cheap nfl jerseys 857 cheap jerseys china 477 Final Four Investing Brack 749460

carried the market on its back and sits on gobs of cash and investments ($100 billion and counting), so why jump off the train? Eventually the music stops and while this amazing Continua a leggere »

La notte dei ricercatori: 25 e 26 settembre

Notte dei Ricercatori La Città incontra l’Università – L’Università incontra la Città venerdì 25 e sabato 26 settembre 2015 Meet Me Tonight – La Notte dei Ricercatori – è un’iniziativa europea che Continua a leggere »

Evoluzione tecnologica

Secondo i dettami evolutivi una specie sopravvive solo quando riesce a trovare un equilibrio con il suo intorno; in termini più semplici, come prima conseguenza si potrebbe dire che la sopravvivenza è Continua a leggere »

Tag Archives: Pocar

Valerio Pocar – Etica e Bioetica

Valerio Pocar a Filmstudio 90 per l’Estate Scientifica di Storie di Scienza. Conferenza sull’etica darwiniana.

Commento: etica, sperimentazione ed evoluzione

[commento di M. Sabbadini, Presidente dell'Associazione]

Nei giorni scorsi abbiamo avuto l’opportunità di proporre al pubblico varesino un’eccezionale conferenza del Professor Valerio Pocar sull’etica in prospettiva Darwiniana di cui presto pubblicheremo una sintesi video.

Valerio Pocar

Valerio Pocar

Tra i molti temi sui quali si sviluppa la complessa riflessione sulla bioetica applicata alle scienze c’è, ovviamente, il tema sensibile della sperimentazione su cavie viventi, al quale abbiamo dedicato un ulteriore approfondimento realizzando via email un’intervista all’Associazione Pro – Test  promotrice, fra l’altro, della giornata di mobilitazione nazionale per la libertà di ricerca scientifica delle scorso giugno alla quale anche noi abbiamo dato pubblicità e di cui abbiamo condiviso le finalità.

Al lettore attento, pur nella necessaria parzialità di sintesi affidate a brevi articoli, non sarà certamente sfuggita una serie di elementi contraddittori tra le descrizioni delle diverse posizioni: Pro – Test ha sottolineato l’essenzialità della sperimentazione per una serie di processi scientifici e di ricerca fondamentali; la riflessione invece sull’etica darwiniana ha portato con sé un messaggio molto forte e molto chiaro: la scienza non ci consente più di affermare che l’uomo sia un oggetto con qualche preminenza nell’universo, gli animali sono nostri pari. Un’affermazione che pone un problema piuttosto difficile da eludere rispetto al tema degli esperimenti su cavie viventi.

Posto in questi termini, peraltro, il conflitto sembra porsi come un drammatico disaccordo tra etica e scienza, destinato ovviamente a risolversi a favore della scienza dal momento che nessuno di noi desidererebbe porre la propria speranza di vita, i destini del progresso scientifico al di sotto della vita, tutto sommato comunque breve, di animali che probabilmente spesso non sarebbero nemmeno nati se non fossero stati allevati per la sperimentazione. Tanto più che nessuna persona dotata di buonsenso potrebbe attribuire al ricercatore che sperimenta su una cavia tendenze sadiche o chissà quali altre motivazioni diverse dalla ricerca.

Ma siamo certi che le cose stiano così?  Naturalmente la manifestazione del 9 giugno trovava le sue ragioni nella difesa del sacrosanto principio della libertà di ricerca scientifica, un valore fondamentale in ogni democrazia e una premessa essenziale allo sviluppo tecnico e all’euristica scientifica. Questo però non deve indurre l’illusione che la scienza stia fuori dal mondo morale, che in suo nome si possano autorizzare eccezioni a principi altrimenti accettati.

L’Impresa scientifica è affidata a uomini e donne che, come tutti, hanno i loro specifici campi di competenza e hanno, parimenti, i propri limiti. Il dibattito pubblico, il confronto con i processi legislativi degli stati e degli enti sovranazionali, le analisi nell’ambito dell’etica e della bioetica non sono astrazioni inutili per filosofi, sono parte integrante del processo per il quale l’Impresa Scientifica costituisce parte (integrante e fondamentale) della cultura di un’epoca, la nostra, che dalle scienze e dalla tecnologia dipende più di qualunque altra in passato.

