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La notte dei ricercatori: 25 e 26 settembre

Notte dei Ricercatori La Città incontra l’Università – L’Università incontra la Città venerdì 25 e sabato 26 settembre 2015 Meet Me Tonight – La Notte dei Ricercatori – è un’iniziativa europea che Continua a leggere »

Evoluzione tecnologica

Secondo i dettami evolutivi una specie sopravvive solo quando riesce a trovare un equilibrio con il suo intorno; in termini più semplici, come prima conseguenza si potrebbe dire che la sopravvivenza è Continua a leggere »

Tag Archives: pseudoscienza

La pseudoscienza (a volte) funziona

Un vecchio orologio a lancette, che sia rotto, funziona perfettamente almeno due volte al giorno. Se trasportiamo lo scheletro teorico di questo esempio nel campo della pseudoscienza, il risultato è che anche in questo marasma di ipotesi e teorie errate si possono incontrare dei risultati positivi; ciò che conta, però, è riuscire a saperli leggere e valutare per quello che sono realmente.

Pseudoscienza e caos scientifico

Contrariamente a ciò che si pensa normalmente, il problema della pseudoscienza non è liquidabile in poche battute: ciò che reputiamo essere falso in un determinato momento può infatti diventare verità nel futuro. Emblematico è il personaggio di Louis Pasteur, inizialmente accusato di essere un ciarlatano per poi essere riconosciuto come una delle menti più brillanti del XIX secolo; casi di questo genere costituiscono un numero non indifferente nella storia della scienza, come dimostrano le profonde vicissitudini che hanno portato ad un cambio radicale nel pensiero europeo dal geocentrismo all’eliocentrismo.

Problemi di Panspermia

Proposizione dal retrogusto di fantascienza, la panspermia può essere ridotta ad una semplice frase: gli organismi biologici terrestri si sono sviluppati sul nostro pianeta ma sono stati generati da un’altra parte. Si tratta quindi di una ipotesi il cui fine sarebbe solo quello di dare una risposta sul luogo di origine della vita (intesa come quella della terra), ipotesi che per quanto interessante è ad oggi in uno stadio ancora embrionale (soprattutto speculativo) e che certamente può provocare non poche false letture e degenerazioni in teorie pseudoscientifiche; risulta quindi fondamentale attuare un attento processo di decostruzione, ossia valutarne la plausibilità.

Scienza e Pseudoscienza : il caso Hamer e il metodo anti-cancro

“Il problema della demarcazione tra scienza e pseudoscienza non è un banale problema da filosofi da salotto:  è di vitale importanza sia sociale che politica”; così si esprimeva Imre Lakatos, uno dei maggiori filosofi della scienza del ’900. A distanza di varie decadi, l’uomo del XXI secolo si trova nella condizione di doversi confrontare non solo con la stessa problematica ma anche con un carico di difficoltà maggiore: il progresso tecnologico nel campo dell’informazione ha infatti reso possibile un sempre maggiore proliferare di notizie errate, il tutto coadiuvato dall’incapacità del pubblico di trasformarsi da consumatori passivi (assorbo la notizia) in consumatori attivi (critico razionalmente la notizia). Basti pensare al banale esempio dell’oroscopo: sebbene razionalmente possa essere rifiutato in pochi secondi, non per questo ha smesso di esistere, continuando così a comparire su giornali, programmi radio, trasmissioni televisive e siti internet.

Poster contro i falsi medici.

Poster contro i falsi medici.

Il caso Hamer risulta essere di fondamentale importanza per capire come sia possibile che la pseudoscienza (in questo caso la sottocategoria “pseudomedicina”) riesca ancora ad essere accettata da parte del pubblico. Nato nel 1935, Ryke Geerd Hamer vanta una carriera accademica di un certo spessore: laureato in studi di medicina e teologia a Tubingen, riceve la licenza di medico nel 1963, lavora poi presso alcune cliniche universitarie e nel 1972 completa gli studi di specializzazione.  Se tutto ciò può servire ad Hamer per dimostrare una base conoscitiva certamente non elementare, è pur sempre vero che la sua licenza di medico viene revocata nel 1986, viene messo in prigione per un anno (1997-1998) in Germania e per quasi due (settembre 2004-febbraio 2006) in Francia, il tutto per accuse legate a cattiva pratica medica, esercizio abusivo della professione, omissione di soccorso, calunnia e frode; come se tutto ciò non bastasse, la lista deve essere allungata con la chiusura di un suo centro medico abusivo in Austria (1995), quattro mesi di carcere per aver ingessato un ginocchio ad un paziente provocandone poi l’amputazione (1992) e una condanna di sei mesi per calunnie (1993).

