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La notte dei ricercatori: 25 e 26 settembre

Notte dei Ricercatori La Città incontra l’Università – L’Università incontra la Città venerdì 25 e sabato 26 settembre 2015 Meet Me Tonight – La Notte dei Ricercatori – è un’iniziativa europea che Continua a leggere »

Evoluzione tecnologica

Secondo i dettami evolutivi una specie sopravvive solo quando riesce a trovare un equilibrio con il suo intorno; in termini più semplici, come prima conseguenza si potrebbe dire che la sopravvivenza è Continua a leggere »

Tag Archives: Lingua

Carlo Pagetti per i trent’anni di Blade Runner

Il professor Carlo Pagetti (Università Statale di Milano) parla di Blade Runner e di Philip Dick in occasione del trentennale dell’uscita del film. Evento promosso dall’Associazione Storie di Scienza in collaborazione con Arci, Asvp, Legambiente e Uaar – www.storiediscienza.it
(ovvviamente l’indicazione “diretto da Tony Scott è errata: il regista è Ridley Scott, il fratello Tony compare fra i produttori)

Scienza e Lingua – Parte II

Statunitense, laureato in ingegneria, Whorf (1897-1941) si avvicinò allo studio della lingua spinto da una profonda e stimolante curiosità che sfociò in una collaborazione con Edward Sapir (linguista ed antropologo nato in Prussia). Il concetto fondamentale dei suoi studi, citato anche dal filosofo Feyerabend in Contro il Metodo, è stato da lui battezzato con il nome di “principio di relatività linguistica”; fondamentalmente può essere schematizzato nel seguente modo:

il pensiero crea le parole → le parole convogliano modi di pensare → le parole modificano il pensiero → il pensiero crea le parole

Benjamin Lee Whorf

Benjamin Lee Whorf

Alla base di questo ragionamento si inserisce il rapporto contestualizzante tra parola/concetto e mondo esterno: sebbene possa apparire difficile, l’ipotesi di Whorf (chiamata anche Sapir-Whorf) vuole solo dimostrare come ogni lingua appartenga ad una cultura che si rapporta (facendosi influenzare ed influenzando) con il luogo in cui vive, un concetto che potremmo definire in parte come etnolinguistica. Sebbene si possa quindi affermare che tutte le lingue umane posseggono bene o male le stesse funzioni basiche grammaticali, è tuttavia innegabile che ogni lingua presenta valori propri.

Il discorso di Whorf diventa interessante nel momento in cui lo trasporta nel campo scientifico. Secondo lo studioso americano, la popolazione amerindia degli Hopi ha una concezione del tempo più simile a quella proposta da Albert Einstein nella teoria della relatività; poiché la concezione culturale di una popolazione si manifesta anche attraverso il linguaggio, Whorf afferma che è più semplice che gli Hopi capiscano velocemente la teoria del fisico tedesco di quanto lo possano fare le culture indoeuropee, legate a schemi tempo-spazio differenti. Contestualizzando in maniera più semplice, si pensi alla frase “il sole tramonta”: dire che non denoti una visione tolemaica, ossia geocentrica (la terra al centro del sistema solare), sarebbe una assurdità.

Carta geocentrica

Carta geocentrica

I problemi linguistici non sono quindi da sottovalutarsi. Darwin stesso, ad esempio, si scontrò più volte con la problematica del concetto di “perfezione”, incapace di trasmettere il suo valore relativo proprio poiché nella cultura inglese del XIX secolo (come anche nella nostra) “perfezione” assume troppo spesso un valore assoluto: un organo non è mai perfetto in sé, è perfetto in relazione al contesto specifico e alla sua funzione di sopravvivenza dell’essere che lo possiede. Noi stessi diciamo “discendiamo dalle scimmie”, una concezione fuorviante poiché l’essere umano è in definitiva una scimmia: più corretto sarebbe dire che tra noi, le scimmie e i primati esiste un antenato comune che ha portato a variazioni tali da creare delle specie differenti.

Edward Sapir

Edward Sapir

L’ipotesi Sapir-Whorf ha ovviamente trovato i suoi detrattori, linguisti di fama mondiale tra cui Noam Chomsky e Steven Pinker (stimato teorico dell’evoluzionismo legato al linguaggio). Al di là di tutto, l’ipotesi richiede un discorso approfondito dei suoi risvolti più importanti: se la scienza cerca di dare spiegazioni obiettive, tali spiegazioni devono comunque essere condotte in una lingua precisa, ossia carica di significati culturali che potrebbero creare discrepanze concettuali. Non solo: se la ricerca scientifica parte da discorsi condotti attraverso una lingua, chi può dire che non sia in parte la lingua (la cultura esistente) a condurre lo scienziato verso determinati risultati?

Parte I

Scienza e Lingua – Parte I

Gli eschimesi possiedono una vasta gamma di vocaboli per esprimere le variazioni del colore della neve; normalmente, davanti a tale affermazione si risponde sottolineando come in realtà quei vocaboli non siano nulla di intraducibile. Da un punto di vista di linguistica, la faccenda è alquanto ovvia e per nulla caotica: se gli eschimesi usano una parola unica (agglutinata), la traduzione nelle altre lingue del mondo sarà ad esempio “neve dal colore bianco scuro”. Esiste ad ogni modo una complicazione di non poco conto legata al concetto di significato profondo, contestuale, culturale.

Eschimesi a pranzo

Eschimesi a pranzo

Il rapporto di un eschimese con la neve (e con il suo colore) non è di certo quello che può avere un abitante delle zone subalpine: vivere a contatto con un determinato elemento tutti i giorni è ben diverso dal rapportarsene solo in alcuni momenti dell’anno. Per meglio esprimere il concetto di quella specifica variazione del colore bianco dovremmo quindi dire “neve dal colore bianco scuro che indica una sua sedimentazione da tot giorni e un grado di pericolosità pari a x”. Ovviamente ciò non basta, poiché dovremmo anche dare indicazioni che permettano di capire perché per quella società (per quella cultura) le gradazioni di un colore specifico siano così importanti.

Problemi linguistici di questo tipo sono riscontrabili anche nella vita di tutti i giorni. Luoghi comuni a parte, le donne hanno normalmente una capacità di (ed una facilità nel) classificare i colori leggermente maggiore di quella degli uomini: il maschio umano dice blu, la femmina umana dice pervinca. In forma più ridotta, la lingua italiana distingue facilmente tra azzurro e blu, cosa invece non presente in inglese (blue), in spagnolo (azul) o in tedesco (blau); un esempio classico dei libri di linguistica sono i “caschi blu” dell’ONU, caschi che ad qualsiasi italiano appaiono azzurri.

Tavola dei colori

Tavola dei colori

A prima vista tutto questo discorso può apparire interessante ma poco proficuo. Una volta che la scienza ci spieghi che il rapporto delle donne con le sfumature di colore potrebbe dipendere da fattori genetici evolutivi legati alla raccolta della frutta nelle ere preistoriche, o una volta che studi culturali ci spieghino il perché determinate società hanno sviluppato vocaboli specifici solo per alcuni fattori esterni (la neve degli eschimesi), sembra difficile trarre conclusioni che non siano portatrici di cambi radicali. In realtà il discorso è più complesso, come spiegò Benjamin Lee Whorf.

Parte II