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La notte dei ricercatori: 25 e 26 settembre

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Evoluzione tecnologica

Secondo i dettami evolutivi una specie sopravvive solo quando riesce a trovare un equilibrio con il suo intorno; in termini più semplici, come prima conseguenza si potrebbe dire che la sopravvivenza è Continua a leggere »

Tag Archives: bufale

Scienza e Pseudoscienza : il caso Hamer e il metodo anti-cancro

“Il problema della demarcazione tra scienza e pseudoscienza non è un banale problema da filosofi da salotto:  è di vitale importanza sia sociale che politica”; così si esprimeva Imre Lakatos, uno dei maggiori filosofi della scienza del ’900. A distanza di varie decadi, l’uomo del XXI secolo si trova nella condizione di doversi confrontare non solo con la stessa problematica ma anche con un carico di difficoltà maggiore: il progresso tecnologico nel campo dell’informazione ha infatti reso possibile un sempre maggiore proliferare di notizie errate, il tutto coadiuvato dall’incapacità del pubblico di trasformarsi da consumatori passivi (assorbo la notizia) in consumatori attivi (critico razionalmente la notizia). Basti pensare al banale esempio dell’oroscopo: sebbene razionalmente possa essere rifiutato in pochi secondi, non per questo ha smesso di esistere, continuando così a comparire su giornali, programmi radio, trasmissioni televisive e siti internet.

Poster contro i falsi medici.

Poster contro i falsi medici.

Il caso Hamer risulta essere di fondamentale importanza per capire come sia possibile che la pseudoscienza (in questo caso la sottocategoria “pseudomedicina”) riesca ancora ad essere accettata da parte del pubblico. Nato nel 1935, Ryke Geerd Hamer vanta una carriera accademica di un certo spessore: laureato in studi di medicina e teologia a Tubingen, riceve la licenza di medico nel 1963, lavora poi presso alcune cliniche universitarie e nel 1972 completa gli studi di specializzazione.  Se tutto ciò può servire ad Hamer per dimostrare una base conoscitiva certamente non elementare, è pur sempre vero che la sua licenza di medico viene revocata nel 1986, viene messo in prigione per un anno (1997-1998) in Germania e per quasi due (settembre 2004-febbraio 2006) in Francia, il tutto per accuse legate a cattiva pratica medica, esercizio abusivo della professione, omissione di soccorso, calunnia e frode; come se tutto ciò non bastasse, la lista deve essere allungata con la chiusura di un suo centro medico abusivo in Austria (1995), quattro mesi di carcere per aver ingessato un ginocchio ad un paziente provocandone poi l’amputazione (1992) e una condanna di sei mesi per calunnie (1993).

Il metodo Hamer, condannato dalla medicina, è molto semplice: le malattie in realtà non esistono così come vengono normalmente intese poiché non sono altro che shock psicologici subiti dal paziente, shock che ne turbano il benessere fisico (potremmo definirlo l’ecosistema interno) e che devono quindi essere trattate ad hoc.  Quei microbi, virus o batteri che la medicina dimostra essere la causa delle malattie sono per Hamer elementi naturali che aiutano il corpo a guarire: andare a colpirli significherebbe incidere negativamente sul processo di guarigione. Poiché la malattia è un semplice conflitto “psicologico”, ne risulta un completo divieto a utilizzare medicine e trattamenti che allevino il dolore del paziente: secondo Hamer la chemioterapia e la morfina sono quindi elementi mortali.

Il Ciarlatano (1757, di Pietro Longhi)

Il Ciarlatano (1757, di Pietro Longhi)

La teoria di Hamer non è stata rinnegata per assurde motivazioni dietrologiche, bensì per due semplici e basilari motivi: da una parte Hamer non ha mai presentato prove della buona riuscita delle sue cure (Hamer rifiuta quindi test critici obiettivi, ciò che si può chiamare anche come “peer-review”), dall’altra si è invasi dalle notizie di come la stragrande maggioranza delle persone da lui curate siano morte. Ciò che rende assurda la faccenda è il fatto che ad oggi Hamer venga ancora difeso a spada tratta da alcune persone, tra cui i genitori di Olivia Pilhar, una bambina che rischiò di morire di cancro per essere stata sottoposta al metodo Hamer (le autorità austriache riuscirono a farla curare positivamente con i metodi “convenzionali”, salvandole così la vita). La follia di questi casi, un tipo di follia che ben starebbe nel libro di Erasmus da Rotterdam, è una di incongruenza da non mettere mai in secondo piano: non è la medicina a rifiutare Hamer a priori, è Hamer colui che rifiuta di rendere partecipe la medicina delle sue supposte scoperte. Il suo metodo, inoltre, è pericolosamente dannoso nel momento in cui dovessimo spingerlo alle sue estreme conseguenze: se la malattia è un conflitto “psicologico” da risolvere, coloro che non guariscono diventerebbero causa del loro male, poiché sarebbe loro la colpa (inconscia) di non voler guarire (esautorando in tal modo il medico).