Il metodo Hamer, condannato dalla medicina, è molto semplice: le malattie in realtà non esistono così come vengono normalmente intese poiché non sono altro che shock psicologici subiti dal paziente, shock che ne turbano il benessere fisico (potremmo definirlo l’ecosistema interno) e che devono quindi essere trattate ad hoc.  Quei microbi, virus o batteri che la medicina dimostra essere la causa delle malattie sono per Hamer elementi naturali che aiutano il corpo a guarire: andare a colpirli significherebbe incidere negativamente sul processo di guarigione. Poiché la malattia è un semplice conflitto “psicologico”, ne risulta un completo divieto a utilizzare medicine e trattamenti che allevino il dolore del paziente: secondo Hamer la chemioterapia e la morfina sono quindi elementi mortali.

Il Ciarlatano (1757, di Pietro Longhi)

Il Ciarlatano (1757, di Pietro Longhi)

La teoria di Hamer non è stata rinnegata per assurde motivazioni dietrologiche, bensì per due semplici e basilari motivi: da una parte Hamer non ha mai presentato prove della buona riuscita delle sue cure (Hamer rifiuta quindi test critici obiettivi, ciò che si può chiamare anche come “peer-review”), dall’altra si è invasi dalle notizie di come la stragrande maggioranza delle persone da lui curate siano morte. Ciò che rende assurda la faccenda è il fatto che ad oggi Hamer venga ancora difeso a spada tratta da alcune persone, tra cui i genitori di Olivia Pilhar, una bambina che rischiò di morire di cancro per essere stata sottoposta al metodo Hamer (le autorità austriache riuscirono a farla curare positivamente con i metodi “convenzionali”, salvandole così la vita). La follia di questi casi, un tipo di follia che ben starebbe nel libro di Erasmus da Rotterdam, è una di incongruenza da non mettere mai in secondo piano: non è la medicina a rifiutare Hamer a priori, è Hamer colui che rifiuta di rendere partecipe la medicina delle sue supposte scoperte. Il suo metodo, inoltre, è pericolosamente dannoso nel momento in cui dovessimo spingerlo alle sue estreme conseguenze: se la malattia è un conflitto “psicologico” da risolvere, coloro che non guariscono diventerebbero causa del loro male, poiché sarebbe loro la colpa (inconscia) di non voler guarire (esautorando in tal modo il medico).

“[...] Il problema della demarcazione tra scienza e pseudoscienza non è uno pseudo-problema da filosofi da salotto: ha profonde implicazioni etiche e politiche”; così terminava Lakatos la sua lettura, chiudendola (dopo aver citato il caso Lysenko) esattamente come l’aveva iniziata. Possiamo invece affermare, ad oggi, che la questione della demarcazione sia veramente uno pseudo-problema facendo forza sul fatto che i casi Hamer sono ad ogni modo piccoli errori di percorso, gruppi sparuti che scompariranno con il tempo? Anche se così fosse, l’implicazione etica (la morte di alcune persone) non ci lascerebbe dormire sonni tranquilli. Se Hamer è inoltre un esempio abbastanza palese di cattiva pratica, ci sarebbe da chiedersi come sia possibile che molte persone in questi mesi abbiano applaudito il metodo Vannoni, o come sia possibile che ancora ad oggi ci si fidi indiscutibilmente dell’omeopatia quando gli studi ne dimostrano un’efficacia solo da semplice placebo. L’unica soluzione possibile è quindi una divulgazione scientifica positiva, un’aumento delle conoscenze e dei metodi basilari per proteggersi da quelle falsità (non importa che siano fatte in buona o cattiva fede) che possono provocare danni mortali.

 

Post Scriptum : per maggiori informazioni su Hamer si rimanda alla pagina wikipedia (ricca di link esterni), ad un articolo di MedBunker e al sito Dossier Hamer. Le citazioni di Lakatos sono tratte da Science and Pseudoscience. Le immagini sono tratte da wikipedia.

