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La notte dei ricercatori: 25 e 26 settembre

Notte dei Ricercatori La Città incontra l’Università – L’Università incontra la Città venerdì 25 e sabato 26 settembre 2015 Meet Me Tonight – La Notte dei Ricercatori – è un’iniziativa europea che Continua a leggere »

Evoluzione tecnologica

Secondo i dettami evolutivi una specie sopravvive solo quando riesce a trovare un equilibrio con il suo intorno; in termini più semplici, come prima conseguenza si potrebbe dire che la sopravvivenza è Continua a leggere »

Tag Archives: manufattilitici

Paese che vai usanza che trovi

Europa occidentale. Tardo Paleolitico medio.

 

12/08/2013 – Quando ci si interessa di ominidi, generalmente il primo approccio è quello di immaginarli come una serie di compartimenti stagni aventi al proprio interno caratteristiche omogenee e immutabili.

Che si parli di ecologia, di comportamento sociale o di cultura, la meccanica psicologica di primo impatto è quella di standardizzarli. Renderli un’illustrazione da enciclopedia.

Esempio di dozzinale semplificazione

Esempio di dozzinale semplificazione

L’errore diviene ancora più grave quando tale approccio viene (inconsciamente) applicato agli ominidi che più presentano comportamenti avanzati.

Proprio perché questi hanno sviluppato una complessità culturale ed ecologica rilevante, dovrebbe però essere ovvio l’anteporre mentalmente a ominidi la parola popolazioni, e ancor più “proto-etnie” per quanto riguarda i più evoluti.

Nonostante le differenze tra i vari gruppi non siano state articolate dal modo di pensare tipico e unico dei sapiens moderni, è innegabile che più si avanzi nella scala evolutiva e più si presentino delle variabili degne di considerazione evidenziabili dalla regione geografica d’appartenenza.

Ascia da pugno musteriana. Clicca sull'immagine per ingrandire.

Ascia da pugno musteriana.

Questo fatto viene vistosamente documentato da una ricerca pubblicata su Journal of Human Evolution che si è posta l’obiettivo di esaminare una serie di bifacciali neanderthaliani provenienti da tutta l’Europa occidentale: Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi, Francia e Germania.
Il periodo coinvolto è il tardo Paleolitico medio, tra i 115.000 e i 35.000 anni fa.

Dalla comparazione è emerso un alto grado di variazione nella morfologia dei manufatti, indice di un ampio ventaglio di metodi di produzione.

Nonostante questo dato, i ricercatori hanno individuato delle caratteristiche comuni coincidenti con tre differenti macroregioni:

Keilmessergruppe. Clicca sull'immagine per ingrandire.

Esempio di manufatto litico del Keilmessergruppe.

1- Mustariano di Tradizione Acheuleana (abbreviata in MTA), nel sud-ovest, dove dominano le asce da pugno;
2- Keilmessergruppe (abbreviata in KMG), nel nord-est, caratterizzato da strumenti bifacciali “posteriori” e a forma di foglia;
3- Musteriano con utensili bifacciali (abbreviata in MBT), situato a metà tra le zone di MTA e  KMG, caratterizzato da una vasta gamma di strumenti bifacciali per i quali non è possibile trovare una classificazione accomunante.

geografia_europa_bifacciali_neanderthal

Una nota di carattere descrittivo: la Tradizione Musteriana era caratterizzata dalla lavorazione del nucleo della pietra, che dava il vantaggio di poter ottenere diversi utensili partendo da esso tramite il processo di scheggiatura.

L’interpretazione di questi dati vede MTA e KMG, corrispondenti alle due macroregioni laterali, come zone di persistenza culturale nel tempo. La medesima tradizione manifatturiera litica sarebbe stata tramandata per generazioni senza snaturanti contaminazioni. Da ciò si può dedurre che probabilmente le “paleo-etnie” neanderthaliane relative a queste aree siano state sostanzialmente sedentarie, e che quindi abbiano avuto scarsi contatti esterni.

Discorso differente invece per la macroregione KMG: la varietà di produzione può essere letta come un indice di alta mobilità e di interazione di gruppi dell’est (KMG) e dell’ovest (MTA).

 

Ernesto Pozzoni

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Incontri in riva al lago

Lago di Turkana, Kenya, Africa orientale. Paleolitico inferiore.

02/08/2013 – Il  Lago di Turkana, nel nord-ovest del Kenya, protagonista di rilevanti ritrovamenti paleoantropologici tra cui i resti del noto esemplare di H. ergaster di circa 11 anni soprannominato Ragazzo di Turkana, ci racconta questa volta una fase molto importante della vita di un ventaglio di specie di ominidi tra cui gli esponenti della specie dello sfortunato giovane.

Occorre spostarsi sulla sponda occidentale del bacino per poter arrivare al deposito geologico fonte delle informazioni: qui si trova infatti la nota Formazione di Nachukui, una delle risorse più importanti a nostra disposizione per cercare di comprendere sia la cultura paleolitica Olduvaiana, caratterizzata dalla scheggiatura grezza per la creazione dei manufatti litici utilizzata durante il Paleolitico Inferiore, sia le prima fasi di quella Acheuleana, contraddistinta per la scheggiatura più raffinata e presente solo dall’H. ergaster con qualche presenza anche nell’H. habilis.

