Category Archives: Evoluzionismo

cheap jerseys china 027 cheap jerseys china 257 Fundraiser held for Emilie 497453

Fundraiser held for Emilie Parker Memorial Fund OGDEN, Utah Community members in Ogden have raised thousands of dollars to help the family of one of the victims in a Connecticut elementary school shooting. Emilie Parker’s family grew up in the Ogden area, but a new job opportunity recently moved them to Newtown. She was among the twenty 6 and 7 year old children gunned down at Sandy Hook Elementary. Most of them sold at full price. "There’s a guaranteed price. So if somebody absolutely has to have it and they are willing to pay that price they can take it and go buy it now," said Lindsie Nielsen, who put together the fundraiser. "We just decided we would do something small. And once word got out we were just getting non stop phone calls." Items included ski passes, season tickets to the Raptors, Jazz tickets, jerseys and more. All proceeds will go to the Emilie Parker Memorial Fund. But for the community, it was more
cheap jerseys top than just money, but a way to reach out to the
cheap jerseys china Parker family and bring them back home. "We knew they would want to come back to Utah and they need some way to bring their family
cheap nfl jerseys china back to Utah," Nielsen said.

Cervelli vonnegutiani e antichi crostacei

“Un milione di anni dopo, sento di dovermi scusare per la razza umana. E’ tutto ciò che posso dire.” (A million years later, I feel like apologizing for the human race. That’s all I can say” – pag. 85). Con questa frase, all’inizio del capitolo 16 di Galapagos, lo scrittore Kurt Vonnegut rende palese ai suoi lettori la necessità di un profondo esame di coscienza evoluzionistico; alla base del suo romanzo pulsa quella domanda che qualsiasi neo-darwininista moderno dovrebbe farsi almeno una volta nella vita, ossia se il nostro cervello (il “big brain” che la razza umana ha perso nel remoto futuro vonnegutiano) non possa essere classificato come una mutazione negativa.

Tecnica umana e meduse immortali

Uno degli aspetti più naturali per qualsiasi essere vivente è l’ovvia impossibilità di avere un corpo capace di resistere sia a qualsiasi evento esterno che al proprio decadimento: il percorso della sopravvivnza deve per forza di cosa arrivare ad una fine, tnato per il singolo individuo quanto per la specie intera. La morte può sopraggiungere per vecchiaia, ovviamente secondo le variazioni del caso: se un cane ha una media di circa 13 anni di vita, un essere umano può arrivare fino ad 80, mentre le carpe Koi e le tartarughe giganti superano facilmente i 200.  Di certo il caso più interessante è quello della Turritopsis Nutricola, più comunemente chiamata Medusa Immortale: teoricamente, data la sua capacità di ringiovanire ad infinitum, l’unico modo per porre fine alla sua esistenza sarebbe attraverso metodi violenti.

Intervista a Michael Ruse

Nato in Ighilterra (Birmingham – 1940), professore presso la Florida State University, Michael Ruse è uno dei più importanti filosofi della scienza contemporanei. Il suo campo di studio principale è la filosofia della biologia, in special modo una analisi dell’etica alla luce delle teorie evolutive. In quanto Umanista, Ruse professa di essere ateo ed agnostico ma non rifiuta un dialogo con la religione ed è un propositore della conciliazione tra fede cristiana e teoria dell’evoluzione. Oltre ad essere stato nominato Fellow della Royal Society of Canada e della American Association for the Advancement of Science, è stato insignito di dottorati onorari presso l’università di Bergen (Norvegia), McMaster e New Brunswick. [la versione originale in inglese dell’intervista si trova a questo link]

Quei batteri che portiamo in corpo

Segnalo un articolo di estremo interesse che racconta di come i microbiomi influenzerebbero fortemente i processi di speciazione e quindi l’intera storia evolutiva.

Link: Evoluti grazie ai microbi da Pikaia.eu, il primo portale italiano sull’evoluzione

 

Ernesto Pozzoni

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Evoluzione, scienza e problemi maltusiani

Fondamentalmente la scienza può essere divisa in due categorie: da una parte la ricerca che punta a conoscere i puri meccanismi della natura (ad esempio la fisica), dall’altra la ricerca che si propone di trovare soluzioni ai problemi dell’uomo (ad esempio la medicina). Risulta ovvio che le due categorie si intersechino a vicenda, tuttavia tale divisione non è da sottovalutarsi nel momento in cui si vogliano fare considerazioni da un punto di vista meramente utilitaristico. Nel primo caso si tratta di un complesso di informazioni che tendono ad una lettura quanto più obiettiva di ciò che circonda l’uomo, con l’unica conseguenza di possibili rivoluzioni culturali (vedasi il concetto di tempo secondo la fisica di Einstein); nel secondo caso, invece, il fatto stesso di creare strumenti che vanno ad aiutare l’essere umano a migliorare direttamente la propria vita innescano dubbi di più profonda portata.

Secondo il concetto di selezione naturale, qualsiasi essere vivente deve la propria sopravvivenza a fattori su cui non può influire, come la capacità del proprio sistema immunitario a respingere un determinato virus. Con la odierna medicina (ad esempio attraverso i vaccini) l’essere umano riesce a proteggersi anche nel momento in cui le sue difese di base non lo porterebbero a sopravvivere; se da un lato ciò ha un indiscutibile valore nella lotta per la sopravvivenza, dall’altro provoca una crisi nell’ordine evolutivo. L’evoluzione, infatti, si manifesta come il metodo migliore per contrastare situazioni negative, penalizzando (con la morte) chi non riesce a fronteggiarle e premiando (con la vita) chi riesce a superarle: semplificando il meccanismo, si può dire che chi sopravvive a determinate malattie trasmetterà il proprio corredo genetico ai figli, provocando l’espansione di una piccola mutazione nella specie, in questo caso per quanto riguarda gli anticorpi.

