La notte dei ricercatori: 25 e 26 settembre

Notte dei Ricercatori La CittA� incontra la��UniversitA� a�� La��UniversitA� incontra la CittA� venerdA� 25 e sabato 26 settembre 2015 Meet Me Tonight – La Notte dei Ricercatori – A? un’iniziativa europea che Continua a leggere »

Evoluzione tecnologica

Secondo i dettami evolutivi una specie sopravvive solo quando riesce a trovare un equilibrio con il suo intorno; in termini piA? semplici, come prima conseguenza si potrebbe dire che la sopravvivenza A? Continua a leggere »

Fermi Redux

Il paradosso di Fermi, nella sua forma piA? semplice, pone un quesito molto chiaro: se esistono altre forme di vita intelligenti nell’universo, perchA� fino ad oggi non abbiamo mai avuto alcun contatto Continua a leggere »

Tag Archives: Ricerca

Valerio Pocar – Etica e Bioetica

Valerio Pocar a Filmstudio 90 per l’Estate Scientifica di Storie di Scienza. Conferenza sull’etica darwiniana.

Stefano Allovio – Noi e l’Altro

Intervento del professor Stefano Allovio (Universita’ Statale di Milano – antropologia) sulla cultura dei pigmei africani. Conferenza tenuta a Varese per l’associazione Storie di Scienza.

 

Giulio Giorello racconta Bertrand Russell

ConferenzaA�A�su Bertrand Russell tenuta dal professor Giulio Giorello.
MercoledA� 14 Dicembre 2011 presso la Sala Montanari in Via dei Bersaglieri 1 a Varese.

Le associazioni ideatrici sono UAAR Varese e ARCI Varese. Promotori dell’evento sono Filmstudio 90, Storie di Scienza e ASVP (Associazione Studenti Varese & Provincia)

Metodo, questo sconosciuto

Le richieste fatte alla scienza (qualsiasi cosa un concetto cosA� vasto possa significare) sembrano normalmente essere di due tipi: il a�?tutto ed oraa�? e il a�?tutto come voglio ioa�?. Pare fin troppo spesso impossibile riuscire a capire il meccanismo piA? semplice, ossia come la scienza richieda invece un lungo periodo di tempo ed un percorso metodologico per nulla libero da questioni anche di ordine etico; diventa quindi ovvio che, mancando tale conoscenza, la maggioranza del a�?pubblicoa�? si senta in una situazione di spaesamento e in un certo qual modo provochi effetti a dir poco intolleranti.

Per quanto riguarda la problematica temporale, A? bene ricordare sempre che qualsiasi scoperta o teoria deve prima essere vagliata in ogni dettaglio. Davanti ad un possibile nuovo farmaco si richiedono ad esempio mesi di prove, mesi che vanno a coprire sia gli effetti desiderati (per controllare che non ci siano ricadute) che quelli indesiderati; la logica, inoltre, insegna che sono pure possibili (sebbene in forma minore) effetti che non si sarebbero potuti prevedere, cosa questa che aumenta la necessitA� di controllo affinchA� sia la piA? capillare possibile.

Rita Levi Montalcini, uno dei simboli della ricerca scientifica.

Rita Levi Montalcini, uno dei simboli della ricerca scientifica.

Nei riguardi del a�?tutto come voglio ioa�? siamo invece davanti a richieste tra le piA? disparate. Spesso si richiede di arrivare ad un risultato senza perA? toccare quelle sfere che per alcuni risultano capaci di ledere le proprie convinzioni piA? radicate: ci si lamenta cosA� della mancanza di cure per la malattia X senza accorgersi che tali cure potrebbero essere rese possibili solo usando metodi che si rigettano a priori. Non si tratta quindi di un rifiuto personale (come il vegetariano che decide di non mangiare carne) o di un cercare di arrivare ad una sintesi tra posizioni diverse, bensA� di una imposizione totalitaria che nasce da parte di un gruppo, spesso molto ridotto, contrario ad un dialogo: una situazione simile a ciA? che succede spesso con la��eutanasia, la��aborto o il divorzio.

