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Tag Archives: Pro-Test

Dibattito sulla Sperimentazione Animale

Comunicato stampa
Sperimentazione animale: i pro e i contro.

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Confronto pubblico sulla��uso di animali nella sperimentazione biomedica.A�Venerdi, 14 marzo alle ore 21:00 presso la sala Montanari a Varese, siA�confronteranno in un dibattito pubblico i rappresentanti di Pro Test Italia ed Equivita,
associazioni impegnate nel dibattito sulla sperimentazione animale e schierate sui dueA�fronti contrapposti.

Contro la sperimentazione animale, il prof. Gianni Tamino, biologo e docente diA�biologia presso l’UniversitA� degli Studi di Padova, rappresenterA� Equivita di RomaA�(www.equivita.it), comitato scientifico antivivisezionista che unisce i medici e gli scienziatiA�che aderiscono alla lotta contro la sperimentazione animale ritenendola un erroreA�metodologico che fuorviante per la ricerca medica.

A favore della sperimentazione animale, il dott. Alberto Ferrari, neurobiologo,A�rappresenterA� Pro Test Italia di Milano (www.pro-test.it), associazione che si propone diA�divulgare e promuovere le corrette conoscenze sulla ricerca biomedica e sulla
sperimentazione in vivo ed in vitro evidenziandone le potenzialitA� ed i limiti.

La moderazione sarA� del prof. Andrea Candela, docente di comunicazione dellaA�scienza all’UniversitA� degli Studi dell’Insubria e membro del comitato organizzativo diA�Storie di Scienza.

La��evento A� organizzato dalla��associazione Storie di Scienza in collaborazione con ilA�comune di Varese e patrocinato dalla��UniversitA� degli Studi della��Insubria ed A� soloA�una��anteprima del festival di Storie di Scienza che si terrA� a Varese nel prossimo mese diA�maggio.

La��appuntamento A� quindi venerdA� 14 marzo 2014, alle ore 21:00 presso la salaA�Giuseppe Montanari di via dei Bersaglieri a Varese.

I rappresentanti della stampa che desiderino intervistare i relatori prima del dibattito,A�possono di contattare comunicazione@storiediscienza.it. Le immagini delle locandine eA�dei manifesti, sono disponibili alla��indirizzo www.storiediscienza.it/stampa.

Associazione Storie di Scienza
via F. Del Cairo, 34 – Varese
www.storiediscienza.it
info@storiediscienza.it
0332 169 01 08

Commento: etica, sperimentazione ed evoluzione

[commento di M. Sabbadini, Presidente dell'Associazione]

Nei giorni scorsi abbiamo avuto l’opportunitA� di proporre al pubblico varesino un’eccezionale conferenza del Professor Valerio Pocar sull’etica in prospettiva Darwiniana di cui presto pubblicheremo una sintesi video.

Valerio Pocar

Valerio Pocar

Tra i molti temi sui quali si sviluppa la complessa riflessione sulla bioetica applicata alle scienze c’A?, ovviamente, il tema sensibile della sperimentazione su cavie viventi, al quale abbiamo dedicato un ulteriore approfondimento realizzando via email un’intervista all’Associazione Pro – TestA� promotrice, fra l’altro, della giornata di mobilitazione nazionale per la libertA� di ricerca scientifica delle scorso giugno alla quale anche noi abbiamo dato pubblicitA� e di cui abbiamo condiviso le finalitA�.

Al lettore attento, pur nella necessaria parzialitA� di sintesi affidate a brevi articoli, non sarA� certamente sfuggita una serie di elementi contraddittori tra le descrizioni delle diverse posizioni: Pro – Test ha sottolineato l’essenzialitA� della sperimentazione per una serie di processi scientifici e di ricerca fondamentali; la riflessione invece sull’etica darwiniana ha portato con sA� un messaggio molto forte e molto chiaro: la scienza non ci consente piA? di affermare che l’uomo sia un oggetto con qualche preminenza nell’universo, gli animali sono nostri pari. Un’affermazione che pone un problema piuttosto difficile da eludere rispetto al tema degli esperimenti su cavie viventi.