“[...] Il problema della demarcazione tra scienza e pseudoscienza non è uno pseudo-problema da filosofi da salotto: ha profonde implicazioni etiche e politiche”; così terminava Lakatos la sua lettura, chiudendola (dopo aver citato il caso Lysenko) esattamente come l’aveva iniziata. Possiamo invece affermare, ad oggi, che la questione della demarcazione sia veramente uno pseudo-problema facendo forza sul fatto che i casi Hamer sono ad ogni modo piccoli errori di percorso, gruppi sparuti che scompariranno con il tempo? Anche se così fosse, l’implicazione etica (la morte di alcune persone) non ci lascerebbe dormire sonni tranquilli. Se Hamer è inoltre un esempio abbastanza palese di cattiva pratica, ci sarebbe da chiedersi come sia possibile che molte persone in questi mesi abbiano applaudito il metodo Vannoni, o come sia possibile che ancora ad oggi ci si fidi indiscutibilmente dell’omeopatia quando gli studi ne dimostrano un’efficacia solo da semplice placebo. L’unica soluzione possibile è quindi una divulgazione scientifica positiva, un’aumento delle conoscenze e dei metodi basilari per proteggersi da quelle falsità (non importa che siano fatte in buona o cattiva fede) che possono provocare danni mortali.

 

Post Scriptum : per maggiori informazioni su Hamer si rimanda alla pagina wikipedia (ricca di link esterni), ad un articolo di MedBunker e al sito Dossier Hamer. Le citazioni di Lakatos sono tratte da Science and Pseudoscience. Le immagini sono tratte da wikipedia.

 

 

Paolo Attivissimo – Bufale scientifiche e Scienza delle bufale

Paolo Attivissimo a Filmstudio ’90, a Varese, il 18 luglio 2013 parla di bufale scientifiche e scienza delle bufale nell’ambito dell’Estate Scientifica promossa dall’Associazione Storie di Scienza www.storiediscienza.it

 

dal blog di Paolo Attivissimo riprendiamo anche la bibliografia della serata:

  • La famosa invasione delle vipere volanti, Paolo Toselli, Sonzogno, 1994
  • Tutte storie, Danilo Arona, Costa e Nolan, 1994
  • Leggende metropolitane: Storie improbabili raccontate come vere, Jan Harold Brunvand, 1986, Costa e Nolan
  • Nuove leggende metropolitane, Jan Harold Brunvand, 1990, Costa e Nolan
  • Le nuove leggende metropolitane – Manuale per detective antibufale (atti del convegno Contaminazioni, Torino 2004), a cura di Paolo Toselli e Stefano Bagnasco, Avverbi
  • Le voci che corrono, Jean-Noel Kapferer, Milano, 1987, Longanesi
  • Il bambino è servito, Cesare Bermani, Dedalo
  • Non ci casco, Edizioni Millelire
  • Leggende tecnologiche… e il gatto bonsai mangiò la fragola pesce, Lorenzo Montali, 2003, Avverbi
  • Disinformation Technology – Dai falsi di Internet alle bufale di Bush, Stefano Porro e Walter Molino, 2003, Apogeo
  • La falsa scienza, Silvano Fuso, Carocci editore (2013)
  • Bufale – Manuale di difesa contro le balle dei media, John Battista, 2012, Editori Internazionali Riuniti
  • 101 stronzate a cui abbiamo creduto tutti almeno una volta nella vita, Severino Colombo, 2011, Newton Compton Editori

I rischi del Grande Complotto

Domani Sds ospita a Filmstudio ’90 il giornalista Paolo Attivissimo, divulgatore scientifico e informatico (anzi “Disinformatico”) noto al grande pubblico principalmente per l’attività di “debunker”, ossia il critico e confutatore delle teorie del complotto e di diverse leggende metropolitane, dai richiami al paranormale fino ai deliri pseudoscientifici.