Le due questioni normalmente si uniscono arrecando danni sempre piA? forti alla ricerca scientifica; ciA? che piA? provoca malessere rimane comunque il sensazionalismo esagitato, il giocare su fattori emotivi anzichA� portare alla calma ed al dialogo. Il pericolo piA? grande nasce quindi dalla��ignoranza: se mancano le basi necessarie ad intavolare una discussione, sarA� piA? che ovvio trovarsi di fronte a risultati negativi. A�Ea�� qui dove la questione della maggioranza (ossia chi chiede a gran voce dei cambi radicali o un mantenimento di uno status quo inutile), spinta normalmente da un gruppo sparuto di promulgatori, si fa piA? pressante: nascondersi dietro un a�?non ho tempo per informarmi a doverea�? non puA? piA? essere una scusante, il tutto poichA� i risultati a cui la ricerca tende non riguardano pochi, riguardano tutti.

I rischi del Grande Complotto

Domani Sds ospita a Filmstudio ’90 il giornalista Paolo Attivissimo, divulgatore scientifico e informatico (anzi “Disinformatico”) noto al grande pubblico principalmente per l’attivitA� di “debunker”, ossia il critico e confutatore delle teorie del complotto e di diverse leggende metropolitane, dai richiami al paranormale fino ai deliri pseudoscientifici.

In questi giorni abbiamo dedicato parte del sito a raccogliere ed analizzare brevemente alcune bufale piA? o meno note, sebbene l’elenco sarebbe potuto continuare a lungo: da quelle piA? paranoiche A�ma eventualmente innocue (il progetto HAARP in Alaska, ad esempio, ha chiuso per mancanza di fondi, non certo perchA� accusato di essere l’ordigno “fine di mondo” dai cospirazionisti), a quelle piA? insidiose e capaci di effetti negativi ( A? di questi mesi la notizia della ricomparsa del morbillo in forma epidemica nel Regno Unito, in parte a causa delle paranoie delle teorie complottiste sui vaccini).

Spesso la “vox populi” attribuisce a Internet la responsabilitA� della diffusione di tali teorie: si tratta di un punto di vista difficilmente sostenibile che non tiene conto di come il cospirazionismo abbia radici culturali e antropologiche piA? profonde, preesistendo largamente da prima della diffusione della Rete.

Un altro elemento spesso presente nell’atteggiamento comune A? una drammatica sottovalutazione del problema: i cospirazionisti sono minoritari, per lo piA? legati ad ambienti di estrema destra (piA? raramente, ma particolarmente in Italia, anche di estrema sinistra), e non di rado tali teorie vengono fabbricate con intenti di truffa commerciale o di abuso della credulitA� popolare. Parrebbe quindi ragionevole lasciarli alla gestione delle autoritA� preposte.

In realtA� l’esistenza di queste nicchie cospirazioniste rappresenta un problema per il dibattito scientifico e democratico: per rendere possibile un adeguato confronto pubblico sui temi di rilievo generale dell’Impresa Scientifica A? infatti necessario, e non lo si ripeterA� mai abbastanza, il capillare e complesso lavoro della divulgazione scientifica che serve sia a spiegare al grande pubblico ciA? che senza una mediazione tecnica non sarebbe immediatamente comprensibile, sia a diffondere nei cittadini l’indispensabile spirito critico necessario a qualunque forma di dibattito razionale, ed infine sia a promuovere la generale maggior formazione culturale della cittadinanza.

I presupposti di ogni complottismo presentano sempre l’idea che vi siano “veritA� nascoste” o arcani segreti che qualche gruppo abilmente manipola; sostengono l’esistenza di una “scienza ufficiale”, ovviamente corrotta e screditata, in contrapposizione con una “ricerca indipendente” di solito giudicata piA? attendibile per il solo fatto di essere presa in scarsa o nulla considerazione dal mondo accademico.