Posto in questi termini, peraltro, il conflitto sembra porsi come un drammatico disaccordo tra etica e scienza, destinato ovviamente a risolversi a favore della scienza dal momento che nessuno di noi desidererebbe porre la propria speranza di vita, i destini del progresso scientifico al di sotto della vita, tutto sommato comunque breve, di animali che probabilmente spesso non sarebbero nemmeno nati se non fossero stati allevati per la sperimentazione. Tanto piA? che nessuna persona dotata di buonsenso potrebbe attribuire al ricercatore che sperimenta su una cavia tendenze sadiche o chissA� quali altre motivazioni diverse dalla ricerca.

Ma siamo certi che le cose stiano cosA�? A�Naturalmente la manifestazione del 9 giugno trovava le sue ragioni nella difesa del sacrosanto principio della libertA� di ricerca scientifica, un valore fondamentale in ogni democrazia e una premessa essenziale allo sviluppo tecnico e all’euristica scientifica. Questo perA? non deve indurre l’illusione che la scienza stia fuori dal mondo morale, che in suo nome si possano autorizzare eccezioni a principi altrimenti accettati.

L’Impresa scientifica A? affidata a uomini e donne che, come tutti, hanno i loro specifici campi di competenza e hanno, parimenti, i propri limiti. Il dibattito pubblico, il confronto con i processi legislativi degli stati e degli enti sovranazionali, le analisi nell’ambito dell’etica e della bioetica non sono astrazioni inutili per filosofi, sono parte integrante del processo per il quale l’Impresa Scientifica costituisce parte (integrante e fondamentale) della cultura di un’epoca, la nostra, che dalle scienze e dalla tecnologia dipende piA? di qualunque altra in passato.

Detto ciA? il problema etico posto dalla sperimentazione animale potrebbe essere piA? semplice di quanto non appaia in un primo momento: se la sperimentazione A? necessaria alla sopravvivenza della nostra specie un banale principio di autodifesa ci potrebbe indurre a ritenerla moralmente accettabile, semplicemente appellandosi al principio della scelta di un male minore.

Ma, anche posto questo principio, come giustificare la sperimentazione per ricerche, a essere gentili, non essenziali? Le normative attualmente in vigore nei paesi industrializzati prevedono l’obbligo di test sugli animali per qualunque prodotto destinato ad uso umano: ha veramente senso che si provochi l’overdose di una cavia per testare un rossetto o un fard composti, oltretutto, da molecole ben note il cui comportamento e i cui effetti sono facilmente calcolabili dalle precedenti esperienze? ha senso giustificare tali attivitA� per la verifica di prodotti come i cosmetici o alcuni additivi alimentari la cui finalitA� di realizzazione A? puramente commerciale? Vale la pena qui specificare che non A? certo la comunitA� scientifica ad essere responsabile di un simile paradosso previsto piuttosto da legislazioni sensibili ad altri tipi di interesse.

Inoltre non mancano le voci dissonanti nel mondo scientifico, punti di vista che sostengono come la sperimentazione possa essere sostituita da altri modelli di ricerca (ci limitiamo qui a segnalare, per quanto imperfetta, la sintesi che fa Wikipedia del dibattito).

Quindi? Quindi ancora una volta la tematica A? assai piA? complessa di quanto potesse apparire ad un primo sguardo ma, senza la pretesa di dare giudizi definitivi, possiamo individuare alcuni principi generali che dovrebbero avere un ruolo nella definizione di queste difficoltA�: 1) la libertA� di ricerca come valore fondamentale di una societA� democratica 2) la ricerca bioetica come punto di riferimento ineludibile per qualunque espressione scientifica 3) soprattutto se una questione non A? definita in modo unanime dalla comunitA� scientifica A? fondamentale tenere in considerazione tutti i paradigmi disponibili 4) l’importanza del dibattito pubblico informato, sia come punto di unione tra la comunitA� scientifica e il resto della popolazione, sia come momento per orientare le scelte politiche e culturali che dovrebbero essere patrimonio condiviso della collettivitA�.

Il Professor Pocar non si A? limitato a indicare i problemi etici sottesi alla ricerca con sperimentazione animale, ha anche sostenuto con argomenti tratti da ricerche note e controllabili, che vi sono dubbi sull’efficacia del metodo, ha altresA� segnalato la sua opinione secondo la quale la sperimentazione viene vista, in buona fede, come insostituibile solo per ragioni culturali, cioA? perchA� questa pratica porta con sA� secoli di collaudo e di credibilitA� che le danno un autoritA� che va oltre le evidenze empiriche (un meccanismo peraltro abbastanza noto agli storici e ai filosofi della scienza).

