempo, forse sintomo di una schizofrenia che ci vede spesso incapaci di scegliere tra il mito del buon selvaggio (la��uomo che rifiuta il progresso, concetto legato al filosofo Rosseau) e la nostra insita necessitA� di sapere e creare. Se lo scienziato A? Prometeo, il titano A? quindi anche colui che non accetta di essere passivo davanti alla realtA�, ma sente il bisogno di leggerla, capirla e, se possibile, di utilizzarla per i suoi fini.

Mary Shelley

Mary Shelley

Per sua natura, senza entrare in disquisizioni sottili, la scienza si prefigge una lettura obiettiva e corretta del mondo; la scienza A? perciA? una disciplina dove la��etica e la morale non sembrano dover trovare spazio. Da��altro canto, nella maggior parte dei casi la scienza produce risultati che si immettono di forza nella societA�, ossia in quella sfera dove la��etica e la morale sono alcuni dei temi piA? importanti; lo scienziato stesso, pur rifacendosi ad una disciplina teoricamente scevra da questioni etiche, A? un essere umano e quindi legato a tali questioni. Una sintesi positiva A? quella che previene qualsiasi crisi stabilendo che la��etica deve funzionare da a�?guardianaa�? della scienza; una sintesi negativa invece sovverte questa��ordine, con il rischio che lo scienziato si tramuti in un essere affamato di conoscenza, un essere che non riconosciamo piA? come umano.

Parte II

Parte III

Scienza e Pseudoscienza

PuA? sembrare strano che una associazione scientifica decida di parlare di un evoluzionista sui generis come Samuel Butler (1835-1901), autodefinitosi neolamarckiano. Inutile cercare di spiegare in poche righe il discorso dell’autore inglese, sarebbero necessarie fin troppe pagine e fin troppa pazienza; molto meglio citare il filosofo della scienza Karl Popper, che nel capitolo dedicato al darwinismo (dal suo libro The Unended Quest) scrive:

I have come to the conclusion that Darwinism is not a testable scientific theory, but a metaphysical research programme a�� a possible framework for testable scientific theories. (Popper 2005: 195)

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La frase di Popper contiene il nocciolo della questione: l’evoluzione, per quanto la si possa dimostrare in maniera piA? che soddisfacente, non puA? essere riprodotta attraverso esperimenti in laboratorio, e serve quindi come linea guida (framework) per teorie testabili. Contestualizzando Butler nel suo periodo storico, si evince come lo scrittore avesse capito che il discorso evoluzionista non poteva essere considerato come chiuso, che si inseriva in un campo in parte metafisico e che era quindi necessario trovare risposte ai dubbi e alle incongruenze del pensiero darwinista, risposte che oggi abbiamo ma che, nel XIX secolo, scarseggiavano (vedasi la questione dell’ereditarietA� genetica e del DNA). Come scrive Giulio Giorello (Se ti spiegassi la scienza?):

Per arrivare alla conquista della veritA�, e a una maggiore fioritura umana, A? infatti bene che ci sia dissenso. La ricerca vive di questo: se venisse sostituita da una veritA� assoluta non avrebbe piA? ragione d’essere. (Alloni & Giorello 2011: 73)

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Il metodo butleriano trova riscontro nel pensiero di Paul Feyerabend, che nel suo Against Method (Contro il Metodo) si chiedeva se non fosse necessario essere meno rigidi nel campo scientifico. Non si tratta, come spesso si crede, di una apertura alla pseudoscienza e a trovate alquanto strampalate per spiegare la realtA� che ci circonda: Feyerabend si opponeva a chi potremmo definire con a�?cialtronia�?, e la sua proposta era non di rifiutare a priori di dialogare con loro, quanto di prendere in considerazione le loro teorie e dimostrare dove sbagliassero attraverso vari metodi di valutazione. Esattamente come Butler richiedeva solo che le sue teorie venissero vagliate e criticate, giuste o sbagliate che fossero, cosA� il filosofo tedesco propone un serio atteggiamento di apertura (ed anche di autocritica) per riuscire contenere le derive pseudoscientifiche.

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Queste sono le motivazioni che portano Storie di Scienza a non trovare problematiche nell’accostare due eventi, uno su Butler e uno su Paolo Attivissimo, famoso debunker (ossia colui che dimostra l’infondatezza delle teorie pseudoscientifiche e non solo). CosA� lavora il pensiero scientifico: si crei la propria teoria, si portino le proprie motivazioni (con dati) e si sia pronti a farla vagliare, criticare e, nel caso, ad essere accettati o rifiutati senza pregiudizi. I risultati, in fondo, nascono dai dialoghi, ed i dialoghi spesso non sono altro che spiegazioni, uno scambio di idee.

 

Samuel Butler e la Memoria Biologica : 2 luglio 2013, h.18.00, Al Borducan (Sacro Monte a�� Varese)

Paolo Attivissimo e le Bufale Scientifiche : 18 luglio 2013, h.21.00, Filmstudio90 (Varese)

In ricordo di Margherita Hack

Nella notte tra venerdA� 28 e sabato 29 giugno, A? morta, all’etA� di 91 anni, l’astrofisica italiana Margherita Hack. L’associazione la contattA? nel 2007; la professoressa Hack accettA? cordialmente e si trovA? cosA� ad inaugurare la prima edizione del festival di storie di Scienze.

In cinquecento accorsero a vederla presso il salone dell’istituto de Filippi, un’altissima partecipazione di pubblico, a dimostrazione della suaA�inestimabile capacitA� di attrarre le persone alla scienza; titolo del suo intervento fu “Il cosmo di ieri, l’universo di oggi”.

L’associazione volle pagarle un onorario per il suo intervento, ma la professoressa rifiutA?. Chiese solo che le venisse rimborsato il costo per la trasferta (sua e di suo marito), ma solo dopo che avessimo ricevuto per posta l’originale dei biglietti.

 

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