Detto ciò il problema etico posto dalla sperimentazione animale potrebbe essere più semplice di quanto non appaia in un primo momento: se la sperimentazione è necessaria alla sopravvivenza della nostra specie un banale principio di autodifesa ci potrebbe indurre a ritenerla moralmente accettabile, semplicemente appellandosi al principio della scelta di un male minore.

Ma, anche posto questo principio, come giustificare la sperimentazione per ricerche, a essere gentili, non essenziali? Le normative attualmente in vigore nei paesi industrializzati prevedono l’obbligo di test sugli animali per qualunque prodotto destinato ad uso umano: ha veramente senso che si provochi l’overdose di una cavia per testare un rossetto o un fard composti, oltretutto, da molecole ben note il cui comportamento e i cui effetti sono facilmente calcolabili dalle precedenti esperienze? ha senso giustificare tali attività per la verifica di prodotti come i cosmetici o alcuni additivi alimentari la cui finalità di realizzazione è puramente commerciale? Vale la pena qui specificare che non è certo la comunità scientifica ad essere responsabile di un simile paradosso previsto piuttosto da legislazioni sensibili ad altri tipi di interesse.

Inoltre non mancano le voci dissonanti nel mondo scientifico, punti di vista che sostengono come la sperimentazione possa essere sostituita da altri modelli di ricerca (ci limitiamo qui a segnalare, per quanto imperfetta, la sintesi che fa Wikipedia del dibattito).

Quindi? Quindi ancora una volta la tematica è assai più complessa di quanto potesse apparire ad un primo sguardo ma, senza la pretesa di dare giudizi definitivi, possiamo individuare alcuni principi generali che dovrebbero avere un ruolo nella definizione di queste difficoltà: 1) la libertà di ricerca come valore fondamentale di una società democratica 2) la ricerca bioetica come punto di riferimento ineludibile per qualunque espressione scientifica 3) soprattutto se una questione non è definita in modo unanime dalla comunità scientifica è fondamentale tenere in considerazione tutti i paradigmi disponibili 4) l’importanza del dibattito pubblico informato, sia come punto di unione tra la comunità scientifica e il resto della popolazione, sia come momento per orientare le scelte politiche e culturali che dovrebbero essere patrimonio condiviso della collettività.

Il Professor Pocar non si è limitato a indicare i problemi etici sottesi alla ricerca con sperimentazione animale, ha anche sostenuto con argomenti tratti da ricerche note e controllabili, che vi sono dubbi sull’efficacia del metodo, ha altresì segnalato la sua opinione secondo la quale la sperimentazione viene vista, in buona fede, come insostituibile solo per ragioni culturali, cioè perché questa pratica porta con sé secoli di collaudo e di credibilità che le danno un autorità che va oltre le evidenze empiriche (un meccanismo peraltro abbastanza noto agli storici e ai filosofi della scienza).

Ecco però che, proprio da questa osservazione, assai critica e tutta da dimostrare, nasce una proposta che ha fortemente senso, qui, riprendere: perché, mentre si continua la consolidata pratica della sperimentazione, non si avviano ambiziosi programmi di ricerca per trovare modelli alternativi? Perché non impegnare danaro dei contribuenti per questo fine? la politica scientifica è una delle azioni caratterizzanti di un governo, anche se molto spesso la politica preferisce demandarla ai soli tecnici quando non seguire semplicemente gli umori di un’opinione pubblica poco informata. Invece un simile programma di sperimentazione, che non potrebbe avvenire con capitale privato mancando un interesse economico specifico,  sarebbe destinato, con certezza, ad essere un successo: in caso non emergessero metodi alternativi buona parte dei nodi etici si potrebberoconsiderare superati data la ragionevole certezza dell’assenza di artenative utili; se emergessero sarebbe possibile superare, in modo netto, il problema e probabilmente disporre di nuove tecniche con costi, di ogni tipo, minori. Inoltre un programma di tali dimensioni sarebbe di per sè portatore di enormi avanzamenti anche solo in termini di scoperte collaterali, proprio come i programmi spaziali degli anni ’50 che, nati per produrre tecnologie belliche, hanno prodotto avanzamenti un innumerevoli rami delle scienze e della tecnica, cambiando anche la vita quotidiana di ciascuno di noi con l’introduzione di molte tecnologie  col tempo divenute disponibili per usi quotidiani.

