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La notte dei ricercatori: 25 e 26 settembre

Notte dei Ricercatori La Città incontra l’Università – L’Università incontra la Città venerdì 25 e sabato 26 settembre 2015 Meet Me Tonight – La Notte dei Ricercatori – è un’iniziativa europea che Continua a leggere »

Evoluzione tecnologica

Secondo i dettami evolutivi una specie sopravvive solo quando riesce a trovare un equilibrio con il suo intorno; in termini più semplici, come prima conseguenza si potrebbe dire che la sopravvivenza è Continua a leggere »

Tag Archives: denti

Piccoli denti, grande cervello: gli studi proseguono

Articolo originale scritto per Pikaia.eu – Il portale dell’evoluzione.

13/03/2014 – Rare eccezioni non mancano, come ad esempio in Homo florensiensis, ma la riduzione dei molari e premolari (post-canini) nel genere Homo parallelamente all’encefalizzazione è un dato di fatto. Una ricerca pubblicata il 30 gennaio 2014 su BioMed Research International ha analizzato le relazioni tra le dimensioni dei denti molari e premolari (post-canini), la dieta assunta e le dimensioni del cervello in diverse specie di primati estinti ed esistenti.

Il passato ci ricorda chi siamo

30/11/2013 – Riporto qui di seguito l’articolo pubblicato su Pikaia – portale dell’evoluzione il 29/11/2013 e originariamente intitolato “Gli albori della nostra storia: indizi dai denti”.

“Alla luce dell’importanza dei denti nello studio della filogenesi, una ricerca ha posto in esame la dentatura inferiore di alcuni tra i più antichi ominidi noti”

Homo georgicus e stuzzicadenti

Dmanisi, Kvemo Kartli meridionale, Georgia meridionale, Caucaso del Sud.
Pleistocene medio-inferiore.

 

14/10/2013 – La perdita dei denti e il rimodellamento mandibolare dovuto alla rispettiva usura nei primi ominidi del Pleistocene sarebbero stati causati dal consumo di alimenti duri e dal frequente uso di stuzzicadenti.

Australopithecus anamensis: nuovi ritrovamenti, nuove informazioni

Kanapoi, sud-ovest del Lago di Turkana, Kenya nord-occidentale, Africa centro-orientale, Rift Valley. Zancleano.

Nel 1965 Bryan Patterson trovò a Kanapoi l’omero di un braccio sinistro che venne classificato come appartenente a un generico Australopithecus di circa 4 milioni di anni fa.

Te lo dico con i denti

Iraq settentrionale e Israele, Medio Oriente, Asia Occidentale.
Paleolitico medio.

 

03/08/2013 – Il Medio Oriente ha sempre occupato una posizione strategica: ecco perché c’è una tale abbondanza di testimonianze paleoantropologiche (e non solo).

Una recente ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sull’American Journal of Physical Anthropology, si è posta di effettuare una serie di studi dentistici sui resti dei primi esemplari di Homo sapiens neanderthalensis del Vicino Oriente e Homo sapiens anatomicamente moderno trovati in Israele e nel nord dell’Iraq.

H. sapiens neanderthalensis (sinistra) e H. sapiens sapiens (destra)

H. sapiens neanderthalensis (sinistra) e H. sapiens sapiens (destra)

Teschi di H. sapiens neanderthalensis (sinistra) e H. sapiens anatomicamente moderno (destra)

Teschi di H. sapiens neanderthalensis (sinistra) e H. sapiens anatomicamente moderno (destra)

L’analisi ha dimostrato che la comune usura occlusale di alcuni molari è connessa ai medesimi movimenti mandibolari. Inoltre la mancanza del contatto occlusale antagonista dei denti inferiori (ogni dente normalmente è sempre in contatto con due denti dell’arcata opposta) e l’analisi della bussola occlusale (la conformazione e l’orientamento dei solchi e dei rilievi della parte superiore del molare e premolare) suggeriscono che tale aspetto paradentario (che riguarda l’area dove sono coinvolti i denti) non sia legato alla masticazione normale, bensì ad attività differenti che, data l’usura, sarebbero state comunque quotidiane.

Scheletri di H. sapiens anatomicamente moderno (sinistra) e H. sapiens neanderthalensis (destra)

Scheletri di H. sapiens anatomicamente moderno (sinistra) e H. sapiens neanderthalensis (destra)

Queste due specie, i cui comportamenti e stili di vita dovevano essere stati molto differenti dalle analisi morfologiche e funzionali della struttura corporea, avrebbero potuto quindi condividere alcune abitudini ecologiche.

Ad avvalorare il fatto che si sarebbe potuto trattare di uno scambio culturale tra le due specie anziché di un’abitudine acquisita indipendentemente, sarebbe l’unicità: nessun altro gruppo umano del Paleolitico medio presenta infatti simili caratteristiche paradentarie.

 

Ernesto Pozzoni

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