 

 

Scienza e Medicina : Intervista a MedBunker

Tra i blog più interessanti nel panorama italiano spicca di certo MedBunker (attivo dal 2009), centrato sulle questioni della pseudoscienza (e truffe) in medicina. Salvo Di Grazia, medico chirurgo ed autore del blog, ci ha gentilmente concesso un’intervista.

 

a) Di solito si parla di scienza ufficiale, usando in alcuni contesti l’aggettivo in forma negativa. La stessa cosa succede con la medicina, quasi ci fossero due mondi in completo disaccordo: da una parte quello dei medici che perseguono metodi sanciti da un teorico establishment legato a giochi economici di potere, dall’altro piccoli gruppi sparuti di ribelli. Può spiegarci perché una tale lettura è ad oggi scorretta?

In realtà questa “separazione” è arbitraria e quindi scorretta proprio per definizione. Non esiste una scienza “ufficiale” ed una “ufficiosa” o “alternativa”, la scienza segue e percorre la strada del metodo scientifico, tutto ciò che non si mantiene in questi binari non è scienza. Definirlo non è semplice, per questo si usa il termine di “alternativo” ma anche questa è una definizione scorretta, insomma, ciò che non è acqua non può essere “acqua alternativa” ma tutt’altra cosa. Anche in medicina, la medicina cosiddetta “alternativa” definisce un gruppo di pratiche che hanno dimostrato di non essere medicine o non hanno mai dimostrato i loro effetti sulla salute. Per questo, chi dice di occuparsi di “medicina alternativa”, semplicemente non fa medicina. La garanzia che il medico utilizzi solo ciò che di meglio ci fornisce il progresso scientifico risiede nel fatto che lo stesso medico ed i suoi affetti possono essere pazienti ed in questi casi non sono utilizzate cure “non ufficiali” o “segrete” ma quello che si usa in ospedale per tutti.

b) La storia della scienza ci insegna che, nel suo contesto, a volte si può parlare in forma quasi corretta di “scienza ufficiale”, ossia quel tipo di paradigma riconosciuto come vigente. Tutto ciò porta a creare correlazioni tra fantomatici medici in grado di curare malattie mortali e i vari Galileo, Darwin o Einstein (personaggi, come insegna Thomas Kuhn, che hanno creato cambi di paradigma); la differenza tra loro è ovviamente legata al fatto che questi ultimi si sono sempre resi disponibili a provare le loro teorie e a renderle pubbliche (dubitando anche dei loro risultati), mentre i primi si sottraggono al dialogo con la comunità scientifica, ossia la comunità dei loro pari. Se già ciò basterebbe a farci comprendere di chi ci si possa fidare e di chi invece no, perché ad oggi non si è ancora in grado di compiere tale semplice passo? In fondo si tratta di avere una conoscenza basilare del metodo scientifico.

Perché la medicina scientifica ha delle regole precise, dei percorsi obbligati, spesso estenuanti e ripetitivi e questo la rende distante dal desiderio di cura immediata, di risoluzione veloce di un problema di salute. Pensiamo al cancro: chi non è pratico del metodo scientifico non accetta che servano decenni per sviluppare (quando è possibile) un nuovo farmaco o una nuova tecnica, è un po’ l’istinto di sopravvivenza che ci fa cercare la cura “immediata”, utile per noi, non per l’umanità. Di fronte a questa necessità qualcuno dice di poter risolvere le stesse malattie con poco sforzo, velocemente ed a poco prezzo. Il “consumatore” tenderà per semplice istinto di sopravvivenza a fidarsi di quest’ultimo anche se, come spesso accade, si tratta di un falso o peggio di un truffatore senza scrupoli e quando ce ne rendiamo conto, purtroppo è tardi.

Salvo Di Grazia

Salvo Di Grazia

c) La pseudoscienza è di certo un campo interessante da un punto di vista di studio socio-culturale. Uno dei suoi aspetti più “formali” riguarda il suo essere presente in determinati campi: è facile trovarla nella medicina, difficile invece nella fisica. Quali possono essere le motivazioni di ciò? E’ già abbastanza dire che la medicina richiede, a un primissimo livello, un approccio più semplice, oltre ad essere un tema a cui siamo più legati?