In ultima analisi la sperimentazione su cavie viventi è oggi uno strumento che la ricerca considera insostituibile ed è parimenti ragione continua di dubbio etico e pratico. Come sempre la soluzione non sta nell’imporre (o sognare) divieti ma cercare modelli diversi, il solo sforzo della ricerca (date le inevitabili ricadute euristiche dovute all’esplorazione di modelli diversi), in questo caso come in altri, potrà ampiamente giustificare il percorso. Si tratta, certamente, di programmi probabilmente costosi ma l’esempio ricavato dalla ricerca aerospaziale di mezzo secolo fa ci dimostra sia come siano possibili, sia quanto siano portatori di risultati e ricadute ben oltre le aspettative dal momento che la ricerca scientifica è sempre attività che produce più di quanto richieda.

 

 

Etica e Sperimentazione

Giovedì 11 luglio, all’interno degli eventi dell’Estate Scientifica, Valerio Pocar ha spiegato al pubblico come le scoperte scientifiche legate all’evoluzione (in special modo l’evoluzione darwinista) abbiano portato ad un cambiamento radicale nei confronti dell’etica. Tra i vari punti toccati dal professor Pocar nel dibattito finale, ha suscitato un profondo interesse la questione del rapporto culturale uomo-animale: una volta che la distinzione di specie separate a priori attraverso un atto di creazione cade davanti ai dati scientifici, è infatti necessaria una nuova valutazione.

La presa di posizione etica di Pocar è di certo tutt’altro che superficiale: al di là dei legami genetici più o meno forti, la tesi del professore riguarda il diritto da parte dell’uomo di recare danno volontario ad altri esseri viventi in grado di patire dolore, danno che può arrivare anche a provocarne la morte. Non si tratta di “incidenti naturali”, situazioni in cui la nostra responsabilità viene annullata come può essere lo schiacciare una lumaca camminando su un prato o investire per sbaglio un gatto: azioni non premeditate, azioni fortuite, non rientrano in questa problematica.

Valerio Pocar

Valerio Pocar

Un risultato basilare è la condanna di qualsiasi forma di tortura che nasca da un puro piacere sadico: martoriare un animale per il solo gusto di farlo, oltre ad essere un tema da trattare attraverso la psicologia, è di certo un’azione che tutti, bene o male, rifiutiamo. Nel caso della sperimentazione animale i problemi invece si complicano e si districano paradossalmente allo stesso tempo: se da una parte ad oggi ci troviamo nella necessità scientifica di utilizzare delle cavie, dall’altra la questione sollevata da Pocar rimane aperta.

Senza sperimentazione non potremmo arrivare a risultati determinanti nel campo della medicina, risultati che aiutano non solo l’uomo ma anche gli animali stessi (veterinaria). Le cavie tuttavia non hanno possibilità di scelta: o si presuppone che tale possibilità venga loro negata di natura per non avere facoltà logiche tali da permettere loro una scelta (al contrario degli esseri umani) e quindi risulta un problema fittizio, oppure ci si basa sul presupposto di “istinto/stato naturale” per cui si afferma che l’animale di sua natura non è fatto per funzionare da “cavia da esperimento” (si scavalca il dilemma del libero arbitrio sottomettendolo all’ordine della natura).

Manifestanti pro-sperimentazione

Manifestanti pro-sperimentazione

Come ben si evince, il problema etico rimane aperto a forti dibattiti, a volte guastati da sentimenti per nulla moderati da entrambe le parti. Ciò che tuttavia risalta da questo discorso e che spesso viene tralasciato è che, ad ogni modo, le posizioni di chi è favorevole alla sperimentazione e di chi ne è contrario sono unite in una considerazione profonda: se un giorno potessimo fare a meno di utilizzare cavie animali, la sperimentazione stessa, così com’è adesso, non avrebbe certo più ragione di esistere. Per arrivare a tale risultato possiamo solo rifarci alla scienza, la stessa che ad oggi si trova nella necessità di usare cavie animali.