La pericolositA� di questo atteggiamento A? evidente poichA� sbriciola la realtA� in un caleidoscopio di percezioni soggettive, ovviamente inattaccabili dal momento in cui qualunque conferma viene vista come tale mentre ogni smentita A?, ipso facto, parte del complotto. In questo modo non A? piA? possibile un dibattito scientifico pubblico concreto, basato su scoperte e fatti; non A? piA? possibile la diffusione della scienza che A?, per sua natura, attivitA� sociale e pubblica che deve poter vivere del dibattito fra esperti cosA� come del confronto sugli obiettivi. Inoltre emerge sempre piA� popolare l’idea della Scienza come una sorta di chiesa dedita a culti esoterici e nascosti, per tacere del fatto che si perde l’opportunitA� di svelare e analizzare quei rari complotti che talvolta nel mondo possono sempre realizzarsi.

Mauro Sabbadini (presidente)

 

 

Appuntamento giovedA� 18 alle 21.00 a Filmstudio 90

Sperimentazione: Intervista a Pro-Test Italia

Pubblichiamo una intervista che il gruppo Pro-Test, attraverso la persona di Alberto Ferrari, ci ha gentilmente concesso. Il fine di Pro-Test A? motivare la ricerca scientifica e la sperimentazione animale, aprendo quindi un dialogo con il grande pubblico. Per maggiori informazioni rimandiamo al sito ufficiale: http://protestitalia.wordpress.com/

a) Si potrebbe dire che il concetto basilare di “sperimentazione animale” sia di facile comprensione. CiA? che si nota, invece, A? la difficoltA� di avere ben presente quali siano i motivi della sperimentazione stessa. Potete quindi spiegarli?

La risposta potrebbe essere la stessa che alla domanda a�?perchA� si fa scienza?a�?

Si fa perchA� conoscere il mondo migliora la vita delle persone, facendole progredire sia sul piano pratico, attraverso gli sviluppi tecnologici, sia sul piano, mi si passi il termine, a�?spiritualea�?, perchA� coltiva la curiositA�, la��interesse per la natura e in definitiva anche la��etica stessa.

Se invece il problema che ci si pone A? perchA� si usano proprio gli animali, le ragioni possono variare, infatti non si usano sempre gli animali. Gli organismi viventi, incluso la��uomo, sono estremamente complessi e interconnessi, e per studiarne le caratteristiche A? spesso necessario ricorrere ai cosiddetti a�?modellia�?, sistemi semplificati che ne riproducono alcune caratteristiche di interesse. Una grossa parte dei modelli utilizzati sono animali o sono derivati da animali.

b) Chi si oppone lo fa per una questione morale. Credete ci sia un controsenso in tutto ciA?? Se la sperimentazione mi permette di salvare vite umane (e a volte anche animali), non A? giA� questo un motivo per continuare su questa strada? E’ giusto perA? usare vite di animali che non hanno certo possibilitA� di scelta? Come si puA? affrontare il discorso da un punto di vista etico?

Ogni volta che qualcuno si convince che il proprio quadro di valori sia intrinsecamente migliore di quello di chiunque altro viene evocata la questione morale. Ma per quanto si possa essere convinti di disporre della a�?superioritA� moralea�?, i quadri di valori differenti si devono comunque confrontare se si vuole convivere in societA�. Probabilmente ca��A? chi A? convinto di poter attribuire alla vita di topi e uomini lo stesso valore, ma da questo non puA? derivare che tutti siano obbligati a farlo. Noi viviamo in una societA� di umani, quindi per noi il benessere degli umani viene nettamente prima; se vivessimo in una societA� in cui umani e topi contribuissero alla pari, allora li metteremmo alla pari. Poi, certo, il topo non sceglie di partecipare alla sperimentazione, ma se per questo non sceglie neanche di andare dal veterinario se deve essere curato, nA� sceglie di essere mangiato dal gatto, o ucciso da un topo piA? aggressivo. La libertA� di scelta A? un prodotto socio-culturale, riguarda chi partecipa alla societA�, e purtroppo A? anche parecchio limitata. Degli animali ci interessa il benessere (a�?animal welfarea�?) ma non applichiamo loro categorie socio-culturali umane.

