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La notte dei ricercatori: 25 e 26 settembre

Notte dei Ricercatori La Città incontra l’Università – L’Università incontra la Città venerdì 25 e sabato 26 settembre 2015 Meet Me Tonight – La Notte dei Ricercatori – è un’iniziativa europea che Continua a leggere »

Evoluzione tecnologica

Secondo i dettami evolutivi una specie sopravvive solo quando riesce a trovare un equilibrio con il suo intorno; in termini più semplici, come prima conseguenza si potrebbe dire che la sopravvivenza è Continua a leggere »

Tag Archives: paradosso

Fermi Redux

Il paradosso di Fermi, nella sua forma più semplice, pone un quesito molto chiaro: se esistono altre forme di vita intelligenti nell’universo, perché fino ad oggi non abbiamo mai avuto alcun contatto con loro? Svariate sono state le risposte date ed è forse bene iniziare con quella più semplice, ossia che oltre all’essere umano non esistono altre forme di vita intelligenti nell’universo.

Implicazioni Temporali

Una implicazione  più destabilizzante che nasce dall’idea del viaggio nel tempo riguarda il concetto di libero arbitrio. Se si presuppone che il tempo non sia una dimensione inamovibile e che i viaggi a ritroso siano fattibili, ne risulta che qualsiasi azione l’essere umano voglia compiere deve prima essere passata al vaglio dalla sua capacità di raziocinio: il solo fatto di spostare la propria massa dal punto X (presente) al punto Y (passato) potrebbe di suo provocare variazioni nella linea temporale con effetti più che dannosi. Anche nel caso in cui lo spostamento non dovesse creare problemi, sarebbe necessario seguire delle ferree linee guida, un “manuale deontologico del viaggiatore nel tempo”: non toccare nulla, non parlare con nessuno, non lasciare tracce.

La Jetée (1962, Marker), un corto francese sull'idea di tempo predeterminato.

La Jetée (1962, Marker), un corto francese sull’idea di tempo predeterminato.

Se l’idea del tempo come qualcosa che potremmo definire con l’aggettivo “liquido” (o “malleabile”) sancisce l’idea di libero arbitrio e aumenta a dismisura la necessità di non interferire con il passato, concepire il tempo come qualcosa di assolutamente fisso provoca invece una visione diametralmente opposta. Presupponendo che tutto ciò che vediamo sia e sempre sarà “così com’è”, i viaggi temporali diventano paradossalmente fondamentali nel caso dovessero diventare possibili: non solo il tempo risulta impossibile da cambiare ma i nostri stessi viaggi diventano addirittura necessari.

Terry Gilliam. Il suo film "L'esercito delle 12 scimmie" è stato ispirato da La Jetée.

Terry Gilliam. Il suo film “L’esercito delle 12 scimmie” è stato ispirato da La Jetée.

Nel secondo caso, se una persona del XXI secolo decidesse di assassinare Giulio Cesare lo potrà fare tranquillamente poiché, per la legge del tempo inamovibile, saprà già che il suo tentativo non andrà mai a buon fine. Il suo muoversi a ritroso, inoltre, sarà fondamentale in quanto non potendo cambiare il tempo farà parte della normale linea temporale: si potrà decidere di sterminare tutti gli homo sapiens dell’antichità senza che nulla vari nel presente poiché quell’azione già fa parte della nostra linea temporale, e proprio per questo sarà necessario che venga compiuta. Che riesca o meno nel suo intento non dipende dalle sue azioni quanto dal fatto che il risultato (inamovibile) sia già stato determinato: potrà anche sterminare tutti gli ominidi del passato, e accorgersi quindi che quegli ominidi non sono in realtà i nostri antenati diretti.

L'idea di predestinazione (e prescienza) è sviluppata da Philip Dick nel suo libro The World Jones Made (1956, Il mondo che Jones creò)

L’idea di predestinazione (e prescienza) è sviluppata da Philip Dick nel suo libro The World Jones Made (1956, Il mondo che Jones creò)

Il paradosso è palese: se il tempo è “malleabile” abbiamo la possibilità (in nuce) di cambiarlo, ma non lo cambieremmo (e quindi non viaggeremmo mai) per non creare risvolti negativi. Se il tempo invece è “inamovibile” non avremo mai la possibilità di cambiarlo, ma potremo quindi viaggiare liberamente. Nel primo caso si sancisce il libero arbitrio distruggendo la nostra libertà di azione, mentre nel secondo si distrugge il libero arbitrio sancendo la nostra libertà di azione, una visione (quest’ultima) omologa all’idea di predestinazione (vedasi Calvino), con la conseguenza di sentirsi semplici ingranaggi all’interno di un meccanismo.