E’ quasi tutto. Non comprendere un problema fisico o astronomico non cambia la nostra vita. Sfruttiamo la maggioranza delle tecnologie (dalle comunicazioni all’informatica) senza averne nessuna conoscenza, nemmeno basilare, guardiamo dentro ad un telescopio la bellezza dell’universo ma in pochi sappiamo come sia stato costruito. In medicina, invece, siamo coinvolti in prima persona, negli affetti più cari e nei sentimenti più profondi. Accettiamo quindi con difficoltà qualcosa che non riusciamo a capire (e per questo chi promette miracoli impossibili usa argomenti di comprensione immediata) e soprattutto non ci interessa tanto un meccanismo quanto un risultato, con il telescopio guardi dentro e ti appare la Luna, con una medicina senti il sapore amaro ma non hai la sicurezza di cavartela. Quasi nessuno cerca su internet il meccanismo di propulsione della stazione spaziale internazionale, quasi tutti cerchiamo a quale malattia può corrispondere il sintomo che avvertiamo da qualche giorno. Il nostro coinvolgimento, quando si parla di salute, è profondissimo, personale e comprensibilmente egoista.

d) Spesso si nota che la pseudomedicina ha una forte risonanza sociale. E’ fuor di dubbio che tutti cerchiamo quelle cure che possano aiutarci a sopravvivere, ed è quindi in parte comprensibile che alcune persone (malati o loro parenti) si interessino a metodi “alternativi”. La colpa più grande è forse da imputarsi ai media e al pessimo lavoro che a volte svolgono nel fornire informazioni sbagliate. Crede che ciò sia dato da buona fede o semplicemente da sensazionalismo, dalla ricerca di audience?

I media (ed ormai tra loro c’è anche internet) hanno ormai lo scopo di raccogliere più contatti possibili, questo perché vivono di introiti pubblicitari. A questo si unisce il fatto che è ormai rara (purtroppo) la figura del giornalista scientifico, di colui che prima di scrivere una notizia la approfondisce e la studia, molto meglio (nell’ottica dello scoop) una notizia data male ma che attira migliaia di lettori, piuttosto di una fredda notizia scientifica che al massimo attira qualche sguardo.

e) Uno dei casi più dibattuti è stato (ed è ancora) la questione delle cellule staminali ed il metodo Vannoni. Può spiegarci velocemente quali siano le problematiche e soprattutto perché è importante scindere tale metodo (pseudoscienza) dalla ricerca sulle staminali (scienza)?

Ecco, questo riassume un po’ quello che abbiamo detto prima. Una cura risolutiva, veloce, gratis ed indolore per malattie che la medicina non riesce a risolvere. Una pubblicità tramite i media e l’uso di messaggi che toccano i nostri sentimenti, malati gravi, bambini, sofferenza e genitori disperati. E’ la formula perfetta della pseudomedicina. Non possiamo sapere se quel metodo funzioni o meno, non ha le premesse per farlo, ma non possiamo essere certi di niente, di sicuro il modo con il quale è stata portata avanti questa “campagna” (da parte di tanti, dai media agli “inventori” della cura”, a certi politici) è un danno culturale e sociale e soprattutto rischia seriamente di oscurare le tante ricerche serie e che hanno bisogno di sostegno che rappresentano le uniche reali speranze per una risoluzione futura di queste malattie. Tra le staminali “scientifiche” e quelle di Vannoni ci sono due differenze fondamentali: le prime necessitano decenni di fatiche e studi prima di diventare terapie e non possono promettere nulla di certo allo stato attuale, le seconde sono diventate “terapie” dopo due trasmissioni televisive e promettendo miracoli. La scienza propone numeri, statistiche, grafici, la televisione fa vedere bambini, mamme che piangono, famiglie disperate. Le prime sono scienza, le seconde pubblicità e si sa che chi desidera qualcosa rischia di abboccare agli annunci pubblicitari piuttosto che a lunghi percorsi di studio ma senza pensare che questi non si pongono limiti etici o deontologici. Il paziente diventa cliente ed la pubblicità ha un solo scopo: attirarli a tutti i costi.

 

Post Scriptum : la foto di copertina (di Rodri) è stata tratta dal seguente articolo.