Il problema A? che i sostenitori dei a�?diritti animalia�? (a�?animal rightsa�?) sostengono che la differenza di specie non sia sufficiente ad applicare categorie morali diverse. Hanno ragione, se il problema fosse solo la differenza di specie allora non sarebbe giustificata la differenza etica fra noi e gli animali. Il punto A? che la differenza di specie porta sempre con sA� differenze eticamente rilevanti: il topo non parla, non scrive, non vota, non lavora, non contribuisce alla societA�. E tutto questo non A? perchA� abbia qualche disabilitA� o malattia o impedimento fisico: A? cosA� perchA� A? un topo, i suoi limiti sono connaturati al suo essere topo. Ostinarsi a non voler tener conto di questa differenza significativa fra la��essere a�?topoa�? e la��essere a�?uomoa�? vuol dire essere fuori dalla realtA�.

c) Spesso la sperimentazione viene vista nell’immaginario collettivo come una riproposizione degli esperimenti del Dottor Moreau, protagonista di uno dei racconti di Wells, una specie di sadica ecatombe degli innocenti. Potete spiegare invece come funzionano realmente i laboratori?

Come si aspetterebbe che funzionino chiunque non sia stato precedentemente fuorviato da simili racconti della��orrore. Gli esperimenti dolorosi sono fatti in anestesia, eccetto quei casi in cui la��anestesia sarebbe piA? dolorosa o pericolosa per la��animale della��esperimento stesso; gli animali sono ben nutriti e mantenuti con la massima cura, si cerca di evitare loro ogni disagio anche perchA� un animale sofferente puA? compromettere i risultati della��esperimento.

Non cercherA? con questo di far passare la��idea che la vita di laboratorio sia uno splendente paradiso per animali: a volte dei disagi ci sono, non sempre si possono evitare. Mi basta che passi la��idea che non sono gli inferni che vengono dipinti, sono posti dignitosi e vivibili. Da��altro canto in natura un topo non raggiunge mai la��etA� che puA? raggiungere in laboratorio, quindi evidentemente in gabbia non A? tenuto in maniera cosA� tragica e non rischia di essere mangiato da gatti o rapaci.

d) Chi si oppone dice che la sperimentazione A? un processo inutile in quanto basta svolgere le ricerche usando il metodo in vitro. Potete dire perchA� questa proposizione A? errata?

A? sicuramente errata. Sarebbe come se si dicesse che non ca��A? bisogno del ferro perchA� abbiamo giA� il legno; non ha senso perchA� sono due cose diverse. La ricerca in vitro e in vivo sono ovviamente diverse, quanto possono essere diversi fra di loro uno strato di cellule su un vetrino e un individuo completo. Uno degli slogan preferiti degli oppositori della sperimentazione animale A? a�?non siamo topi di 70 Kga�?. Vero, ma non siamo neanche strati di cellule di 70 Kg.

Tuttavia abbiamo qualcosa in comune tanto coi topi che con gli strati di cellule su vetrino, e a seconda di quello che vogliamo scoprire useremo gli uni o gli altri come modelli. Non sono intercambiabili, non possiamo sostituire i topi con strati di cellule e ricavarne le stesse informazioni di nostro interesse. E qui voglio ricordare che in effetti non sarebbe possibile neanche il contrario: non si potrebbe mai sostituire efficacemente i metodi in vitro con modelli animali senza perderne i peculiari vantaggi.

e) Nel mondo post-darwinista si A? arrivati alla conclusione che uomini e animali fanno parte di un continuum biologico, ossia che esiste qualcosa che ci unisce geneticamente. Da una parte ciA? viene ad oggi visto come l’affermazione di una somiglianza uomo-animale e quindi della equiparabilitA� dei diritti (visione di campo morale), dall’altra si rifiutano le somiglianze biologiche poichA� darebbero ragione alla sperimentazione stessa. Non trovate in ciA? una sorta di crisi del pensiero, quasi una schizofrenia?