Paradossi Temporali

Uno degli elementi più interessanti della scienza è ciò che necessariamente esula dal suo percorso più puro: non si tratta di implicazioni predeterminate riguardanti determinate ricerche (scoprire, ad esempio, come funziona una malattia  e debellarla attraverso possibili cure), quanto di problematiche più profonde e, a prima vista, meno ovvie. Nel caso della fisica e dei modelli einsteiniani, la questione del tempo relativo risulta un ottimo modello: se è vero che la relatività stessa ad oggi influisce poco sulla nostra vita quotidiana, è d’altro canto innegabile che la nostra immaginazione ne rimanga a dir poco affascinata.

The Time Machine (1895), uno dei più famosi libri di Wells.

The Time Machine (1895), uno dei più famosi libri di Wells.

Un paradosso fondamentale, dal retrogusto di science-fiction, è quello “del nonno”, descritto nel 1943 dallo scrittore francese René Barjavel in Le Voyageur Imprudent : una persona viaggia a ritroso nel tempo, raggiunge un momento in cui suo nonno non ha ancora procreato e lo uccide. Il paradosso è di certo contorto: uccidere il proprio creatore prima ancora di essere stato creato implicherebbe l’impossibilità di viaggiare nel tempo, tuttavia le basi che permettono al creato di andare indietro nel tempo ad uccidere il creatore sussistono, per cui ne deriva una situazione sì insostenibile ma anche plausibile nel suo non esserlo (ossia un ovvio paradosso capace di provocare forti emicranie).

René Barjavel

René Barjavel

Variazioni su questa base possono essercene in numero quasi illimitato, come l’idea del figlio che è padre di sé stesso: il paradosso potrebbe essere plausibile, ma andrebbe poi a creare forti problemi con ciò che sappiamo essere il passaggio del corredo genetico nella riproduzione (il figlio-padre avrebbe solo quello della madre). Il viaggio a ritroso comporta inoltre ramificazioni ben più pressanti: se potessimo farlo, vorremmo davvero tornare nel 1889, esattamente il 20 Aprile, e cercare di impedire che un bambino austriaco diventi uno dei peggiori gerarchi del mondo (non per forza uccidendolo, basta anche cercare di educarlo in maniera differente)? Per “l’effetto farfalla” (butterfly effect) il nostro voler giustamente salvare milioni di vite comporterebbe la cancellazione di miliardi di determinati esseri umani, tra cui noi stessi (tornando quindi al problema del paradosso del nonno).

Ritorno al Futuro (1985, Zemeckis), rimane ad oggi uno dei film più conosciuti sui viaggi nel tempo.

Ritorno al Futuro (1985, Zemeckis), rimane ad oggi uno dei film più conosciuti sui viaggi nel tempo.

Un caso meno complicato sarebbe quello del viaggio nel futuro, ma nel momento in cui una persona dovesse andarsene lasciando dei figli sulla terra e tornare a distanza di più di due secoli, accetteremmo che si sposasse con una sua o un suo discendente? Geneticamente tale fatto non arrecherebbe troppi, se non nessun, danno, ma i figli di una tale coppia dovrebbero dire di avere una madre e un padre-quadrisnonno, o un padre e una madre-quadrisnonna. Culturalmente, saremmo in grado di accettare tutto ciò?

 

Post Scriptum : se tutto ciò non avesse ancora sortito alcun effetto, si consiglia di ascoltare uno dei più bei paradossi temporali narrato da uno dei più importanti fisici teorici odierni, Michio Kaku. L’immagine di copertina è invece tratta da The Time Machine, film del 1960 (MGM). Per una ulteriore analisi si rimanda al seguente articolo.

Giulio Giorello racconta Bertrand Russell

Conferenza  su Bertrand Russell tenuta dal professor Giulio Giorello.
Mercoledì 14 Dicembre 2011 presso la Sala Montanari in Via dei Bersaglieri 1 a Varese.

Le associazioni ideatrici sono UAAR Varese e ARCI Varese. Promotori dell’evento sono Filmstudio 90, Storie di Scienza e ASVP (Associazione Studenti Varese & Provincia)

Infinito – Parte II

Anche pensare ad universi paralleli infiniti provoca grosse problematiche. All’interno di questa proposizione potremmo presupporre che ne esista uno che sia il nostro completo contrario, ma poiché una delle nostre “qualità” è l’esistenza, affinché questo mondo parallelo esista non dovrebbe quindi esistere, cosa questa che fa paradossalmente collassare e confermare la possibilità degli universi infiniti: dire che l’universo X non esiste vuol dire che non c’è e quindi non può essere contato all’interno degli universi infiniti (che non sarebbero infiniti), ma la sua non esistenza ci porterebbe a dire che è una conferma del suo non essere e quindi degli universi infiniti (se quest’ultima frase crea scompiglio è più che naturale).