Chopper, i tipici strumenti litici olduvaiani

Chopper, i tipici manufatti litici olduvaiani.

Bifacciali a mandorla, i tipici manufatti litici acheuleani

Bifacciali a mandorla, i tipici manufatti litici acheuleani

 

Entrando più nello specifico, il periodo coinvolto è molto ampio: dai 2,4 agli 1,4 milioni di anni fa. In questo arco temporale il pianeta ha conosciuto diversi ominidi, alcuni dei quali apparsi al di fuori dell’Africa:

-  Australopithecus africanus (3 – 2 milioni di anni fa)

Australopithecus africanusAustralopithecus africanus

 

Homo habilis (2,5 – 1,6 milioni di anni fa)

Homo habilisHomo habilis

 

Homo rudolfensis (2,4 – 1,7 milioni di anni fa)

Homo rudolfensis

 

- Paranthropus boisei (2,3 – 1,2 milioni di ani fa)

Paranthropus boiseiParanthropus boisei

 

Paranthropus robustus (2,2 -1 milione di anni fa)

Paranthropus robustus

 

- Australopithecus sediba (2 – 1,5 milioni di anni fa)

Australopithecus sedibaAustralopithecus sediba

 

- Homo gautengensis (2 – 0,6 milioni di anni fa)

 Homo gautengensis

 

- Homo georgicus (datazione ignota, comunque intermedia tra H. habilis e H. erectus)

Homo georgicusHomo georgicus

 

- Homo ergaster (2 – 1 milione di anni fa) che migrò in tempi successivi nel continente asiatico assumendo tassonomicamente il nome di H. erectus.

Homo ergasterHomo ergaster

 

Ovviamente liste del genere non sono mai da considerare come uno specchio di ciò che è stato: al più possono essere prese come un’immagine estremamente sfocata, poiché sono sempre confutabili da nuovi ritrovamenti, nuove tecniche e tecnologie di datazione, e dalla speculazione scientifica. Nonostante in alcuni contesti possano sembrare superflue, in realtà vale comunque la pena riproporle per focalizzare l’attenzione sul fatto che la nostra storia è stata caratterizzata da convivenze (pacifiche o conflittuali) di più generi e specie distinti, da spietate ed inesorabili estinzioni e – molto importante – da fusioni ed assorbimenti.

E’ con questa doverosa premessa che ora possiamo apprezzare il risultato ottenuto della ricerca pubblicata su Jurnal of Human Evolution in ScienceDirect. Gli studi pedogenetici (ossia riguardanti l’insieme di processi che portano alla formazione del suolo, in questo caso specifico del paleosuolo) hanno rivelato che l’area del Kaitio, un fiume in secca, contiene nel livello stratigrafico interessato un’alta percentuale di residuo di piante C3 tanto da permettere di stimare una copertura boschiva dal 34 al 37%. Discorso simile per l’area Kalachoro, un tempo facente parte di un contesto di pianure alluvionali, che sarebbe stata ricoperta dal 46 al 50% della sua estensione da zone verdi legnose. La terza area che è stata sottoposta ad analisi è chiamata Natoo: la stima è del 21%.

Turkana

Turkana con il suo lago, in Kenia

Questi dati, debitamente incastonati nell’intero complesso di risultati, hanno consentito ai ricercatori di dedurre che i produttori del manifatturato litico inquisito avrebbero svolto la loro attività dal mese di Maggio all’interno delle zone boschive, a dispetto dell’immagine più classica che li vede operare nelle immense praterie della Savana o tra ampie zone rocciose a cielo aperto. Sarebbe proprio quest’ultimo uno dei maggiori problemi che li avrebbe spinti all’ombra delle fronde, al riparo dal sole cocente. Un sole caldo che rende necessarie fonti idriche potabili immediate, le quali a loro volta attirano prede di cui potersi nutrire e permettono la crescita di piante e frutti commestibili. Acqua che permette vita, e dove c’è vita c’è anche morte. E dove c’è morte ci sono carcasse di cui cibarsi se non si hanno sviluppate le capacità da cacciatore. Non in ultimo, ovviamente, la presenza abbondante di rocce sedimentarie da poter essere lavorate.

Vista la differente natura delle mani che hanno lavorato quelli che ora sono i reperti del luogo (basti pensare alla maggior parte degli ominidi sopraelencati), viene da pensare a come si siano svolti gli eventuali incontri tra gli esponenti dei vari generi e specie contemporanei: si trattava di pacifica convivenza? O di pacifica alternanza? O ancora di un’alternanza conquistata ogni volta con l’aggressione o la minaccia? O magari si era stabilita nel tempo una gerarchia tra le specie? E in quest’ultimo caso, la gerarchia veniva messa in discussione? Senza contare gli effetti di questa vicinanza: poteva essere uno dei fattori che hanno portato alla fusione/assorbimento/estinzione delle specie? Poteva aver contribuito allo scambio di informazioni (anche solo tramite imitazione) e influito nell’acquisizione di nuove forme di visione e di pensiero portando così ad un’evoluzione culturale oltre che biologica?