Da Pocar ad Attivissimo

Sessantasei sono gli anni passati dalla nascita del caso Roswell: un oggetto volante non identificato cade su un ranch americano, aprendo così le porte alle teorie più disparate su cosa fosse. La più famosa è ovviamente quella degli alieni, un misto di complottismo dal sapore di nuovo ordine mondiale (NWO) in cui il governo decide di nascondere al grande pubblico il fatto che gli alieni non solo esistono, ma sono anche già arrivati sulla terra. Il tutto in barba al seguente paradosso, il principio di mediocrità di Enrico Fermi:

“Dove sono tutti quanti? Se ci sono così tante civiltà evolute, perché non abbiamo ancora ricevuto prove di vita extraterrestre come trasmissioni di segnali radio, sonde o navi spaziali?”

Enrico fermi

Enrico fermi

La proposta di Fermi, basata sulla logica, il buon senso e lo spirito di osservazione, si poneva in contrasto con l’equazione di Drake, astrofisico americano che presupponeva la quasi certezza matematica di altre forme di vita nel cosmo ad alto livello evolutivo tecnologico. Contrariamente a quanto può sembrare di primo acchito, Fermi non mette in dubbio l’esistenza di forme di vita extraterrestri, quanto il loro sviluppo, legato al processo darwinista: nulla quindi impedisce di pensare che la vita possa essere apparsa su altri pianeti, mentre abbiamo fattori determinanti nel credere che non si sia sviluppata allo stesso modo della terra.

Charles Darwin

Charles Darwin

L’evoluzionismo darwiniano, di sua natura non teleologico (ossia spinto verso un fine predeterminato), ci spiega che i processi di mutazione non sono di loro natura né positivi né negativi ma dipendono dal contesto: una semplice variazione climatica o l’apparire di un virus possono sovvertire l’ordine precostituito. Allo stesso modo, non esiste un vero principio che assicuri la comparsa evolutiva di forme di vita con una capacità di pensiero uguale o superiore alla nostra, con buona pace dei marziani di Wells, né esiste un principio culturale assoluto che spinga qualsiasi civiltà evoluta a cercare il contatto con altri pianeti.

images

Voyager Golden Record

Nel 1977 venne lanciata nello spazio una capsula contenente un disco d’oro (il Voyager Golden Record). Sul disco appaiono tutte le possibili indicazioni basilari nei riguardi della terra, da saluti nelle lingue principali a suoni di animali. Gli Stati Uniti scelsero tra le canzoni che li rappresentassero Dark Was the Night, Cold Was the Ground di Blind Willie Johnson. Il motivo della scelta fu di ordine “sentimentale”: era necessario che gli alieni capissero cosa significasse il concetto di loneliness (solitudine) per tutta l’umanità; forse quella canzone si è rivelata più rappresentativa di quanto si potesse immaginare.

Etica e Bioetica postdarwiniana – Valerio Pocar

Giovedì 11 Luglio – ore 21.00 – Filmstudio90 (Varese)

Bufale scientifiche – Paolo Attivissimo

Giovedì 18 Luglio – ore 21.00 – Filmstudio90 (Varese)

Post Scriptum : L’immagine di copertina è tratta da Plan Nine From Outer Space, film culto del regista Ed Wood.

Esseri antropomorfi

“O Oysters”, said the Carpenter,

“You’ve had a pleasant run!

Shall we be trotting home again?”

But answer came there none -

And this was scarcely odd, because

They’d eaten every one.

Così finisce The Walrus and the Carpenter, una poesia contenuta in Through the Looking-Glass (Alice oltre lo specchio, 1871), seguito di Alice nel paese delle Meraviglie di Lewis Carroll (nome d’arte di Charles Dodgson). Molti, leggendola, ebbero alcuni sussulti: il tricheco (walrus) e il carpentiere, camminando su una spiaggia, trovano delle piccole ostriche e fingendo di fare amicizia con loro (tutti i personaggi possono infatti parlare) li divorano a tradimento.