Ecco perA? che, proprio da questa osservazione, assai critica e tutta da dimostrare, nasce una proposta che ha fortemente senso, qui, riprendere: perchA�, mentre si continua la consolidata pratica della sperimentazione, non si avviano ambiziosi programmi di ricerca per trovare modelli alternativi? PerchA� non impegnare danaro dei contribuenti per questo fine? la politica scientifica A? una delle azioni caratterizzanti di un governo, anche se molto spesso la politica preferisce demandarla ai soli tecnici quando non seguire semplicemente gli umori di un’opinione pubblica poco informata. Invece un simile programma di sperimentazione, che non potrebbe avvenire con capitale privato mancando un interesse economico specifico, A�sarebbe destinato, con certezza, ad essere un successo: in caso non emergessero metodi alternativi buona parte dei nodi etici si potrebberoconsiderare superati data la ragionevole certezza dell’assenza di artenative utili; se emergessero sarebbe possibile superare, in modo netto, il problema e probabilmente disporre di nuove tecniche con costi, di ogni tipo, minori. Inoltre un programma di tali dimensioni sarebbe di per sA? portatore di enormi avanzamenti anche solo in termini di scoperte collaterali, proprio come i programmi spaziali degli anni ’50 che, nati per produrre tecnologie belliche, hanno prodotto avanzamenti un innumerevoli rami delle scienze e della tecnica, cambiando anche la vita quotidiana di ciascuno di noi con l’introduzione di molte tecnologie A�col tempo divenute disponibili per usi quotidiani.

In ultima analisi la sperimentazione su cavie viventi A? oggi uno strumento che la ricerca considera insostituibile ed A? parimenti ragione continua di dubbio etico e pratico. Come sempre la soluzione non sta nell’imporre (o sognare) divieti ma cercare modelli diversi, il solo sforzo della ricerca (date le inevitabili ricadute euristiche dovute all’esplorazione di modelli diversi), in questo caso come in altri, potrA� ampiamente giustificare il percorso. Si tratta, certamente, di programmi probabilmente costosi ma l’esempio ricavato dalla ricerca aerospaziale di mezzo secolo fa ci dimostra sia come siano possibili, sia quanto siano portatori di risultati e ricadute ben oltre le aspettative dal momento che la ricerca scientifica A? sempre attivitA� che produce piA? di quanto richieda.

 

 

Sperimentazione: Intervista a Pro-Test Italia

Pubblichiamo una intervista che il gruppo Pro-Test, attraverso la persona di Alberto Ferrari, ci ha gentilmente concesso. Il fine di Pro-Test A? motivare la ricerca scientifica e la sperimentazione animale, aprendo quindi un dialogo con il grande pubblico. Per maggiori informazioni rimandiamo al sito ufficiale: http://protestitalia.wordpress.com/

a) Si potrebbe dire che il concetto basilare di “sperimentazione animale” sia di facile comprensione. CiA? che si nota, invece, A? la difficoltA� di avere ben presente quali siano i motivi della sperimentazione stessa. Potete quindi spiegarli?

La risposta potrebbe essere la stessa che alla domanda a�?perchA� si fa scienza?a�?

Si fa perchA� conoscere il mondo migliora la vita delle persone, facendole progredire sia sul piano pratico, attraverso gli sviluppi tecnologici, sia sul piano, mi si passi il termine, a�?spiritualea�?, perchA� coltiva la curiositA�, la��interesse per la natura e in definitiva anche la��etica stessa.

Se invece il problema che ci si pone A? perchA� si usano proprio gli animali, le ragioni possono variare, infatti non si usano sempre gli animali. Gli organismi viventi, incluso la��uomo, sono estremamente complessi e interconnessi, e per studiarne le caratteristiche A? spesso necessario ricorrere ai cosiddetti a�?modellia�?, sistemi semplificati che ne riproducono alcune caratteristiche di interesse. Una grossa parte dei modelli utilizzati sono animali o sono derivati da animali.

b) Chi si oppone lo fa per una questione morale. Credete ci sia un controsenso in tutto ciA?? Se la sperimentazione mi permette di salvare vite umane (e a volte anche animali), non A? giA� questo un motivo per continuare su questa strada? E’ giusto perA? usare vite di animali che non hanno certo possibilitA� di scelta? Come si puA? affrontare il discorso da un punto di vista etico?