In questi giorni abbiamo dedicato parte del sito a raccogliere ed analizzare brevemente alcune bufale più o meno note, sebbene l’elenco sarebbe potuto continuare a lungo: da quelle più paranoiche  ma eventualmente innocue (il progetto HAARP in Alaska, ad esempio, ha chiuso per mancanza di fondi, non certo perché accusato di essere l’ordigno “fine di mondo” dai cospirazionisti), a quelle più insidiose e capaci di effetti negativi ( è di questi mesi la notizia della ricomparsa del morbillo in forma epidemica nel Regno Unito, in parte a causa delle paranoie delle teorie complottiste sui vaccini).

Spesso la “vox populi” attribuisce a Internet la responsabilità della diffusione di tali teorie: si tratta di un punto di vista difficilmente sostenibile che non tiene conto di come il cospirazionismo abbia radici culturali e antropologiche più profonde, preesistendo largamente da prima della diffusione della Rete.

Un altro elemento spesso presente nell’atteggiamento comune è una drammatica sottovalutazione del problema: i cospirazionisti sono minoritari, per lo più legati ad ambienti di estrema destra (più raramente, ma particolarmente in Italia, anche di estrema sinistra), e non di rado tali teorie vengono fabbricate con intenti di truffa commerciale o di abuso della credulità popolare. Parrebbe quindi ragionevole lasciarli alla gestione delle autorità preposte.

In realtà l’esistenza di queste nicchie cospirazioniste rappresenta un problema per il dibattito scientifico e democratico: per rendere possibile un adeguato confronto pubblico sui temi di rilievo generale dell’Impresa Scientifica è infatti necessario, e non lo si ripeterà mai abbastanza, il capillare e complesso lavoro della divulgazione scientifica che serve sia a spiegare al grande pubblico ciò che senza una mediazione tecnica non sarebbe immediatamente comprensibile, sia a diffondere nei cittadini l’indispensabile spirito critico necessario a qualunque forma di dibattito razionale, ed infine sia a promuovere la generale maggior formazione culturale della cittadinanza.

I presupposti di ogni complottismo presentano sempre l’idea che vi siano “verità nascoste” o arcani segreti che qualche gruppo abilmente manipola; sostengono l’esistenza di una “scienza ufficiale”, ovviamente corrotta e screditata, in contrapposizione con una “ricerca indipendente” di solito giudicata più attendibile per il solo fatto di essere presa in scarsa o nulla considerazione dal mondo accademico.

La pericolosità di questo atteggiamento è evidente poiché sbriciola la realtà in un caleidoscopio di percezioni soggettive, ovviamente inattaccabili dal momento in cui qualunque conferma viene vista come tale mentre ogni smentita è, ipso facto, parte del complotto. In questo modo non è più possibile un dibattito scientifico pubblico concreto, basato su scoperte e fatti; non è più possibile la diffusione della scienza che è, per sua natura, attività sociale e pubblica che deve poter vivere del dibattito fra esperti così come del confronto sugli obiettivi. Inoltre emerge sempre pià popolare l’idea della Scienza come una sorta di chiesa dedita a culti esoterici e nascosti, per tacere del fatto che si perde l’opportunità di svelare e analizzare quei rari complotti che talvolta nel mondo possono sempre realizzarsi.

Mauro Sabbadini (presidente)

 

 

Appuntamento giovedì 18 alle 21.00 a Filmstudio 90

Aspettando Attivissimo : Storie di Complottismi

Se la bufala è una notizia falsa che nasce e vive in sé stessa, il complottismo (o teoria cospirazionista) ne è una variazione che mette come punto di partenza l’idea della segretezza. Una premessa bisognosa è la distinzione tra complotto e complottismo: nel primo caso, oltre a presentare un forte carattere di plausibilità, si hanno prove concrete di una cospirazione, mentre nel secondo, oltre ad un minor grado di plausibilità, non si ha nulla che ne dimostri l’esistenza. Se il complotto può essere verificato, studiato e “testato” da chiunque, il complottismo richiede normalmente di essere accettato prima ancora di venire dimostrato, con conseguente “contaminazione” del nostro spirito critico.

Un esempio classico sono gli sbarchi sulla luna. Davanti alle prove tangibili, diventa difficile presupporre che l’allunaggio sia stato una invenzione, specie se tali prove vengono vagliate in forma obiettiva; partendo invece dal presupposto che esista una cospirazione, si arriva all’estremo di credere che coloro che dimostrano l’infondatezza della nostra teoria siano parte integrante di quel mondo che continua a propinarci supposte falsità. Famoso è l’esempio della bandiera americana, per cui risulta impossibile che si trovasse in quella posizione in un luogo dove la forza di gravità non lo permetterebbe: la risposta a questo dubbio lecito è semplice, si trattava di una bandiera con un’asta di ferro superiore, ma nell’ideologia cospirazionista chi fornisce tale risposta lo fa inventandola di sana pianta. Ciò che ne risulta è l’impossibilità di dialogo, poiché qualsiasi prova contraria alla teoria complottista finirà per far parte della cospirazione stessa.