Infatti A? una pesante contraddizione. La cosa buffa A? che veniamo accusati spesso di essere noi a contraddirci, poichA� giudicheremmo la sperimentazione animale scientificamente valida sulla base della somiglianza fra noi e gli animali, mentre la giudicheremmo eticamente corretta sulla base delle differenze. Ovviamente non ca��A? nessuna contraddizione, semplicemente ci sono somiglianze e differenze biologiche fra noi e gli animali, e possono essere entrambe scientificamente o eticamente rilevanti o irrilevanti. Noi diciamo che uomini e animali biologicamente hanno molto in comune (siamo tutti eterotrofi, siamo privi di parete cellulare, respiriamo ossigeno, eccetera), ma quando si va a verificare gli aspetti eticamente rilevanti (autocoscienza, linguaggio, capacitA� di costruire e creare, capacitA� di stare dentro al sistema sociale contribuendovi attivamente) ca��A? un abisso in mezzo che rende la condizione umana unica. Io e un cane abbiamo diverse capacitA� di astrazione, pensiero, calcolo, comunicazione e una miriade di altre cose. Ma abbiamo entrambi occhi, fegato, reni, apparato digerente e via dicendo, e fanno tutti piA? o meno gli stessi lavori in entrambi.

Da��altro canto, quando gli oppositori della sperimentazione animale si contraddicono su questo punto, lo fanno spesso in modo particolarmente evidente. A�Ad esempio quando si dice che la��animale puA? soffrire, lo si dice in gran parte proprio sulla base delle somiglianze fra il sistema nervoso della��animale e quello umano; quindi se vogliono riconoscere che la��animale puA? soffrire, allora devono riconoscere anche che il suo cervello, almeno per quella��aspetto della sua biologia, A? simile a quello umano. Ea�� un bel problema: la��argomento etico e quello scientifico per loro si escludono a vicenda.

f) E’ possibile dire che molti dei problemi da voi affrontati siano legati ad una mancanza di cultura della scienza? Non si intende con ciA? la semplice cultura scientifica, ossia le conoscenze necessarie per svolgere un determinato lavoro (conoscenze che richiedono anni di studio), quanto di un approccio culturale alla scienza (un approccio della societA�) che permetta di aprire un dialogo fruttifero.

Direi che A? sicuramente cosA�. La scienza non A? solo risoluzione di problemi pratici, e neanche A? un semplice corpus di conoscenze preconfezionate da vendere alla gente, anzi, questi sono aspetti secondari: la spinta propulsiva della scienza A? la domanda, la volontA� di comprendere il mondo, e di farlo con un approccio critico e metodico. Non sono tanto le pure e semplici conoscenze scientifiche ad essere rarefatte nella popolazione (anche se va detto che anche su quelle ca��A? da lavorare), ciA? che manca A? da un lato la��interesse verso le domande poste dalla scienza, e dalla��altro la comprensione approfondita del suo modo di procedere. Manca la��attitudine alla curiositA� e al metodo, in una parola, manca la��attitudine a pensare scientificamente.

Purtroppo non basta scrivere su un libro di scuola che Homo sapiens viene da Homo erectus (che per di piA? A? anche impreciso) per aver insegnato scienza alle persone. A? quando la��alunno, quale che sia la sua etA�, ti chiede a�?e su quali basi lo dici?a�? e tu gli rispondi, che puoi dire di aver insegnato scienza. Inutile insegnare le leggi delle probabilitA� nelle scuole, se poi la gente va lo stesso a puntare sui numeri ritardatari al lotto.

Rimandiamo a questo articolo per ulteriori spunti di riflessione nati da un incontro con Valerio Pocar promosso da Storie di Scienza: Etica e Sperimentazione.