Lewis Carroll

Lewis Carroll

 Carroll di certo sapeva come commuovere strategicamente (meglio detto, dato il suo campo di studi, matematicamente) il suo pubblico, ed il discorso è inserito nel rapporto con la morte di cui i libri di Alice sono pieni di riferimenti. Ciò che è interessante, ad ogni modo, è il valore sentimentale che leghiamo alle ostriche della poesia, definite young (giovani, quasi degli infanti); se il lettore piange per loro, per questa piccola tragedia, è anche dato dal gioco di antropomorfismo che trasforma esseri viventi in rappresentazioni umane.

Reginald Southey and Skeletons (foto di Lewis carroll)

Reginald Southey and Skeletons (foto di Lewis carroll)

Il cambio darwinista, ossia la caduta della vecchia distinzione tra specie (la distinzione rimarrà, ma dovrà essere rivalutata) e l’ammissione di un legame biologico, si introduce in un discorso già presente nell’essere umano: il rapporto che un padrone ha per il suo cane, infatti, è spesso di ordine sentimentale, ed inoltre, a seconda del tipo di animale che si consideri, lo si definirà come parte della nostra società (ad esempio il gatto) oppure esterno (l’orso). Anche la sua scelta nell’ambito della compagnia dipende da fattori di affinità: non solo il tipo ma anche il colore, la taglia e soprattutto il carattere, un tratto quindi non esclusivamente umano. Un dubbio rimane tuttavia: se è l’uomo ad analizzare l’animale, fino a che punto i suoi risultati possono dirsi non viziati dal fatto stesso di essere un uomo, di essere un prodotto culturale diverso dall’animale che analizza? Consideriamo gli animali veramente come esseri a sé stanti, o li guardiamo antropomorfizzandoli inconsciamente?

i-a08849ecdf8ae572eb96fd3c4aa023bd-darwinacruelman

Etica e Bioetica – Valerio Pocar

Martedì 2 Luglio, ore 18.00 – Filmstudio90 (Varese)

L’uomo e l’animale – Aspettando Pocar

Anne: No beast so fierce but knows some touch of pity.

Gloucester: But I know none, and therefore am no beast.

Così si svolge uno degli scambi di battute più famosi del Riccardo III di Shakespeare, tra una donna in lutto ed un Riccardo (Gloucester) non ancora re. Alla base del ragionamento, una perla di retorica, si trova l’idea che l’uomo e l’animale siano due mondi separati, dove la bestia (“fierce”, ossia feroce) incarna il livello più basso degli esseri viventi. Sebbene la distanza tra un “noi” e un “loro” sia forte, il drammaturgo inglese crea una relazione nel momento in cui afferma che anche gli animali possiedono quel tratto tipicamente umano della pietà.

Richard-III-laurence-olivier-5110101-500-450

Decenni prima, un pensatore francese di una dimensione intellettuale tutt’altro che modesta scriveva nel suo diario che anche le bestie sono soggette a ciò che può essere chiamato come “immaginazione”, o più propriamente “sentimento” e “capacità di astrazione”. Michel de Montaigne, nel saggio XXI del primo libro, scrive infatti che “anche le bestie stesse sono soggette al potere dell’immaginazione”, e nel XII del secondo afferma:

Come può [l'uomo], con il potere della sua imperfetta capacità di comprensione, conoscere le motivazioni nascoste ed intime [degli animali]? Quale comparazione tra noi e [loro] gli fa concludere che posseggono le caratteristiche di bruti senza intelligenza? Quando gioco con la mia gatta, come posso dire che in realtà non è lei a passare del tempo con me anziché io con lei?

