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La notte dei ricercatori: 25 e 26 settembre

Notte dei Ricercatori La Città incontra l’Università – L’Università incontra la Città venerdì 25 e sabato 26 settembre 2015 Meet Me Tonight – La Notte dei Ricercatori – è un’iniziativa europea che Continua a leggere »

Evoluzione tecnologica

Secondo i dettami evolutivi una specie sopravvive solo quando riesce a trovare un equilibrio con il suo intorno; in termini più semplici, come prima conseguenza si potrebbe dire che la sopravvivenza è Continua a leggere »

Tag Archives: antropologia

Il volto del primo europeo

L’Homo antecessor è l’ominide più antico conosciuto che ha popolato il continente Europeo, tra 1.200 e gli 800 mila anni fa. Il gruppo di Luis Arsuaga, uno dei suoi scopritori, si sta occupando della mappatura del realtivo genoma dopo aver codificato quella di un orso di circa 500.000 anni fa.

Gli unici siti dove sono stati trovati i suoi resti fossili sono quelli di Gran Dolina e di Sima del Elefante, entrambi localizzati nella nota Sierra di Atapuerca, in Spagna.

Valerio Pocar – Etica e Bioetica

Valerio Pocar a Filmstudio 90 per l’Estate Scientifica di Storie di Scienza. Conferenza sull’etica darwiniana.

Stefano Allovio – Noi e l’Altro

Intervento del professor Stefano Allovio (Universita’ Statale di Milano – antropologia) sulla cultura dei pigmei africani. Conferenza tenuta a Varese per l’associazione Storie di Scienza.

 

Qualche semplice sasso scheggiato

30/07/2013  – Quando vengono scoperti dei manufatti litici in un’area dove non ci si aspetta la loro presenza, si apre un ampio complesso di studi che coinvolge non solo differenti oggetti d’esame, ma anche finalità apparentemente distanti ma che appartengono allo stesso quadro d’insieme: migrazioni ed espansioni.
E’ ciò che è recentemente successo nella penisola arabica: il rinvenimento nel 2011 di strumenti litici del paleolitico medio e superiore nella parte centrale dell’area geografica in questione, ha abbozzato un capitolo fino ad ora oscuro sulla sua occupazione. Tra le tipologie di studo effettuate, spiccano quelle sull’analisi tecnologica dei reperti, quella geomorfologica dell’area e quella climatica.

La caratteristica principale di questi manufatti è il tipo di lavorazione: una parte considerevole di essi è stata ottenuta con la medesima tecnica Levallois presente nello Yemen-Oman in tempi precedenti, e prima ancora nel nord Africa, in Nubia: un’invenzione del sapiens anatomicamente moderno. Nonostante questo, appaiono anche metodi locali di produzione, alcuni tra i quali derivati comunque dalla Levallois.

La tecnica Levallois di scheggiatura preferenziale.

La tecnica Levallois di scheggiatura preferenziale.
Fonte: Wikipedia

Punta ottenuta con la tecnica di scheggiatura di Levallois.

Punta ottenuta con la tecnica di scheggiatura di Levallois.
Fonte: Wikipedia

La mancanza di un precurore tecnologico fa pensare ad un movimento Out-of-Africa: lo spostamento sarebbe iniziato dalla Nubia lungo la lingua di terra tra il nord del Mar Rosso e il Mediterraneo, la ridiscesa verso sud lungo le coste orientali del Mar Rosso, l’occupazione della fascia meridionale della penisola arabica lungo la costa dell’Oceano Indiano (Yemen-Oman) magari attraversando direttamente il Mar Rosso per lo stretto di Bab el-Mandeb, e quindi la risalita a nord all’interno della penisola.

Nuclei dei manufatti litici in Nubia e Arabia. Diritti dell’immagine agli autori della ricerca. Disponibilità alla cancellazione della stessa da questa pagina in caso di richiesta da parte dei proprietari.

Nuclei dei manufatti litici in Nubia e Arabia.
Diritti dell’immagine agli autori della ricerca. Disponibilità alla cancellazione della stessa da questa pagina in caso di richiesta da parte dei proprietari.

Il motore che avrebbe incentivato lo spostamento verso nord sarebbe stato il clima: tre grandi periodi di precipitazioni si sarebbero susseguiti in una parte del paleolitoco medio (MIS 5). La prima si sarebbe manifestata tra 130 e 125 mila anni fa, e precederebbe la presenza della tecnologia nubiana in Arabia: probabilmente avrebbe funto da calamita. Le due fasi umide successive (100 mila anni fa la seconda, e 80-75 mila anni fa la terza) avrebbero spinto le presenze umane alla migrazione attraverso verso l’Arabia Saudita.
Tra un periodo umido e l’altro, la siccità avrebbe potuto avere la meglio sugli spostamenti: è  proprio qui che sarebbero entrate in gioco le risorse idrografiche dell’Al-Kharj, che con le sue numerosi sorgenti e pozzi d’acqua avrebbe rappresentato un importante rifugio.
Ed è proprio ad Al-Kharj che si trovano gli affioramenti in arenaria utilizzata per la fabbricazione degli strumenti rinvenuti nel luogo: la vicinanza della materia prima sarebbe stata un’altra risorsa che avrebbe contribuito allo scopo.