Ogni volta che qualcuno si convince che il proprio quadro di valori sia intrinsecamente migliore di quello di chiunque altro viene evocata la questione morale. Ma per quanto si possa essere convinti di disporre della a�?superioritA� moralea�?, i quadri di valori differenti si devono comunque confrontare se si vuole convivere in societA�. Probabilmente ca��A? chi A? convinto di poter attribuire alla vita di topi e uomini lo stesso valore, ma da questo non puA? derivare che tutti siano obbligati a farlo. Noi viviamo in una societA� di umani, quindi per noi il benessere degli umani viene nettamente prima; se vivessimo in una societA� in cui umani e topi contribuissero alla pari, allora li metteremmo alla pari. Poi, certo, il topo non sceglie di partecipare alla sperimentazione, ma se per questo non sceglie neanche di andare dal veterinario se deve essere curato, nA� sceglie di essere mangiato dal gatto, o ucciso da un topo piA? aggressivo. La libertA� di scelta A? un prodotto socio-culturale, riguarda chi partecipa alla societA�, e purtroppo A? anche parecchio limitata. Degli animali ci interessa il benessere (a�?animal welfarea�?) ma non applichiamo loro categorie socio-culturali umane.

Il problema A? che i sostenitori dei a�?diritti animalia�? (a�?animal rightsa�?) sostengono che la differenza di specie non sia sufficiente ad applicare categorie morali diverse. Hanno ragione, se il problema fosse solo la differenza di specie allora non sarebbe giustificata la differenza etica fra noi e gli animali. Il punto A? che la differenza di specie porta sempre con sA� differenze eticamente rilevanti: il topo non parla, non scrive, non vota, non lavora, non contribuisce alla societA�. E tutto questo non A? perchA� abbia qualche disabilitA� o malattia o impedimento fisico: A? cosA� perchA� A? un topo, i suoi limiti sono connaturati al suo essere topo. Ostinarsi a non voler tener conto di questa differenza significativa fra la��essere a�?topoa�? e la��essere a�?uomoa�? vuol dire essere fuori dalla realtA�.

c) Spesso la sperimentazione viene vista nell’immaginario collettivo come una riproposizione degli esperimenti del Dottor Moreau, protagonista di uno dei racconti di Wells, una specie di sadica ecatombe degli innocenti. Potete spiegare invece come funzionano realmente i laboratori?

Come si aspetterebbe che funzionino chiunque non sia stato precedentemente fuorviato da simili racconti della��orrore. Gli esperimenti dolorosi sono fatti in anestesia, eccetto quei casi in cui la��anestesia sarebbe piA? dolorosa o pericolosa per la��animale della��esperimento stesso; gli animali sono ben nutriti e mantenuti con la massima cura, si cerca di evitare loro ogni disagio anche perchA� un animale sofferente puA? compromettere i risultati della��esperimento.

Non cercherA? con questo di far passare la��idea che la vita di laboratorio sia uno splendente paradiso per animali: a volte dei disagi ci sono, non sempre si possono evitare. Mi basta che passi la��idea che non sono gli inferni che vengono dipinti, sono posti dignitosi e vivibili. Da��altro canto in natura un topo non raggiunge mai la��etA� che puA? raggiungere in laboratorio, quindi evidentemente in gabbia non A? tenuto in maniera cosA� tragica e non rischia di essere mangiato da gatti o rapaci.

d) Chi si oppone dice che la sperimentazione A? un processo inutile in quanto basta svolgere le ricerche usando il metodo in vitro. Potete dire perchA� questa proposizione A? errata?

A? sicuramente errata. Sarebbe come se si dicesse che non ca��A? bisogno del ferro perchA� abbiamo giA� il legno; non ha senso perchA� sono due cose diverse. La ricerca in vitro e in vivo sono ovviamente diverse, quanto possono essere diversi fra di loro uno strato di cellule su un vetrino e un individuo completo. Uno degli slogan preferiti degli oppositori della sperimentazione animale A? a�?non siamo topi di 70 Kga�?. Vero, ma non siamo neanche strati di cellule di 70 Kg.