Les_Essais_Montaigne_org_title_page

A distanza di alcuni secoli, ancor più che con The Origin of Species (1859) e The Descent of Man (1871), Charles Darwin torna di prepotenza sull’argomento con The Expressions of the Emotions in Animals and Man. In questo libro, di facile e scorrevole lettura, lo scienziato inglese non solo sottolinea ancora una volta la relazione biologica di tutto il mondo animale, ma dimostra come le espressioni e i sentimenti non siano un tratto esclusivo degli esseri umani. E’ da questo dato scientifico, frutto di una lunga osservazione, che nascono i dubbi e i dilemmi che portano ad una rivalutazione dell’etica (e della bioetica) nella cultura moderna, un dibattito profondo che ancora ad oggi continua ad incidere sulla nostra società.

200px-Expression_of_the_Emotions_in_Man_and_Animals_title_page

Valerio Pocar – Etica e Bioetica

Giovedì 11 Luglio – ore 21.00 – Filmstudio90 (Varese)

Note : L’immagine di copertina è tratta da una illustrazione di Tarzan. L’immagine del Riccardo III è un frame tratto dal film omonimo con Laurence Olivier. Il passo di Montaigne è reperibile non solo nei saggi ma nella pubblicazione autonoma “Apologia di Raymond Seibond”.

Da Butler a Pocar – Parte Seconda

Bertrand Russel vinse il premio nobel per la letteratura grazie alla sua fondamentale opera History of Western Philosophy. Negli ultimi capitoli dedica spazio anche all’apporto del darwinismo e ai suoi risvolti nel mondo culturale, scrivendo:

I do not see how [a resolute egalitarian] is to resist an argument in favour of Votes for Oysters. An adherent of evolution should mantain that not only the doctrine of the equality of all men, but also that of the rights of man, must be condemned as unbiological, since it makes too emphatic a distinction between men and other animals. (Russell 2004: 658)

20008d78v04Mobi300x400

Il dare la possibilità di votare alle ostriche (Votes for Oysters) non è solo un piccolo momento di humour da parte del filosofo inglese, è soprattutto una ironica domanda causata dai cambiamenti darwinisti. Caduta la distinzione che vedeva ogni animale creato “così com’è”, tolta la barriera che distingueva tra uomo e regno animale, The Origin of Species (1859) e The Descent of Man (1871) obbligano a riconsiderare il rapporto in termini di legami (evoluzioni) tra gli esseri viventi, rapporto su cui Darwin tornerà in The Expression of the Emotions in Man and Animals.

Samuel Butler, che aveva aiutato Darwin a trovare un disegnatore per alcune pagine di The Expression, satireggia il rapporto uomo-animale attraverso ciò che considera essere le derive del vegetarianismo nell’edizione del 1901 di Erewhon. Sono pochi gli erewhoniani che, una volta essere stato deciso di tornare ad essere tutti onnivori, decidono di continuare a cibarsi di frutta e verdura, con risultati poco proficui:

Even the Puritans, after a vain attempt to subsist on a kind of jam made of apples and yellow cabbage leaves, succumbed to the inevitable, and resigned themselves to a diet of roast beef and mutton […]. (Butler, capitolo XXVII)

5-2-butler-erewhon-full

Diversa è la lettura del problema che ne farà H. G. Wells (1866-1946), grande scrittore inglese e, nella sua gioventù, studente di biologia darwiniana (tra i suoi maestri ci fu Thomas Huxley). Dando alle stampe, nel 1896, The Island of Doctor Moreau (L’isola del dottor Moreau), Wells traduce nella letteratura i suoi dilemmi sulla ricerca scientifica ed il rapporto uomo-animale, arrivando a conclusioni forse vicine al pensiero di Valerio Pocar.

175px-IslandOfDrMoreau

Samuel Butler – Memoria Biologica : martedì 2 luglio, h.18.00, Al Borducan (Sacro Monte, Varese)

 Valerio Pocar – Etica e Bioetica : giovedì 11 luglio, h. 21.00, Filmstudio90 (Varese)

Post Scriptum : Bertrand Russell è stato oggetto di una lezione organizzata da Storie di Scienza nel 2011. L’evento, aperto alle scuole superiori, è stato condotto da Giulio Giorello.

Bibliografia:

Bertrand Russell, History of Western Civilization, Routledge 2004