Mappa topografica di Al-Kharj.
Diritti dell’immagine agli autori della ricerca. Disponibilità alla cancellazione della stessa da questa pagina in caso di richiesta da parte dei proprietari.

Attività d’indagine svolte nel 2011.
Diritti dell’immagine agli autori della ricerca. Disponibilità alla cancellazione della stessa da questa pagina in caso di richiesta da parte dei proprietari.

 

Questo articolo non è che un (dozzinale) riassunto del reale e complesso lavoro che è stato effettuato, che ha coinvolto mesi di lavoro e finanziamenti da fonti sia private sia governative:  niente male considerando che il tutto è partito da “qualche semplice sasso scheggiato”.

Fonte: pagina della ricerca su PLoS ONE

Ernesto Pozzoni

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La distribuzione degli insediamenti umani durante il paleolitico nel nord della Penisola Iberica

Uno studio condotto a nord della Spagna ha cercato di capire qual’è stata l’influenza di determinate variabili nella scelta dell’habitat da parte degli uomini del paleolitico.
Sono stati effettuati studi di natura biogeografica (la distribuzione degli esseri viventi nello spazio e nel tempo e le cause determinanti) e paleoecologica (la ricostruzione dell’ambiente e degli ecosistemi) sulla base dei resti archeologici. Tra i vari esami tenuti spiccano infatti quelli sui resti della fauna locale, indice della dieta umana, e sull’influenza delle glaciazioni soprattutto durante la loro massima espansione, fattore tra più decisivi sull’influenza della scelta delle locazioni.

Un piccolo sguardo alla regione geografica: si tratta del territorio che attualmente è occupato dal Principato delle Asturie: è collocato nella parte nord-ovest della Penisola Iberica, e presenta le altitudini più elevate di tutta la catena montuosa che l’attraversa, la Cordigliera Cantabrica, molto vicina al mare e separata da essa da una stretta zona collinare.

Cordigliera Cantabrica

Cordigliera Cantabrica

L’arco temporale preso in considerazione è l’intero paleolitico, un periodo che pone le sue radici 2 milioni e mezzo di anni fa (inizio pelolitico inferiore) e trova il suo termine 10.000 anni fa (fine paleolitico inferiore) con i primi segni di introduzione dell’agricoltura. Generazioni di uomini, dagli ergaster ai sapiens moderni, hanno camminato nel nord della Spagna in questa fascia temporale.
Conseguentemente, l’influenza delle variabili prese in esame è stata nel tempo molto varia, ma si sono individuate delle caratteristiche in comune e continuative nel tempo:
1- basse quote
2- esposizione a sud
3- pendenze dolci
4- moderata distanza dai corsi d’acqua.

Gli insediamenti umani nelle Asturie nel Paleolitico. Diritti dell'immagine agli autori della ricerca. Disponibilità alla cancellazione della stessa da questa pagina in caso di richiesta da parte dei proprietari.

Gli insediamenti umani nelle Asturie nel Paleolitico.
Diritti dell’immagine agli autori della ricerca. Disponibilità alla cancellazione della stessa da questa pagina in caso di richiesta da parte dei proprietari.

 

Fonti: pagina della ricerca da Journal of Archaeological Science

 

Ernesto Pozzoni

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Storie di Bufale : La guerra genetica degli Yanomamö

Difficile dire se si tratti o meno di un falso clamoroso. Americano, laureato in antropologia (e docente della stessa materia), Napoleon Chagnon vanta credenziali tutt’altro che dubbie; verso gli anni ’60 decise di studiare la tribù degli Yanomamö, popolazione autoctona sudamericana definita tra le più violente del mondo (si veda anche Yanoàma. Dal racconto di una donna rapita dagli indi, trascrizione da parte dell’antropologo Ettore Biocca di quanto narrato da Helena Valero).

I contatti tra Chagnon e gli Yanomamö non iniziarono certo nel migliore dei modi: gli amerindi, infatti, rispondevano alle domande dello studioso inventando di sana pianta le più astruse falsità con l’intenzione di prendersi gioco di Chagnon. Anche davanti alla semplice richiesta di sapere i loro nomi ciascuno rispondeva utilizzando parole a prima vista innocenti (ossia nomi propri) che si rivelarono poi essere pesanti parolacce.

Napoleon Chagnon

Napoleon Chagnon

Chagnon non si perse d’animo: usando delle telecamere si mise a riprendere i comportamenti della tribù, focalizzandosi in special modo sui momenti di violenza. Ricontrollando meglio il materiale registrato arrivò a formulare ciò che per lui poteva essere l’unica ipotesi plausibile per dare una spiegazione alla lotte intestine (lotte che si svolgevano non tra tribù diverse ma, sia ben chiaro, all’interno della stessa tribù): le fazioni che si creavano rispondevano a nascosti legami genetici. Un cugino di terzo grado si trovava così a lottare al fianco del suo parente più prossimo senza esserne cosciente, entrambi in una posizione ostile a chi aveva meno punti di contatto con il loro corredo genetico.