Scienza & Politica : Il Caso Lysenko – Parte I

Ne La Repubblica (380 a.C) di Platone il mondo politico immaginato dal filosofo greco è retto dai migliori, da coloro che sanno; Bertrand Russell (1872-1970) definiva questa utopia in termini negativi a causa delle modalità censorie che ne pervadevano la struttura pedagogica, modalità che, ad esempio, impedivano di ascoltare musica o di leggere libri che non fossero stati vagliati e sanciti a priori (si veda il capitolo 14 di History of Western Philosophy). L’idea di un immaginario mondo positivo fortemente legato al concetto di scienza viene ripresa soprattutto a partire dal rinascimento sotto la spinta del ritorno ai classici; gli autori più famosi sono Thomas More (Utopia, 1516), Tommaso Campanella (La Città del Sole, 1602) e Francis Bacon (The New Atlantis, 1624), un personaggio, quest’ultimo, tra i promulgatori della rivoluzione scientifica oltre che della tolleranza e della libertà di espressione religiosa.

Platone

Platone

A distanza di alcuni secoli, la Russia stalinista decise di trasformare in realtà ciò che fino ad allora era stato un semplice progetto astratto, un semi-divertissement letterario. Il blocco sovietico vedeva infatti nella scienza uno dei migliori mezzi disponibili per una corretta redistribuzione della ricchezza tra la popolazione, e tra i nomi dei grandi scienziati spiccava quello di Ivan Vladimirovich Michurin (1855-1935); fu però Trofim Lysenko, un agronomo di origine ucraina, colui che porterà avanti gli studi di Michurin dopo la morte di quest’ultimo. La teoria di Lysenko è stata definita come lamarckiana (sebbene sia più corretto definirla come post-lamarckiana, se non addirittura pseudo-scienza pseudo-lamarckiana): secondo l’agronomo sovietico era infatti possibile trasmettere geneticamente tratti acquisiti attraverso “l’esperienza quotidiana” in poco tempo, addirittura con un solo cambio di generazione.

Ciò che Lysenko proponeva andava ovviamente a contrastare l’idea di genetica mendeliana: si trattava di due prese di posizione differenti. Il problema non fu però tale contrasto, e questo poiché il contrasto stesso è parte integrante di una scienza positiva: date due teorie antitetiche è infatti necessario capire quale sia (più) corretta attraverso un gran numero di esperimenti decisivi. La teoria darwiniana è un esempio classico: questa si proponeva come differente dal creazionismo, e dall’opposizione la ricerca ne è risultata più forte e più mirata verso una migliore comprensione della natura. Dato inoltre il contesto storico (ossia le conoscenze scientifiche e gli strumenti presenti), la teoria di Lysenko poteva essere accettata perlomeno come campo di studio; il problema che ne sorse non fu però espressamente legato alla scienza, bensì alla politica.

Lysenko

Lysenko

Lysenko non era solo un buon membro del partito, era anche il perfetto tipo di scienziato che il partito stesso voleva far assurgere ad esempio. In quanto figlio di contadini il suo essere arrivato a proporre una teoria radicale era la palese dimostrazione di come il sistema sovietico funzionasse: tutti avevano la possibilità di raggiungere vette personali prima di allora impensabili. Il suo lavoro, inoltre, non era legato a equazioni o quant’altro il più (apparentemente) lontano dalla vita quotidiana: i suoi obiettivi miravano infatti ad aumentare concretamente la produzione legata ai terreni coltivabili. La politica sovietica lo fece diventare un eroe, centralizzando nelle sue mani il controllo sugli studi di genetica ed agricoltura: gli effetti furono ovviamente disastrosi.

Karpechenko

Karpechenko

Molti scienziati sovietici si opposero alle idee di Lysenko in quanto completamente astratte, incongruenti nei riguardi delle conoscenze scientifiche e per nulla provate (il tempo diede loro ragione); il risultato di tutto ciò fu una “purga politica” totale nei confronti di chiunque osasse mettere in dubbio il metodo dell’agronomo ucraino. Molti furono uccisi (Agol, Karpechenko, Nadson), altri furono mandati in campi di lavoro; nel 1948 venne annunciato che la teoria di Lysenko sarebbe stata la sola ad essere insegnata in quanto “unica teoria corretta”, e sempre nello stesso anno gli studi di genetica vennero banditi in quanto “pseudoscienza borghese”. Il metodo Lysenko acquistò quindi potere non solo grazie ad una propaganda che censurava qualsiasi prova di fallimento, ma anche a causa della paura di ritorsioni: molti scienziati falsificarono risultati per non doversi trovare nella situazione di dover dire che il metodo Lysenko era ovviamente fallimentare. Come se tutto ciò non bastasse, lo studio degli incrementi della produzione agricola non furono basati su dati precisi (scientifici, comprovabili), bensì su semplici questionari a cui i contadini dovevano rispondere (cosa questa che ovviamente produceva clamorosi falsi a causa della suddetta paura di ritorsioni).