Nonostante siano quesiti aperti, non sono comunque lasciati a se stessi: lo studio delle testimonianze delle interazioni tra gli ominidi più recenti, l’osservazione del comportamento dei primati più intelligenti, il ritrovamento di nuovi reperti e la speculazione scientifica potranno forse un giorno tentare di dare una risposta.

 

Ernesto Pozzoni

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Qualche semplice sasso scheggiato

30/07/2013  – Quando vengono scoperti dei manufatti litici in un’area dove non ci si aspetta la loro presenza, si apre un ampio complesso di studi che coinvolge non solo differenti oggetti d’esame, ma anche finalità apparentemente distanti ma che appartengono allo stesso quadro d’insieme: migrazioni ed espansioni.
E’ ciò che è recentemente successo nella penisola arabica: il rinvenimento nel 2011 di strumenti litici del paleolitico medio e superiore nella parte centrale dell’area geografica in questione, ha abbozzato un capitolo fino ad ora oscuro sulla sua occupazione. Tra le tipologie di studo effettuate, spiccano quelle sull’analisi tecnologica dei reperti, quella geomorfologica dell’area e quella climatica.

La caratteristica principale di questi manufatti è il tipo di lavorazione: una parte considerevole di essi è stata ottenuta con la medesima tecnica Levallois presente nello Yemen-Oman in tempi precedenti, e prima ancora nel nord Africa, in Nubia: un’invenzione del sapiens anatomicamente moderno. Nonostante questo, appaiono anche metodi locali di produzione, alcuni tra i quali derivati comunque dalla Levallois.

La tecnica Levallois di scheggiatura preferenziale.

La tecnica Levallois di scheggiatura preferenziale.
Fonte: Wikipedia

Punta ottenuta con la tecnica di scheggiatura di Levallois.

Punta ottenuta con la tecnica di scheggiatura di Levallois.
Fonte: Wikipedia

La mancanza di un precurore tecnologico fa pensare ad un movimento Out-of-Africa: lo spostamento sarebbe iniziato dalla Nubia lungo la lingua di terra tra il nord del Mar Rosso e il Mediterraneo, la ridiscesa verso sud lungo le coste orientali del Mar Rosso, l’occupazione della fascia meridionale della penisola arabica lungo la costa dell’Oceano Indiano (Yemen-Oman) magari attraversando direttamente il Mar Rosso per lo stretto di Bab el-Mandeb, e quindi la risalita a nord all’interno della penisola.

Nuclei dei manufatti litici in Nubia e Arabia. Diritti dell’immagine agli autori della ricerca. Disponibilità alla cancellazione della stessa da questa pagina in caso di richiesta da parte dei proprietari.

Nuclei dei manufatti litici in Nubia e Arabia.
Diritti dell’immagine agli autori della ricerca. Disponibilità alla cancellazione della stessa da questa pagina in caso di richiesta da parte dei proprietari.

Il motore che avrebbe incentivato lo spostamento verso nord sarebbe stato il clima: tre grandi periodi di precipitazioni si sarebbero susseguiti in una parte del paleolitoco medio (MIS 5). La prima si sarebbe manifestata tra 130 e 125 mila anni fa, e precederebbe la presenza della tecnologia nubiana in Arabia: probabilmente avrebbe funto da calamita. Le due fasi umide successive (100 mila anni fa la seconda, e 80-75 mila anni fa la terza) avrebbero spinto le presenze umane alla migrazione attraverso verso l’Arabia Saudita.
Tra un periodo umido e l’altro, la siccità avrebbe potuto avere la meglio sugli spostamenti: è  proprio qui che sarebbero entrate in gioco le risorse idrografiche dell’Al-Kharj, che con le sue numerosi sorgenti e pozzi d’acqua avrebbe rappresentato un importante rifugio.
Ed è proprio ad Al-Kharj che si trovano gli affioramenti in arenaria utilizzata per la fabbricazione degli strumenti rinvenuti nel luogo: la vicinanza della materia prima sarebbe stata un’altra risorsa che avrebbe contribuito allo scopo.

Mappa topografica di Al-Kharj.
Diritti dell’immagine agli autori della ricerca. Disponibilità alla cancellazione della stessa da questa pagina in caso di richiesta da parte dei proprietari.

Attività d’indagine svolte nel 2011.
Diritti dell’immagine agli autori della ricerca. Disponibilità alla cancellazione della stessa da questa pagina in caso di richiesta da parte dei proprietari.

 

Questo articolo non è che un (dozzinale) riassunto del reale e complesso lavoro che è stato effettuato, che ha coinvolto mesi di lavoro e finanziamenti da fonti sia private sia governative:  niente male considerando che il tutto è partito da “qualche semplice sasso scheggiato”.

Fonte: pagina della ricerca su PLoS ONE

Ernesto Pozzoni

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