Ad oggi alcuni studiosi di antropologia hanno avanzato una forte critica alla teoria di Cragnon, una critica per nulla superficiale: il corredo genetico non avrebbe infatti alcun valore nelle faide interne degli Yanomamö. La causa di questi momenti di violenza intestina, violenza a prima vista folle (chi infatti ucciderebbe il proprio compagno di tribù senza un motivo apparente?) sarebbero da imputarsi a Chagnon stesso: per ingraziarsi le varie persone della tribù regalava loro machete ed altri strumenti, ma il numero dei regali era inferiore al numero degli abitanti. Le lotte, quindi, non erano genetiche: si sarebbe trattato di semplice invidia e volontà di possesso.

 

Aspettando Attivissimo 

 

Link :   http://www.hutukara.org/

http://en.wikipedia.org/wiki/Yanoama:_The_Story_of_Helena_Valero,_a_Girl_Kidnapped_by_Amazonian_Indians

http://en.wikipedia.org/wiki/Napoleon_Chagnon

Storie di Bufale : La controversia Tasaday

Bufala che non è bufala pur essendo bufala: se tutto ciò provoca confusione è più che normale. Nel 1968 il governo filippino fonda il PANAMIN, una struttura governativa atta a proteggere le minoranze culturali; Manuel Elizalde fu uno dei fondatori, e il suo nome si lega alla popolazione dei Tasaday, da lui scoperta (così afferma) agli inizi degli anni ’70 a Mindanao. Non appena la notizia divenne di dominio pubblico furono in molti a voler compiere studi sul campo; per diminuire la possibilità di contaminazione nei confronti della fragile cultura dei Tasaday, il presidente Ferdinand Marcos impose il divieto di addentrarsi nella loro zona, il tutto sotto consiglio del PANAMIN, ossia di Elizalde.

Il motivo per cui i Tasaday suscitavano così tanto interesse è semplice: Elizalde affermava infatti come fossero rimasti isolati dal resto del mondo, fermi ancora all’età della pietra. Tali “fossili viventi” hanno un valore antropologico, linguistico, genetico e culturale di somma importanza: studiarli avrebbe significato avvicinarsi il più possibile ad una lettura quanto più corretta degli albori dell’umanità. Ciò che fece (e fa ancora oggi) pensare che si trattasse di un caso inventato è la mancanza di prove reali: nessun corpo dei loro antenati è stato infatti trovato dove teoricamente venivano seppelliti. La dieta stessa che si diceva seguissero non permetteva loro di sopravvivere; quando alcuni scienziati chiesero di controllare dal vivo come potessero essere ancora in vita, vennero bloccati dal suddetto divieto.

I Tasaday come apparivano nelle grotte, probabilmente un atteggiamento posticcio.

I Tasaday come apparivano nelle grotte, probabilmente un atteggiamento posticcio.

La faccenda si complica quando nel 1983 Elizalde scappa dalle Filippine dopo l’assassinio del leader dell’opposizione Benigno Equino Junior. Alcuni sospettano che Elizalde fosse partito con i soldi ricavati dalla raccolta fondi per la protezione dei Tasaday, ma allo stesso tempo pare che tali fondi venissero forniti nella maggior parte dalla famiglia Elizalde; a ciò si aggiunge il fatto che gli aiuti governativi tecnicamente smisero di arrivare nel momento in cui si decise di vietare l’ingresso nella zona protetta. Quando Manuel Elizalde tornò nel 1987 iniziò una campagna anti-diffamatoria (spendendo, a parer suo, più di un milione di dollari) e fondò il Tasaday Community Care Center.

Nel 1986, un antropologo (Oswald Iten) ed un giornalista (Joey Lozano) entrarono illegalmente nel territorio Tasaday; dopo aver parlato con sei autoctoni ed aver notato come le caverne non presentassero tracce di vita, conclusero che i Tasaday non fossero altro che membri di una tribù vicina che si erano travestiti da uomini delle pietre forse sotto consiglio di Elizalde. Una emittente americana (ABC) riuscì a contattare due giovani Tasaday che ammisero di aver creato una frode; due anni dopo, i due giovani ritrattarono dicendo di essere stati plagiati dall’intervistatore ad affermare il falso in cambio di sigarette e vestiti, cosa che l’intervistatore stesso confermò. Ad oggi la soluzione più verosimile al mistero rimane la seguente: i Tasaday sono esistiti ed esistono certamente, ma il loro stile di vita non è per nulla primitivo e, sebbene siano vissuti in forma isolata, di certo hanno sempre avuto contatti con le popolazioni vicine, forse scemati solo nel secolo XIX. Come dissero Iten e Lozano, “i Tasaday si trovavano a tre sole ore di cammino da una cittadina di recente costruzione, era strano che non l’avessero trovata mentre andavano in cerca di cibo”.

 

Aspettando Attivissimo

 

Link:    http://oregonstate.edu/instruct/anth210/tasaday.html

http://www-01.sil.org/~headlandt/caveppl.htm

http://en.wikipedia.org/wiki/Tasaday_people