Paolo Attivissimo, nel suo blog, smonta le teorie complottiste.

Paolo Attivissimo, nel suo blog, smonta le teorie complottiste.

Sarebbe scorretto definire il complottismo come semplice figlio del dubbio e del pensiero critico: la razionalità infatti ci spinge a dubitare, ma tale azione deve essere rivolta anche verso noi stessi. Il complottismo in realtà vizia lo spirito critico, assoggettandolo ad una forma mentale dogmatica: non si vuole valutare due posizioni differenti (vero e falso riferiti allo sbarco sulla luna), soppesarle e cercare di confrontarle con le prove, quanto invece soverchiare l’avversario ed avere perciò “ragione” senza mai ammettere di potersi essere sbagliati.

Complottismi e cospirazioni nascono velocemente, spesso unendosi per creare rapporti interni sempre più vasti, come se fosse una immensa ragnatela; tutto ciò è possibile poiché queste teorie si basano quasi sempre sugli stessi topoi (gli stessi temi), a volte rendendosi facilmente intercambiabili pur poggiando su considerazioni opposte (ad esempio la stessa cospirazione può essere vista di destra o di sinistra a seconda di chi la guarda). Darne un piccolo assaggio non può che aiutarci a capire i vari modi in cui si costruiscono e compaiono:

I Rettiliani

Il gruppo Bilderberg

Vril, il popolo sotterraneo

Bufale Scientifiche – Paolo Attivissimo

giovedì 18 luglio, ore 21.00 – Filmstudio90 (via de Cristoforis, Varese)

 

Aspettando Attivissimo : Storie di Bufale

Che cos’è una bufala? Una notizia falsa spacciata per vera. Classificazioni più complesse sono possibili a seconda del grado di verosimiglianza, di valore socio-culturale o di “lunghezza di vita”; più importante è forse distinguere tra bufala vera e propria e concezione errata a posteriori. Quando nell’antichità si pensava che il mondo non avesse altri continenti oltre a quello europeo, asiatico e africano, tale proposizione era infatti di suo corretta, mentre non lo sarebbe oggi.

 La bufala è quindi quella notizia che vive in un contesto dove si possono trovare le prove che ne dimostrino il suo essere non vera: è quel tipo di proposizione che può essere sfatato con una semplice ricerca e un metodo di critica razionali. La distinzione è in parte comparabile a quella che troviamo tra, da un alto, l’affermare che esistano forme di vita extraterrestri con una capacità di raziocinio pari o superiore alla nostra e, dall’altro, il presupporre che sia plausibile ma non confermato che esistano: in un caso si spaccia per assolutamente vero ciò che non può essere provato, nell’altro si postula la possibilità come la non possibilità di un fatto ipotetico.

Paolo Attivissimo

Paolo Attivissimo sarà presente il 18 luglio

Cadere nelle trappole delle bufale non è difficile: capita anche a chi reputiamo più intelligente di noi. Il problema è il non essere più in grado di uscirne, il fissarsi su qualcosa che è facilmente smontabile anche con il solo aiuto dell’ingegno: affermare di “esserci cascati” e di avere speso molto (troppo) tempo credendo in qualcosa di palesemente assurdo è a volte un atto difficile da compiere, il tutto poiché ci farebbe sentire fallibili, stupidi e terribilmente presi “per i fondelli” (per aumentare il valore di questa frase si cambi “fondelli” con una parola scurrile più all’ordine del giorno).

La nostra cultura è piena di bufale, tutte di diverso tipo: alcune giocano con le paure (fino arrivare ai complottismi, diversi dai complotti), altre con il nostro gusto del mistero, altre ancora con il fingersi “intelligenti” (e quindi farci sentire tali) quando invece sono “patacche”. Discuterle tutte sarebbe impossibile; meglio allora darne un piccolo assaggio per avere una visione più ampia di ciò di cui si sta trattando:

Il gene biondo recessivo

Orson Welles e il naturalismo recitativo

La Guerra genetica degli Yanomamo

La razza ariana

La controversia Tasaday

 

Bufale Scientifiche – Paolo Attivissimo

Giovedì 18 Luglio – Ore 21.00, Filmstudio90 (via de Cristoforis, Varese)

Storie di Bufale : Il gene biondo recessivo

Leggenda dal retrogusto di verosimile, la teoria del gene biondo recessivo presuppone che con il passare del tempo la popolazione umana si appiattisca in un completo color corvino. Questa ipotesi si poggia su una visione della genetica in cui i caratteri dominanti sono destinati a sopraffare (e a far estinguere) qualsiasi altro carattere a loro inferiore, nello specifico una lotta cromatica per la sopravvivenza su scala pilifera.