Thomas Malthus (1766 - 1834)

Thomas Malthus (1766 – 1834)

Se da un lato tutto ciò diminuisce fortemente il fattore evolutivo biologico, dall’altro è bene ricordare che il valore delle mutazioni deve essere fatto rientrare sotto l’egida del concetto di sopravvivenza: il valore dell’utilizzo di tecnologie è quindi simile a quello delle variazioni genetiche positive, il tutto poiché entrambe aiutano l’essere umano a sopravvivere. Il vero problema è la forza del risultato ottenibile: se le mutazioni sono un processo molto lento e per nulla sicure di arrivare ad un risultato ottimale (non sono infatti strettamente teleologiche, non sono ossia guidate aprioristicamente, non perseguono un fine prefissato), le ricerche umane sono invece volontariamente mirate (in alcuni casi si tratta certamente di momenti di serendipity, ma il risultato verrà poi usato con coscienza).

Darwin impiegò le teorie maltusiane, ma ne rifiutò l'utilizzo nei riguardi della procreazione umana.

Darwin impiegò le teorie maltusiane, ma ne rifiutò l’utilizzo nei riguardi della procreazione umana.

Il risultato di tutto ciò è semplice: la vita umana si allunga a dismisura e il numero dei rappresentanti della specie aumenta in forma vertiginosa. Le implicazioni sono cupe: non si tratta di questioni evolutive, bensì di problematiche di collasso: maggiore è il numero di esseri che riescono a sopravvivere, maggiore sarà il loro apporto sul mondo circostante. Si tratta ovviamente di problematiche che vengono generalmente classificate come maltusiane: negli anni passati ci si è spesso concentrati sulla capacità della terra di produrre abbastanza cibo per una popolazione umana sempre più in crescita, ma il vero problema con cui ci confrontiamo oggi è un altro, ad esempio la capacità del pianeta di sopportare il carico di rifiuti da noi prodotti.

Presupporre che la scienza debba quindi fermarsi nello sviluppo tecnologico e medico sarebbe forse sbagliato, una idiosincrasia luddista: il problema è infatti di ordine culturale, come si può notare dal fatto che basterebbe decidere di procreare solo un figlio per contenere derive numeriche di collasso o spingere la ricerca verso tecnologie meno dannose per l’intero ecosistema. Tutto ciò dimostra come la scienza abbia spesso forti ricadute sulla società e debba quindi essere coadiuvata da proposte culturali che nascano da una politica intelligente; parlare maltusianamente del numero massimo di figli da poter procreare diventa tuttavia un concetto etico, legato alla questione della libertà individuale (non collettiva) e certamente di non facile risoluzione. Una cosa è certa, l’evoluzione umana ha ormai una valenza di ordine culturale, e nel processo evolutivo non ci si può sottrarre dall’aspetto legato all’estinzione: nuove forme di pensiero devono nascere ed altre, insostenibili, devono morire.

Il Naso di Darwin

La scienza ovviamente non è fatta solo di scoperte, dati e teorie, e questo poiché ogni scienziato è un essere umano e come tale possiede le sue idiosincrasie. Newton, stimato per i suoi apporti nel mondo della fisica, non era di certo ciò che potremmo definire come “stinco di santo”: durante una diatriba che ebbe con il filosofo tedesco Leibniz, arrivò a scrivere lettere di protesta non solo sotto falso nome, ma adoperando quelli dei suoi amici, ignari di tutto ciò. Basta leggere la breve biografia contenuta in A briefer History of Time (Hawking & Mlodinow) per farsi una idea tutt’altro che positiva del carattere del fisico inglese.

Isaac Newton

Isaac Newton

La storia più conosciuta di Newton rimane tuttavia quella della mela, il “colpo in testa” (non metaforico) che lo avrebbe portato a formulare la sua tesi sulla gravità. In maniera simile un altro caso fortuito (e, in questo caso, più verosimile) fece fare passi da gigante nel mondo della scienza, del pensiero critico e della filosofia: il filosofo Descartes (italianizzato in Cartesio) arrivò infatti alla conclusione del cogito ergo sum quando, durante una notte fredda in un campo di battaglia, decise di riscaldarsi infilandosi in un forno (ovviamente spento, pena la morte del filosofo). Insonne, trascorse tutta la notte senza mai smettere di pensare, noncurante di ciò che stava accadendo all’esterno. Morì di freddo trent’anni dopo, a Stoccolma: la regina Cristina di Svezia lo aveva voluto a corte come tutore e lui non era stato capace di rifiutare, pur sapendo che il suo fisico non era fatto per i luoghi gelidi.

Descartes (Cartesio)

Descartes (Cartesio)

Charles Darwin ebbe invece una vita più tranquilla, più (parola abusata) normale; addirittura ai tempi scolastici i suoi risultati non brillavano in nessun modo, fermi su una pacata mediocrità. L’episodio chiave del suo percorso scientifico fu il viaggio sul veliero Beagle sugli oceani del mondo, una tipologia di viaggio usuale nel mondo inglese del XIX secolo: Darwin doveva infatti fare quasi da “animale da compagnia” al capitano della nave, Fitzroy, un uomo forse troppo legato a principi lombrosiani. Fu quindi un caso fortuito che il capitano acconsentisse a far salire Darwin sulla sua nave, un raro cambio di opinione poiché, come scrive Carlo Pagetti (Il Corallo della Vita):

[A Fitzroy non] piace il naso di Darwin, la cui conformazione gli sembra indicare debolezza di carattere.

Personaggio lombrosianamente inaffidabile.

Personaggio lombrosianamente inaffidabile.