Tuttavia abbiamo qualcosa in comune tanto coi topi che con gli strati di cellule su vetrino, e a seconda di quello che vogliamo scoprire useremo gli uni o gli altri come modelli. Non sono intercambiabili, non possiamo sostituire i topi con strati di cellule e ricavarne le stesse informazioni di nostro interesse. E qui voglio ricordare che in effetti non sarebbe possibile neanche il contrario: non si potrebbe mai sostituire efficacemente i metodi in vitro con modelli animali senza perderne i peculiari vantaggi.

e) Nel mondo post-darwinista si A? arrivati alla conclusione che uomini e animali fanno parte di un continuum biologico, ossia che esiste qualcosa che ci unisce geneticamente. Da una parte ciA? viene ad oggi visto come l’affermazione di una somiglianza uomo-animale e quindi della equiparabilitA� dei diritti (visione di campo morale), dall’altra si rifiutano le somiglianze biologiche poichA� darebbero ragione alla sperimentazione stessa. Non trovate in ciA? una sorta di crisi del pensiero, quasi una schizofrenia?

Infatti A? una pesante contraddizione. La cosa buffa A? che veniamo accusati spesso di essere noi a contraddirci, poichA� giudicheremmo la sperimentazione animale scientificamente valida sulla base della somiglianza fra noi e gli animali, mentre la giudicheremmo eticamente corretta sulla base delle differenze. Ovviamente non ca��A? nessuna contraddizione, semplicemente ci sono somiglianze e differenze biologiche fra noi e gli animali, e possono essere entrambe scientificamente o eticamente rilevanti o irrilevanti. Noi diciamo che uomini e animali biologicamente hanno molto in comune (siamo tutti eterotrofi, siamo privi di parete cellulare, respiriamo ossigeno, eccetera), ma quando si va a verificare gli aspetti eticamente rilevanti (autocoscienza, linguaggio, capacitA� di costruire e creare, capacitA� di stare dentro al sistema sociale contribuendovi attivamente) ca��A? un abisso in mezzo che rende la condizione umana unica. Io e un cane abbiamo diverse capacitA� di astrazione, pensiero, calcolo, comunicazione e una miriade di altre cose. Ma abbiamo entrambi occhi, fegato, reni, apparato digerente e via dicendo, e fanno tutti piA? o meno gli stessi lavori in entrambi.

Da��altro canto, quando gli oppositori della sperimentazione animale si contraddicono su questo punto, lo fanno spesso in modo particolarmente evidente. A�Ad esempio quando si dice che la��animale puA? soffrire, lo si dice in gran parte proprio sulla base delle somiglianze fra il sistema nervoso della��animale e quello umano; quindi se vogliono riconoscere che la��animale puA? soffrire, allora devono riconoscere anche che il suo cervello, almeno per quella��aspetto della sua biologia, A? simile a quello umano. Ea�� un bel problema: la��argomento etico e quello scientifico per loro si escludono a vicenda.

f) E’ possibile dire che molti dei problemi da voi affrontati siano legati ad una mancanza di cultura della scienza? Non si intende con ciA? la semplice cultura scientifica, ossia le conoscenze necessarie per svolgere un determinato lavoro (conoscenze che richiedono anni di studio), quanto di un approccio culturale alla scienza (un approccio della societA�) che permetta di aprire un dialogo fruttifero.

Direi che A? sicuramente cosA�. La scienza non A? solo risoluzione di problemi pratici, e neanche A? un semplice corpus di conoscenze preconfezionate da vendere alla gente, anzi, questi sono aspetti secondari: la spinta propulsiva della scienza A? la domanda, la volontA� di comprendere il mondo, e di farlo con un approccio critico e metodico. Non sono tanto le pure e semplici conoscenze scientifiche ad essere rarefatte nella popolazione (anche se va detto che anche su quelle ca��A? da lavorare), ciA? che manca A? da un lato la��interesse verso le domande poste dalla scienza, e dalla��altro la comprensione approfondita del suo modo di procedere. Manca la��attitudine alla curiositA� e al metodo, in una parola, manca la��attitudine a pensare scientificamente.

Purtroppo non basta scrivere su un libro di scuola che Homo sapiens viene da Homo erectus (che per di piA? A? anche impreciso) per aver insegnato scienza alle persone. A? quando la��alunno, quale che sia la sua etA�, ti chiede a�?e su quali basi lo dici?a�? e tu gli rispondi, che puoi dire di aver insegnato scienza. Inutile insegnare le leggi delle probabilitA� nelle scuole, se poi la gente va lo stesso a puntare sui numeri ritardatari al lotto.

Rimandiamo a questo articolo per ulteriori spunti di riflessione nati da un incontro con Valerio Pocar promosso da Storie di Scienza: Etica e Sperimentazione.