Parte II

I rischi del Grande Complotto

Domani Sds ospita a Filmstudio ’90 il giornalista Paolo Attivissimo, divulgatore scientifico e informatico (anzi “Disinformatico”) noto al grande pubblico principalmente per l’attività di “debunker”, ossia il critico e confutatore delle teorie del complotto e di diverse leggende metropolitane, dai richiami al paranormale fino ai deliri pseudoscientifici.

In questi giorni abbiamo dedicato parte del sito a raccogliere ed analizzare brevemente alcune bufale più o meno note, sebbene l’elenco sarebbe potuto continuare a lungo: da quelle più paranoiche  ma eventualmente innocue (il progetto HAARP in Alaska, ad esempio, ha chiuso per mancanza di fondi, non certo perché accusato di essere l’ordigno “fine di mondo” dai cospirazionisti), a quelle più insidiose e capaci di effetti negativi ( è di questi mesi la notizia della ricomparsa del morbillo in forma epidemica nel Regno Unito, in parte a causa delle paranoie delle teorie complottiste sui vaccini).

Spesso la “vox populi” attribuisce a Internet la responsabilità della diffusione di tali teorie: si tratta di un punto di vista difficilmente sostenibile che non tiene conto di come il cospirazionismo abbia radici culturali e antropologiche più profonde, preesistendo largamente da prima della diffusione della Rete.

Un altro elemento spesso presente nell’atteggiamento comune è una drammatica sottovalutazione del problema: i cospirazionisti sono minoritari, per lo più legati ad ambienti di estrema destra (più raramente, ma particolarmente in Italia, anche di estrema sinistra), e non di rado tali teorie vengono fabbricate con intenti di truffa commerciale o di abuso della credulità popolare. Parrebbe quindi ragionevole lasciarli alla gestione delle autorità preposte.

In realtà l’esistenza di queste nicchie cospirazioniste rappresenta un problema per il dibattito scientifico e democratico: per rendere possibile un adeguato confronto pubblico sui temi di rilievo generale dell’Impresa Scientifica è infatti necessario, e non lo si ripeterà mai abbastanza, il capillare e complesso lavoro della divulgazione scientifica che serve sia a spiegare al grande pubblico ciò che senza una mediazione tecnica non sarebbe immediatamente comprensibile, sia a diffondere nei cittadini l’indispensabile spirito critico necessario a qualunque forma di dibattito razionale, ed infine sia a promuovere la generale maggior formazione culturale della cittadinanza.

I presupposti di ogni complottismo presentano sempre l’idea che vi siano “verità nascoste” o arcani segreti che qualche gruppo abilmente manipola; sostengono l’esistenza di una “scienza ufficiale”, ovviamente corrotta e screditata, in contrapposizione con una “ricerca indipendente” di solito giudicata più attendibile per il solo fatto di essere presa in scarsa o nulla considerazione dal mondo accademico.

La pericolosità di questo atteggiamento è evidente poiché sbriciola la realtà in un caleidoscopio di percezioni soggettive, ovviamente inattaccabili dal momento in cui qualunque conferma viene vista come tale mentre ogni smentita è, ipso facto, parte del complotto. In questo modo non è più possibile un dibattito scientifico pubblico concreto, basato su scoperte e fatti; non è più possibile la diffusione della scienza che è, per sua natura, attività sociale e pubblica che deve poter vivere del dibattito fra esperti così come del confronto sugli obiettivi. Inoltre emerge sempre pià popolare l’idea della Scienza come una sorta di chiesa dedita a culti esoterici e nascosti, per tacere del fatto che si perde l’opportunità di svelare e analizzare quei rari complotti che talvolta nel mondo possono sempre realizzarsi.

Mauro Sabbadini (presidente)

 

 

Appuntamento giovedì 18 alle 21.00 a Filmstudio 90