Foto della NASA

Foto della NASA

Presupporre che universi paralleli si basino su anche minime ed infinitesimali variazioni non basta comunque a sancirne l’infinità. Affinché ciò possa accadere dovremmo prima di tutto presupporre che l’universo stesso sia infinito e che quindi nel riprodursi parallelamente sussistano le basi per le suddette variazioni, in questo caso infinite. Tutto ciò però non ha valore nel caso in cui dovessimo pensare che in realtà tutti gli universi paralleli siano esatte riproposizioni, senza alcuna modificazione: pensare che esistano dei “noi” infiniti (sempre gli stessi facendo sempre le medesime azioni) non è implausibile, ma di certo crea problematiche di non poco conto sul valore della nostra libertà personale.

Alice oltre lo Specchio (1871) può essere letto come un romanzo sui mondi paralleli

Alice oltre lo Specchio (1871) può essere letto come un romanzo sui mondi paralleli

Esiste comunque un ulteriore problema: “infinito” è un concetto umano difficile da capire, un concetto che sfocia nell’astrazione logica più pura. Il suddetto paradosso di Zenone, ad esempio, ci può portare a presupporne di diversi tipi (l’infinito di 1 e l’infinito di 2, come si era scritto): nulla ci vieta di pensare che esistano quindi solo due infiniti universi paralleli e non innumerevoli, come nulla ci vieta di credere il contrario. Solo una cosa è certa, ossia che la nostra capacità di pensiero è in grado di creare diversi concetti di infinito, spesso l’uno in opposizione diretta all’altro; è di certo un paradosso, ma non possiamo che rimanere affascinati da come la finitezza della mente umana sia in grado di dar alla luce vari modi di intendere l’infinito stesso.

Parte I

Infinito – Parte I

Problema abbastanza conosciuto, il paradosso di Zenone può essere presentato nel seguente modo: A è distante X metri da B, A è più veloce di B, ma poiché X metri può essere diviso all’infinito ne deriva che affinché A raggiunga B dovrà muoversi su un spazio infinitamente divisibile (ossia percorrere divisioni infinite), con conseguente impossibilità di muoversi. Diversi sono i metodi per trovare una soluzione, soluzione che rientra più nelle prospettive della logica che in quella della realtà (difatti, noi ci muoviamo per spazi solo teoricamente divisibili all’infinito): si può ad esempio lavorare al contrario, dimostrando che lo spazio divisibile su cui lavoriamo è comunque uno spazio chiuso, per cui potrebbe bastare il dimostrare che l’infinità delle divisioni di quello spazio tende a comporre uno spazio chiuso e definito e quindi percorribile.

Zenone

Zenone

Da tutto ciò deriverebbe che ∞ + ∞ = 1 (presupponendo si stia parlando di un metro), un’addizione dove i due infiniti equivarrebbero al numero infinito di divisioni possibili separate nelle loro metà (la separazione “duale” è fatta solo per semplificare il processo). I risvolti sono tutto fuorché facili da comprendere: se 1 è ∞ + ∞ e se anche 2 è ∞ + ∞, allora 2 è uguale a 1, con conseguenza che tutti i numeri sono esattamente lo stesso numero. Se si aggiunge che ∞ + ∞ può anche dare ∞, ne deriva che 1 è uguale a ∞, e poiché i numeri sono infiniti si arriverebbe anche a dire che ∞ = ∞. Per risolvere tale problema basterebbe scindere i vari tipi di infinito e classificarli in diverse tipologie: ∞ di 1 sarebbe quindi diverso (si potrebbe dire “qualitativamente”) da ∞ di 2.

Formiche sulla curva di Mobius (disegno di Escher)

Formiche su un curva di Moebius a forma di infinito (disegno di Escher)

Il problema dell’infinito diventa interessante nel momento in cui volgiamo lo sguardo sull’universo: data la grandezza di quest’ultimo tendente all’infinito (o addirittura infinita nel caso in cui dovessimo pensare che il nostro universo, con le sue leggi, si stia semplicemente espandendo all’interno dell’infinito, come una bolla che si espande all’interno di un’altra bolla), potremmo presupporre che la materia possa modificarsi in innumerevoli varietà, ma non sarebbe del tutto certo. Non solo le modificazioni sono in realtà soggette a regole che ne permettono solo un (seppur vasto) numero finito di cambiamenti,  ma per una questione probabilistica è anche plausibile che in una certa coordinata dell’universo ci sia un nostro esatto doppio.

Parte II