L’ipotesi del gene biondo recessivo dimostra subito un carattere di semplificazione quasi manichea: sebbene si possa dividere la popolazione mondiale in quattro grandi gruppi (capelli scuri, capelli castani, capelli rossi e capelli biondi), alcuni di questi sono infatti a loro volta classificabili in ulteriori sottogruppi (dal castano scuro al castano ramato, ad esempio). Se veramente si dovesse parlare di estinzione, questa dovrebbe allora includere tutti i colori tranne il nero corvino, non solo il biondo.

Tabella dei colori dei capelli.

Tabella dei colori dei capelli.

La realtà dei fatti è ben differente. I geni biondi vengono infatti trasmessi attraverso varie generazioni anche quando non compaiono direttamente, ed è pure più che possibile che in una famiglia dai capelli scuri possa comparire un figlio (o una figlia) con i capelli chiari: non è necessario scomodare la frase latina “mater semper certa est”, basta rifarsi al concetto di deriva genetica di Cavalli-Sforza (vedasi Geni, Popoli e Lingue) e presupporre che un antenato avesse quel colore dei capelli (diventato parte del nostro patrimonio genetico).

Ciò che sì è possibile è una diminuzione della percentuale di persone con un determinato tipo di colore, non la loro assoluta scomparsa (la bufala, inoltre, presuppone che questa si verifichi nel 2202). Una dimostrazione dei meccanismi la si può vedere nell’Italia meridionale: non è infatti difficile trovare persone con occhi e capelli chiari, a dimostrazione di un lascito genetico non indifferente. Certo, si può essere portati a credere che il corvino sia il colore del futuro guardando le popolazioni asiatiche, ma non è più semplice presupporre che il “gene del colore chiaro” non faccia parte del loro patrimonio e quindi non abbia mai potuto mostrarsi?

Aspettando Attivissimo 

Link :   http://science.howstuffworks.com/life/genetic/redhead-extinction.htm

http://www.snopes.com/science/stats/blondes.asp

http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/2284783.stm

http://www.who.int/mediacentre/news/statements/statement05/en/

http://it.wikipedia.org/wiki/Capelli

Storie di Bufale : Orson Welles e il naturalismo recitativo

Una bufala alquanto strana, forse in parte cercata e in parte non voluta, è quella legata alla “Guerra dei Mondi” e alla trasposizione fatta da Orson Welles. Nato nel 1915, Welles rimane quel tipo di personaggio capace di coniugare la grandezza artistica con il fallimento economico: sebbene i suoi film (Citizen Kane su tutti) e le sue prove attoriali (vedasi The Third Man di Carol Reed) rimangano ancora ad oggi perle di tecnica cinematografica, Welles venne sempre tenuto in disparte nel mondo hollywoodiano, spesso a causa di bassi successi al botteghino.

 Il 30 ottobre 1938, Welles si trovò a “mettere in scena” una trasposizione radiofonica di The War of The Worlds, uno dei libri più famosi di H. G. Wells; nella versione cartacea, la storia (narrata in prima persona) gira attorno all’arrivo dei marziani sulla terra e alla quasi estinzione degli esseri umani. Per creare maggiore interesse nello spazio di 60 minuti del programma radio, Welles decise per un approccio più “naturalista”, costruendo così un insieme di falsi bollettini fortemente (meglio detto, fin troppo) verosimili. Inutile dire che molti ascoltatori vennero presi dal panico credendo di ascoltare notizie reali.

Orson Welles

Orson Welles

Due furono le cause principali che portano molti a credere di essere sotto attacco marziano: da una parte il concorrere dello stato di allerta legato alle situazioni politiche in Europa (ossia il sempre più imperante nazifascismo), dall’altra il fatto che fin troppi furono coloro che si sintonizzarono a programma iniziato, perdendo così l’introduzione dove si palesava il fatto di essere di fronte ad una riduzione di un romanzo di science-fiction. Di certo la raffinatezza tecnica di Welles contribuì ad aumentare il fattore di “bufala creduta”.

 

Aspettando Attivissimo 

 

Link :   http://www.war-of-the-worlds.org/Radio/Newspapers/Oct31/NYT.html

http://archive.org/details/OrsonWellesMrBruns (originale in formato MP3)

http://www.wellesnet.com/